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Sabato, 13 Agosto 2022
Attualità Calendasco

Con la magra storica dal fiume Po emergono muraglie, barche, auto

Ecco cosa si può vedere partendo in barca dal porticciolo del Masero di Calendasco, percorrendo tutta l’ansa ovest che risale per oltre nove chilometri

Sono ormai quasi giornaliere le segnalazioni di rinvenimenti anomali dentro al letto del Grande Fiume che è in conclamata magra a livelli storici. Reperti fossili, mura di case travolte dal fiume, barconi ed addirittura un carrarmato della seconda guerra mondiale (a Boretto), sono ciò che lungo l’asta chilometrica del fiume emerge dalle acque basse.

Partendo dal porticciolo del Masero di Calendasco, che poggia sul letto fondo del Po e che quindi permette attracco e navigazione, abbiamo controllato tutta l’ansa ovest che risale per oltre nove chilometri, fin dopo la foce del Lambro. Vedere il fiume da dentro, navigandolo quasi a pelo d’acqua, cambia il punto di vista e oltre allo stupore che desta il fiume che è una meraviglia naturale si può fare una valutazione “sul campo” molto significativa.

Effettivamente le sorprese non sono mancate: la principale, ormai assodata, è l’emersione del letto del fiume dove in certi punti, sebbene largo, ha le acque che non superano il metro e che lasciano intravedere il fondale. Stranamente le acque sono veramente abbastanza limpide e permettono di scorgere il fondo fin almeno ai due metri di profondità: anomalo perché quando è in secca il Po tende a “intorbidirsi” ma perlomeno questo è un buon segnale.

Più preoccupante è che l’acqua da mesi baciata dal sole è ormai quasi tiepida, anche questa è una anomalia che forse andrà ad influire sulla tanta fauna ittica e naturale ma resta un dato positivo la limpidezza. Possiamo dire che le rive e gli assolati isoloni affiorati, sono popolati da molti uccelli di varie specie: aironi grigi e bianchi, garzette, cicogne, cormorani, ibis sacro, piro-piro, sterne, oche selvatiche e centinaia di gabbiani con i tanti e immancabili gracchianti corvi.

Appena la barca supera la località di Soprarivo il fiume s’allunga e diventa molto basso: bisogna passare “a vista” e molto lentamente tra i due immensi sabbioni emersi cioè quello lunghissimo su sponda lombarda che arriva fin a Corte Sant’Andrea e poi quello piacentino che costeggia Boscone Cusani di Calendasco. Proprio su questo isolone sono riemersi i pochi resti delle abitazioni del primo insediamento del Boscone, che venne fondato verso fine del 1600 nel luogo che adesso è detto Stradone addosso all’argine maestro.

Le mappe indicano un oratorio con piccolo cimitero e qualche casa, con le piene vennero spazzate via e si ricostruì poco più a nord-ovest quella che è oggi questa località di sponda. Sono emersi resti di abitazioni, quali tavelle in cotto di pavimenti e mattoni, che la secca ha reso identificabili senza problemi, ormai restano solo come testimonianza a far il paio con le vecchie mappe.

Costeggiando il fiume sempre a lato della golena di Boscone, ecco apparire poggiata sulla riva un’automobile: sebbene ci dicano che solitamente in estate il tetto dell’auto fosse visibile quest’anno è emersa completamente tutta, non è di certo un oggetto storico, ma questo è il dato di fatto.

Più a monte, sulla punta dell’ansa, dove ormai è un desolato immenso sabbione bianco siamo di fronte a foce Lambro: poca acqua né defluisce, così qui sono emersi i lunghi pietrai che fungevano da contenimento e da spezza corrente, i cosiddetti “pennelli” posti in questo punto delicato ed utili in tempo di piena. È un semicerchio lungo qualche decina di metri, in parte fuori acqua, fatto appunto di pietre, che parte dalla riva del Po in punta alla golena del Boscone e arriva davanti al Lambro.

Le emersioni della grande secca non hanno confini, quello che si vede è ormai parte del letto del fiume, e così sulla riva dell’ansa sono comparsi ruderi storici interessanti e la barca viene ormeggiata inaspettatamente in mezzo al Po: incredibile a dirsi si cammina a centro fiume per decine di metri.

Quello che era “visibile” solo su antiche mappe ora è lì sotto ai nostri occhi: sono i resti di Casa Nuova Gerra che qui era stata costruita qualche secolo fa, nel primo 1700 anche se qualcuno ipotizza che si tratti dei resti delle Gabbiane vecchie, località ora in sponda lombarda ma che un tempo era sulla sponda destra del Po. Ma controllando le mappe storiche dell’Archivio Aipo e Statale di Parma e Piacenza si vede chiaramente in quel punto ora coperto dal Po la località di Casa Nuova Gerra ancora abitata nel 1800.

Di queste case la secca sta mostrando grandi resti di muri, una parte di arco in cotto mentre a pelo d’acqua sono altri ruderi della costruzione. La Soprintendenza lombarda Archeologica delle Belle Arti e del Paesaggio ha già visionato il luogo, secondo quanto ci è stato detto, ma in questo punto il Po quando è in piena corre veloce, copre, scopre, mette e toglie materiale sabbioso. E quanto emerso inaspettatamente è già un bel regalo storico da ammirare, fino a che il fiume non tornerà a livello ricoprendo tutto.

Proseguendo la navigazione ma tenendo l’occhio sul basso fondale, a monte sempre tra Boscone e il porticciolo delle Gabbiane, sono emersi i resti di due grandi barconi da trasporto. Anche questi sono un regalo della secca e ricoperti ormai da poca acqua sono lì visibili, esposti ai ricordi della vecchia gente di fiume. Arenati e affondati lungo la riva da decenni, nonostante le grandi piene sono rimasti saldi sul fondale in buona parte ricoperti di sabbia e ghiaia, lì dove l’acqua “tira ed è fonda” e il vederli riaffiorare è un chiaro segno della sofferenza del Grande Fiume. Qui il sabbione su sponda piacentina che è davanti a noi aveva già fatto ritrovare mesi fa un’antica “puntazza da palo” per un ponte di barche, vecchia di oltre un paio di secoli, a forma conica.

Un ultimo aspetto che ci ha colpito è stato il vedere come l’alta sponda terrosa in più punti stia letteralmente crollando, trascinando in acqua enormi piante verdi che ora giacciono lì semisommerse, mentre sul letto riemerso del fiume asciutto comincia a metter radice una leggera e verde vegetazione.

Per certi versi navigare su questa lenta e inerme distesa d’acque di quello che è il più grande fiume d’Italia, che ogni giorno s’abbassa di qualche centimetro di livello, ci lascia un senso di impotenza. Ora c’è da sperare veramente solo nel dio Pluvio.

Umberto Battini

Vecchia giga di pietre a foce Lambro-2

riva di Po franata-2

resti di Boscone nel letto di Po-2

resti di barcone da trasporto emersi-2

Resti di barcone da carico-2

Resti dell'antica Casa Nuova Gerra-2

resti Casa Nuova Gerra riemersi-2

Resti Casa Nuova Gerra nel Po-2Auto emersa a Boscone-2

particolare di Case Nuove Gerra 1800-2

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