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Mercoledì, 21 Febbraio 2024
Dal palco

«L’ambientalismo è una cosa per ricchi e non ci possono costringere per legge»

II generale Vannacci riempie il President: «Non conviene tendere verso una società multiculturale, gli Usa e la Francia lo dimostrano. Sull’ambientalismo ci propinano menzogne: il pianeta è fascista, se ne frega». Con Bersani nessuna pace

«Qua dentro o avete già letto il libro o lo leggerete. Chi lo critica là fuori non lo ha letto e non lo leggerà mai». Quattrocento persone hanno partecipato alla serata organizzata al Teatro President dall’Unione Giuristi Cattolici di Piacenza, per vedere da vicino “il fenomeno Vannacci”. Lui, il generale Roberto Vannacci, dentro il teatro di via Manfredi è stato acclamato come una star (selfie, abbracci, autografi, strette di mano a non finire). Fuori, contestato da qualche decina di persone (con un po' di tensione per il ferimento di una di loro).

Uno scenario al quale da qualche mese ormai si è abituato, alla luce del grande successo editoriale e mediatico del suo libro “Il mondo al contrario”, che ha superato le 230mila copie vendute. «Un libro che ci fa respirare un po’ di aria pulita e buona», ha puntualizzato Livio Podrecca, presidente dell’Ugci, che ha organizzato la serata.

«La domanda clou - parla sempre Podrecca dal palco nell'intervista al generale - è cosa sia la normalità, che sta nell’ordine naturale delle cose. Vannacci la cerca nel buon senso, la guida giusta della ragione. Noi abbiamo "nostalgia della normalità", senza per questo giudicare nessuno, a partire da quelli che ci contestano fuori. E sulla vita e gli stili di vita vogliamo poter dire la nostra».

COME E’ NATO “IL MONDO AL CONTRARIO”

«Non è nato come un libro - ha spiegato Vannacci, dopo un breve excursus sulla sua esperienza da militare - ma come una serie di articoli che ho iniziato a scrivere a gennaio 2023, quando eravamo in piena crisi energetica. Nei talk show sentivo soluzioni inefficaci al problema, avevo incominciato a scrivere di energia, di ambientalismo, mettendo in evidenza come gli ecologisti non parlassero mai di nozioni scientifiche, ed ero “scosso” dai blocchi del traffico degli attivisti e dagli imbrattamenti dei monumenti».

Poi il generale è passato a discutere delle città dei nostri tempi. «Dopo trent’anni ero tornato a Parigi con la famiglia, una città che conoscevo per averci vissuto da giovane e l’ho trovata devastata dal sindaco più verde d’Europa, Anne Hidalgo. Dalla metropoli sono scappate 120mila persone delle classi sociali più povere, un inferno dove non si riesce a vivere».

Testi scritti nei momenti liberi, cercando poi «dati inoppugnabili». Dagli articoli si è passati al libro, che il generale voleva pubblicare «prima di andare in vacanza ad agosto». «Una balla che gira è che nessun editore me lo abbia accettato. Non l’ho mai proposto. Un mio amico mi ha insegnato a pubblicarlo con Amazon, la copertina è stata presa da un’immagina gratuita di Adobe Express. L’8 agosto l’ho inviato ad Amazon, che mi ha promesso la pubblicazione entro le 72 ore. Il 10 agosto Amazon mi scrisse che il libro era in vendita. L’11 mattina un mio amico mi mandò una foto: lo stava leggendo da una spiaggia pugliese».

Un libro scritto per «soddisfazione personale». «Pensavo di diffonderlo ai miei conoscenti, 300 persone, massimo 500. Mia moglie mi disse: se raggiungi le mille copie offri una cena a tutti…La “bomba” è scoppiata quando ero in vacanza in Sardegna con i miei genitori e i figli».

«Ho sempre riempito le sale - ha aggiunto il generale - il pubblico è curioso, attento, desidera fare domande. E i contestatori rimangono fuori, invece che argomentare dentro, in modo da poter rispondere. Anche solo per capire se lo hanno letto davvero, perché ripetono strumentalizzazioni che nel libro non vengono riportate».

IL PATRIOTTISMO

«Vale la pena rischiare la vita per l’Italia?», è il quesito di Podrecca, riferendosi alle esperienze militari del generale. «Il patriottismo non appartiene solo ai militari - la risposta -, io auspico che appartenga a tutti. Il patriota è quello che ogni giorno fa qualcosa per rendere la sua patria la più bella del mondo».

«NON CONVIENE TENDERE VERSO IL MULTICULTURISMO»

Una precisazione cara al generale: la «civiltà multiculturale è cosa diversa dalla civiltà multietnica». «Siamo da tempo già tutti mischiati come etnie, siamo già in società multietniche. Però la società multiculturale si scontra con il concetto di patria». Cioè? «La legge italiana impone di uscire a volto scoperto, perché tolleriamo il velo delle donne islamiche? Perché l’omicidio di Saman comprende le attenuanti culturali? Perché le minoranze dettano legge? Le società che si professano multiculturali, come gli Usa, hanno un alto tasso di violenza e crimini razziali. Così come la Francia e il Belgio. Non conviene tendere verso il multiculturalismo».

LA FAMIGLIA TRADIZIONALE

Vannacci nel corso della sua formazione ha avuto un papà un po' assente per lavoro, la mamma casalinga che si è occupata di lui e dei suoi fratelli fino alla maggiore età. E non accetta "attentati" alla famiglia tradizionale. «Ho fatto considerazioni abbastanza banali nel libro. La famiglia è basata su un uomo e una donna che procreano e portano avanti la specie. Dopo la procreazione, c’è l’educazione: la famiglia è guidata dagli adulti e i giovani imitano, così come dovrebbe essere la società. In natura i giovani che non seguono l’esempio, muoiono». Parole, a detta del generale, travisate. «Ma le parti più strumentalizzate sono quelle che toccano il mondo “Lgbtqia+” e la pallavolista Paola Egonu».

«NON C’E’ CONVENIENZA NELL’AMBIENTALISMO»

Centrale, nella pubblicazione, il tema dell’ambientalismo. «Ci stanno riempiendo la testa con l’idea di cambiare abitudini, basandosi su alcune menzogne. Dicono che “dobbiamo salvare il pianeta”, un compito troppo grande, perché il pianeta è fascista, cioè se ne frega, fa quello che vuole. Si evolve, è stato una palla di fuoco, poi una di ghiaccio, poi ha visto delle specie morire». «Poi dicono che “dobbiamo salvare l’umanità”. Nel 50mila A.C. eravamo 100mila su tutta la Terra. Nel 1800 un miliardo. Nel 1900 1,8 miliardi, grazie all’utilizzo del carbone. Poi con il petrolio siamo arrivati a 8 miliardi di persone. Da quando abbiamo iniziato a inquinare ci siamo moltiplicati. E l’aspettativa di vita è di oltre 80 anni, quando nell’800 era di 36 anni. E siamo meno poveri. Da cosa la dobbiamo salvare l'umanità?».

L’assunto di Vannacci è il seguente: «non c’è convenienza nell’ambientalismo». «Dall’energia nucleare, alle case green che hanno un ritorno economico che si tocca con mano dopo 60 anni, all’auto elettrica ("io ho la stessa auto a Diesel da 21 anni"). L’ambientalismo è una cosa per ricchi e non ci possono costringere per legge ad applicarlo. Agli ambientalisti dico che bisogna studiare e lavorare molto per guadagnare abbastanza e permetterselo come lo pretendono loro».

IL SUCCESSO INASPETTATO DEL LIBRO

Perché ha suscitato reazioni popolari di questo genere, ma polemiche e contrapposizioni anche violente? «Neanche io riesco a spiegare il fenomeno. Fino al 17 agosto avevo venduto 20 copie. Quel giorno stesso, dopo gli articoli di Aldo Cazzullo (Corriere) e Matteo Pucciarelli (Repubblica), ne ho vendute 17mila. Il caso non l’ho creato io e con le polemiche di inizio dicembre (l’inchiesta interna all’Esercito sul generale, nda) si è registrata ancora un’altra impennata di vendite».

Però il generale dice di «non esserci mai montato la testa». «So che è un fenomeno che passerà, una cosa estemporanea. Vivo la stessa vita di prima, sono solo un po’ assente da casa per presentarlo e per le interviste». Ecco, le interviste. Ne fioccano di continuo. «Mi chiamano per qualsiasi cosa, per rispondere a qualsiasi tema, anche argomenti che non ho trattato nel libro e che non m’interessano, come il patriarcato».

CON BERSANI NESSUNA PACE

C’è un piacentino molto noto che, qualche tempo fa, ha polemizzato con il generale e si è beccato una querela. «Su Pier Luigi Bersani - ha concludo Vannacci - non ho nulla da dire. Uno può dire quello che vuole, ma non può offendere. Così si trasforma il dibattito in una gazzarra da bassifondi. Ha avuto una espressione infelice, aveva novanta giorni per telefonarmi e spiegarsi. Le cose non sono andate così e, allora uso una espressione del mio campo: “adesso parlano i cannoni”».

Roberto Vannacci a Piacenza ©Luca Bonetti / ilPiacenza

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