Festival della Cultura della Libertà: focus su luoghi, città e territori

Il sindaco Patrizia Barbieri e l'avvocato Corrado Sforza Fogliani

L’argomento di questa edizione riguarda: i luoghi, le città, i territori. Tema quindi interessante per tutti, poiché riguarda appunto i luoghi pubblici e privati dove ognuno vive per doversi confrontarsi con le tante problematiche, legate soprattutto alla burocrazia. Pubblico straripante e sale straboccanti di gente, ansiosa di ascoltare i vari relatori. Si comincia dai saluti. Il primo è il padrone di casa, l’avvocato Corrado Sforza Fogliani. Oggi, dice soddisfatto, volano gli aironi stilizzati del dépliant che riporta il logo del festival. Ringrazia tutti i numerosi presenti e anticipando le relazioni , dichiara quanto segue. Che per libertà si intende confronto di idee e sostegno delle autonomia locali, contro il globalismo politico ed economico, soffocato dalla burocrazia. Aggiunge inoltre che il futuro vedrà il prevalere delle comunità volontarie contro il sovranismo .Segue nei saluti, il Sindaco avvocato Patrizia Barbieri. Inizia ringraziando a nome della città, per il prestigio che questo festival offre a tutta la comunità piacentina. Poi precisa, in sintonia con l’intervento precedente, che la libertà del cittadino deve accompagnarsi con la semplificazione della burocrazia e il contenimento della tassazione. Come è stato fatto nel comune di Piacenza che non ha aumentato la quota Irpef .Chiude gli interventi introduttivi, Claudio Cerasa direttore del Foglio, quotidiano sponsorizzatore del festival. Impegnato a Roma e impossibilitato a partecipare, si propone in collegamento streaming. L’ascolto non è dei migliori, la voce va e viene, tuttavia quel poco che si sente è il suo orgoglio di partecipare, per quanto da lontano, al festival. Quindi definisce il concetto di libertà. Che vuol dire non solo essere contro i dogmi e la globalizzazione , ma pensare di credere nel futuro come condizione per creare nuove opportunità contro la povertà e la disuguaglianza. Inizia il festival. Primo relatore Francesco Forte presentato dall’avv Coppolino, fresco Presidente di Confedilizia, sempre preciso, elegante e puntuale nel cogliere gli aspetti più interessanti da proporre al pubblico. Dopo i ringraziamenti verso tutti, entra subito nel merito, trattando la figura del relatore. Un personaggio , egli dice perché è stato tutto quello, cui uno possa aspirare. Ministro, senatore, grande economista uomo di cultura, scrittore e successore di L. Einaudi sulla cattedra universitaria di Torino. Eccolo allora il personaggio. Arzillo nonostante l’età, si presenta in giacca slacciata e con maglione allacciato al collo. Lo sguardo sprizza vivacità intellettuale ed i capelli bianchi ancora folti che ricadono un po’ sulla fronte gli conferiscono un’aria quasi sbarazzina, in contrasto con le rughe della faccia. Questo il suo discorso di profondo conoscitore di economia che sintetizzo in forma diretta. Cinque sono i punti che voglio trattare. Il primo riguarda il mio compiacimento rivolto a Piacenza sede nel medioevo della fiera del cambio, in cui è nato il capitalismo finanziario ed il credito. IL secondo che in realtà è una sfida, riguarda le società cooperative che non differiscono dalle società capitalistiche, perché entrambe perseguono il profitto. Continuando egli arriva al terzo punto che riguarda il principio di sussidiarietà cui portano il credito cooperativo, prevista anche dalla dottrina sociale della Chiesa attraverso l’enciclica della Rerum Novarum. Arriviamo al quarto punto: la penalizzazione da parte dell’Unione Europea dei diritti dei risparmiatori che investono nelle banche , incluse le popolari. Infine si giunge all’ultimo punto, il più impegnativo che riguarda il credito popolare. Argomento che si trova nella concezione dell’uomo intero di Einaudi contro il pensiero di Keynes che parla invece dell’uomo scisso. Quale la differenza? Nel primo caso il protagonista è la persona a cui si riconduce la massa, nel secondo è l’individuo che si annulla nella massa. In sostanza l’uomo intero di Einaudi risparmia ed investe, mentre per Keynes le due attività svolte da soggetti diversi, sono fra loro separate. Inutile dire che la preferenza per Forte, vada per Einaudi. Il quale sosteneva il principio, secondo cui una banca non deve avere aggettivi, in modo che sia estranea a legami politici e di partito. Il discorso intanto prosegue suscitando un interesse crescente. È la volta di riproporre il principio della sussidiarietà, cui si sono dedicati un po’ tutti, liberali, cattolici e socialisti riformisti. Ed a questo proposito propone un distinguo, fra banche popolari, espressione di solidarietà patrimoniale e credito cooperativo. espressione di solidarietà personale. La differenza fra i due sistemi? Il primo adotta il voto capitario, espressione di una parità fra i soci e la banca diventa proprietà di chi ha la maggioranza delle quote. Nel secondo modello invece, la banca non ha come garanzia un patrimonio sociale, ma solo quello dei soci che rispondono degli eventuali debiti verso i depositanti ed i creditori. Un ultimo aspetto riguarda la componente etica per la quale come succede nelle banche popolari, la condotta deve essere prudenziale e il guadagno a lungo termine e non perseguito nell’immediato. Basta così. Applausi sentiti di un pubblico stupito dalla lucidità mentale e della chiarezza espositiva del relatore. Pausa per il coffe break. Poi si ricomincia . Sono le ore 12. Il tema: l’argomento e la perdurante attualità della questione territoriale in Italia. Tre i relatori presentati con la solita puntualità dall’avv. Coppolino. Comincia il prof. Carlo Lottieri, direttore scientifico del festival e filosofo del diritto all’Università di Verona. Ancora di aspetto giovanile con voce calda e sicura, offre al pubblico un tema alquanto spinoso che da anni non ha trovato univoca risposta in Italia. Questo: autonomia, federalismo e statalismo. Dopo le alterne fortune medievali cita fra i federalisti Cattaneo e fra gli antifederalisti Mazzini. E poi d’Azeglio con la sua famosa frase: abbiamo fatto l’Italia ora facciamo gli italiani. Sta di fatto che con l’unità d’Italia, prevale lo stato unitario secondo il modello francese con le sue brave prefetture. I benefici di tale unificazione? Unicamente la unificazione dei marcati regionali. I difetti? Il prevalere di logiche protezionistiche e nazionalistiche. L’eccezione allo stato unitario, Proudhomme il quale sosteneva che l’Italia per natura e configurazione è federalista. In realtà dopo la costituzione nel ‘70 delle regioni, il federalismo ha preso piede con la Lega di Bossi. Ma soprattutto nel senso della secessione. Tramontata questa parentesi, prima con Berlusconi ed ora con Salvini, il nuovo orientamento politico è diventato l’immigrazione e di autonomie regionali non se ne parla quasi più, tanto che oggi mancano perfino i soldi per garantire autonomie a regioni quali il Veneto o la Lombardia. Peccato, perché i governi più vicini sono più controllabili in fatto di spese pubbliche. Applausi sentiti. Subentra l’altro relatore Alessandro Vitale, scienziato politico all’Università di Milano. Anch’egli giovane, non usa mezzi termini ed entra deciso nella polemica contro la burocrazia e la centralizzazione del potere che rappresenta, secondo lui, l’anticamera della tirannide. Una piovra questa che riguarda i Ministeri, la patrimonializzazione della casa e la concentrazione del potere politico. E poi ancora, tirannia fiscale, espansione della spesa pubblica, ipertrofia di leggi e norme che bloccano la libertà del singolo cittadino al punto che questo non è nemmeno più in grado di riconoscere questo sistema perverso. La frammentazione del potere, insiste, ha consentito l’affermazione del capitalismo. La concentrazione del potere viceversa consente privilegi a chi vuole governare. Dunque l’unico rimedio contro questa tirannia è, come diceva il mio maestro. Gian Franco Miglio, la nascita delle autonomie, destinate ad emergere da quel fiume carsico cha ha inghiottito tutto. Pausa pranzo nemmeno troppo lunga, in quanto l’orologio batte già le 14. Infatti alle 15,30 si ricomincia. Introduce R. Gionelli con vivacità di stile e prontezza di parola e pone subito un interrogativo ai relatori. Questo. L’Unione Europea agevola o complica la vita? Il primo a rispondere è il prof Belardinelli sociologo dell’Università di Bologna. Aspetto pacioso parla con voce calma e dai toni moderati. Due sono le soluzioni che propone per concepire l’Unione Europea. La modalità Hard del superstato che esercita un potere troppo direttivo in contrasto con i principi liberali ed il rispetto della sussidiarietà dei singoli stati ed il modello soft. Cos’è questo soft si sente dire fra il pubblico? Semplicemente, questa la risposta, una unione di tipo culturale che ha come esempio l’agenzia del cibo a Parma e l’Unione europea culturale di Firenze. Dal tono calmo si passa ora a quello quasi furente. Subentra infatti con veemenza Roberto Brazzale avvocato ed imprenditore di aspetto giovanile, sicuro e torrenziale nell’esprimersi, tanto che per sconvolgere il pubblico preferisce inizialmente parlare in cecoslovacco. Per quale ragione? Non per stupire ma per scandalizzare contro questa unione europea che è un non senso. Governata da un Parlamento fantasma, dove le decisioni vengono prese prima dai governi quali Germania e Francia. Di questa Europa , continua, non c’ è nulla da salvare, perché tutto è già stato distrutto, comprese le quote latte. Anche la nostra libertà è in pericolo perché ci hanno tolto la possibilità di scegliere cosa vogliamo fare. Siamo vittima, prosegue con il suo tono apocalittico, di un incantesimo maligno che ormai ci impedisce di tornare con i piedi per terra. Sala intanto accalorata in attesa delle parole di Pierluigi Magnaschi giornalista e direttore di Italia oggi. Rilassato, rinfrancato delle parole prima sentite che gli hanno tolto la preoccupazione di dover dire male dell’Unione Europea, con calma e con voce cavernosa, comincia la serie delle accuse contro questa strana accozzaglia di stati d’Europa che hanno deciso di mettersi insieme. Poi si chiede: la gente percepisce il dramma di questa unione? Dove il giusto ed il cattivo sono condizionati dalle ideologie e dagli interessi. E soprattutto dalla falsità come dimostra il Presidente dell’Unione, Juncker avvocato lussemburghese, che fa invece gli interessi della Germania. La quale recentemente ad Asquisgrana ha stabilito un accordo con la Francia per spartirsi il potere in Europa con il silenzio dei giornali e dei media soprattutto italiani che per la verità non hanno alcuna voce in capitolo preso gli altri stati. Cosicchè l’Europa è il risultato da parte dell’Italia di aver dovuto rinunciare alle sue prerogative. Forse anche alla propria dignità. Quindi per dimostrare questo fatto, riporta i titoli dei principali giornali nazionali riguardo al precedente accordo fra una Francia che ci odia e una Germania protesa alla conquista del potere nel continente. Titoli che sanno di ipocrisia, stupidità e doppiezza per non voler affrontare il problema di un sistema europeo ridotto a farsa. Cita inoltre la guerra in Libia voluta dalla Francia ed il trattato di Dublino che l’Italia ha accettato dimostrando una passività vergognosa. Arriviamo così all’ultimo argomento della prima giornata. Il tema? Città private? Un’imprenditoria al servizio della convivenza civile. In mancanza di Sivio Boccalatte, assente per problemi familiari, il primo a parlare dopo l’introduzione sempre accurata di Gionelli, è Gugliemo Piombini, editore, libraio e saggista. Giovane e di gentile aspetto, parla delle città volontarie come forma di organizzazione sociale in alternativa allo stato. Dove la fiscalizzazione, la spesa pubblica e sanitaria e la burocrazia, dovuto all’accentramento del potere, ha stimolato alcune realtà degli Stati Uniti onde creare autonomie autogestite attraverso diritti privati. Quali le caratteristiche delle città volontarie? Non si pagano tasse, ma contributi volontari in base a decisioni prese a livello delle assemblee popolari. Altro dato riguarda il cittadino che sa quanto paga e quanto riceve in cambio. Infine il rapporto costi benefici in queste città volontarie che negli Stati Uniti raggiungono almeno 60 milioni di persone, sono trasparenti e al massimo raggiungono il 50% dei posti pubblici. L’ultimo intervento viene proposto da Marco Romano, storico dell’urbanistica. Un personaggio questo. Lungo e magro con capelli spizzati in testa, occhi accesi, fronte rugosa , guance scavate e baffi folti e cadenti sul labbro superiore, parla con voce lenta e velata. Inizia per la verità in modo curioso quasi preoccupante. La storia del cristianesimo riguarda il suo inizio di discorso, una religione di libertà contro l’ebraismo e l’islamismo. Il motivo di questa premessa? L’uomo, il quale è libero per volere di Dio, naturalmente si intende quello cristiano. Per questa ragione è libero di costruire la sua casa, come espressione della sua identità, Dalle origini del cristianesimo e dopo l’età dei Re, unti dal Papa, siamo giunti nel periodo storico della democrazia dove leggi , disposizioni e norme mettono in pericolo questa libertà di costruire e di modificare la propria casa. Quale la possibilità che ci spetta? La ribellione, egli dice, ma senza precisare come. Ebbene con questo intervento finisce la prima giornata del festival. Coinvolgente ed interessante a detta di tutti quelli da me sentiti. L’augurio allora è di risentirci domani. Buona notte.

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Festival della cultura della libertà 2019-2

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