Gioco libero ed autonomo per i bambini: un elemento fondamentale di crescita

Il convegno, organizzato dalla Facoltà di Scienze della Formazione che offre in Italia l’unica laurea specializzata sulle problematiche dei minori, era patrocinato dalla Fondazione Robert Kennedy Human Rights e con il supporto della “Donazione Ferracuti"

Un momento del convegno

«Educare? Significa favorire lo sviluppo delle singole, specifiche ed intrinseche capacità dell’individuo, i talenti, le vocazioni, insomma ciò che in potenza ciascuno nasconde dentro di sé. Per favorire tali inclinazioni, il ruolo della scuola e della famiglia sono fondamentali, ma senza costrizioni, senza eccessivi controlli, favorendo il gioco libero e spontaneo tra coetanei, senza il quale i bambini non crescono. Gli adulti li devono lasciare liberi di esprimersi, dopo saranno loro a scegliere. Anche la scuola non deve affidare compiti, a casa se non quelli del libero gioco». Parole di un esperto qual è Francesco Tonucci, artefice del progetto “Città dei bambini e delle bambine”, insigne (sovente controcorrente) pedagogista, intervenuto al convegno dedicato ai diritti dei bambini e degli adolescenti che si è svolto alla Cattolica di Piacenza a cui hanno partecipato oltre 500 studenti del IV° e V° anno delle scuole secondarie superiori, operatori di settore e circa 100 fra studenti e docenti della Facoltà di Scienze della Formazione.

Il convegno, organizzato dalla Facoltà di Scienze della Formazione che offre in Italia l’unica laurea specializzata sulle problematiche dei minori, era patrocinato dalla Fondazione Robert Kennedy Human Rights e con il supporto della “Donazione Ferracuti”.

«Oggi- ha detto- i bambini hanno a disposizione pochissimo tempo libero e non c’è spazio per il gioco senza il quale non crescono; anzi deve svolgersi senza adulti che controllano da vicino, in liberta. La base di tutto dovrebbe essere l'ascolto, l'accoglienza del bambino nella sua specificità, per poi costruire insieme sul patrimonio comune e valorizzare al massimo l'eccellenza di ciascuno. Tutto ciò vale tanto più oggi, per i bambini non italiani di origine o per i disabili, che possono arricchire moltissimo la base su cui un insegnante può lavorare. La presenza di bambini che provengono da altre culture, lingue e religioni, o che hanno qualche forma di disabilità è accolta con estremo favore dai bambini, pur nella difficoltà, e dovrebbe essere il cardine della scuola che non c'è: quella della diversità».
«Ogni anno- commenta Pierpaolo Triani docente di didattica generale e pedagogia speciale alla Cattolica- organizziamo un convegno in prospettiva multidisciplinare, una didattica operativa che possa aiutare i docenti nel loro lavoro come la crescita dei ragazzi. Certo- commenta- sono stati compiuti significativi passi in avanti per una corretta cultura della crescita che deve svincolarsi da un iperprotezionismo ed “adultismo”, per aiutare gli adolescenti ad ascoltarsi e ad ascoltare». 

Questo è anche il senso della tavola rotonda che si svolge dopo la parte generale, proprio per aiutare studenti ed insegnanti a capire meglio questo lavoro, così come i laboratori didattici del pomeriggio con specifiche attività con bambini della scuola dell’infanzia e primaria e con quelli destinati ai ragazzi della scuola secondaria di secondo grado al tema “Scegliere è difficile: una mappa per orientarsi”.

«Certo- dice Triani- i miglioramenti sociali ci sono, ma la strada da percorrere è ancora lunga e le scelte politiche devono tenere conto che il numero dei minori decresce costantemente ed oggi ci avviamo verso una società multiculturale, anzi è già realtà. Piacenza è avanti in questa prospettiva e la scuola deve attivarsi sempre meglio per costruire una società dove far convivere ed integrare le diverse culture, con classi opportunamente eterogenee. In questo senso- conclude Triani- i genitori vanno rassicurati più che sensibilizzati e devono comprendere che l’eterogeneità è una ricchezza da coltivare».

Dopo l’apertura del convegno a cura di Maria Angela Torrente e Daniele Bruzzone dell’Università Cattolica, si sono susseguite presentazioni di esperienze interessati di adolescenti con problemi di disagio e criminalità. Caratterizzeranno la giornata, fra gli altri, gli interventi di, di Caffo (fondatore di Telefono Azzurro) e la presenza di alcune associazioni di livello nazionale (Telefono Azzurro, Save the Children, Unicef). I contenuti saranno arricchiti dalla presenza di alcune associazioni di livello nazionale (Telefono Azzurro, Save the Children, anche Unicef…) e di alcuni esperti del settore che saranno spunto di riflessione sui temi del diritto al futuro delle giovani generazioni, nell’intento di dare supporto ai giovanissimi.

Due le sessioni: la prima “L’infanzia come diritto” e la seconda, “Le nuove generazioni e il diritto al futuro”.  Il convegno era in occasione del 30° anniversario della convenzione ONU sui diritti dell’infanzia, un’occasione per prendere coscienza del lungo itinerario che ha permesso ai minori di diventare soggetti di diritto e per riflettere sulla condizione attuale dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia e nel mondo.

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