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Giornata Mondiale del Volontario 2020: la Croce Rossa ringrazia i suoi instancabili volontari

Quest'anno si ripercorrono le storie di vita e questo strano 2020 attraverso le voci di chi, ogni giorno si dedica con passione, sacrificio e umanità ad alleviare le sofferenze dei più vulnerabili

Il 5 dicembre di ogni anno si celebra la Giornata Mondiale del Volontario, nata con l’intenzione di riconoscere il lavoro, il tempo e le capacità dei volontari in tutto il mondo. In questa occasione Croce Rossa Italiana – Comitato di Piacenza vuole ripercorrere le storie di vita e questo strano 2020 attraverso le voci di chi, ogni giorno si dedica con passione, sacrificio e umanità ad alleviare le sofferenze dei più vulnerabili. 

«Quando in primavera è esplosa la pandemia, non ci credevo, sembrava tutto surreale, come essere un personaggio di un film che però non aveva una fine.Da un giorno all'altro mutava lo scenario, da un turno all'altro cambiavano le disposizioni, era il caos più totale nel quale mi sono trovata catapultata all'improvviso. Ricordo il famoso venerdì di fine febbraio in cui è stato chiuso l'ospedale di Codogno, tutti ne parlavamo, ma ancora non capivamo quali sarebbero stati gli sviluppi. Il giorno dopo, sabato, montavo in turno dalle 7 alle 19; beh credo che ricorderò per sempre quella giornata. Fu un delirio, un servizio via l'altro, senza sosta, quasi tutte persone con sintomi influenzali riconducibili o meno al COVID-19. Da lì, giorno dopo giorno, vedevo il Pronto Soccorso di Piacenza mutare, corridoi e sale d'aspetto si riempivano di barelle con a fianco le bombole di ossigeno, uno scenario davvero angosciante» così Patrizia, impiegata amministrativa e volontaria in CRI da quasi 20 anni descrive l’incipit di questo anno impegnativo. 

Il 2020 ha rappresentato per tutti uno spartiacque, un’esperienza globale e totalizzante che ha generato diverse reazioni e sentimenti in tutti noi. C’è chi, spaventato dalla nuova situazione e dalle mille incognite del periodo, ha deciso di limitare la vita sociale ed “esterna” mentre altri di rendersi parte attiva, nel limite delle proprie possibilità, in risposta alla situazione critica che si stava prospettando. E’ il caso di chi ha aderito a CRI attraverso il programma “Volontari Temporanei”, un’iniziativa nazionale aperta alle persone che si volevano impiegare nella gestione dell’emergenza Covid-19 dopo una breve formazione online.

«A febbraio 2020 mi sono iscritta ad un corso base del Comitato di Piacenza, perché volevo anche io dare il mio contributo alla comunità ed inoltre volevo arricchire la mia esperienze anche in vista di un master in psicologia dell’emergenza. Purtroppo però le cose non sono andate come pianificato e da un giorno all'altro ci siamo tutti ritrovati catapultati e rinchiusi nelle nostre sicure ed amate case. Il desiderio però di poter fare qualcosa, anche se solo un piccolo gesto, era troppo impellente e per fortuna la Croce Rossa Italiana inconsapevolmente mi è venuta incontro e ha dato la possibilità a me e a tante altre persone di poter offrire aiuto alla nostra comunità. È così che ad aprile sono diventata una Volontaria Temporanea a tutti gli effetti.» ci ha raccontato Claudia F., 23 anni, studentessa di psicologia che assieme agli altri 119 Volontari Temporanei si è dedicata ai servizi di spesa e farmaci a domicilio per anziani, immunodepressi e persone fragili o in isolamento. 

Al suo fianco Andrea P., volontario dal 1993 sui servizi di soccorso sanitario che durante la pandemia ha voluto avvicinarsi ai progetti di supporto sociale di emergenza, incontrando Claudia per caso. «Mi ricorderò sempre il primo giorno in CRI: fui accolta come non mai e mi sentii subito a casa e soddisfatta di ciò che stavo facendo. Mi sentivo parte attiva, siccome avevo la possibilità di poter fare qualcosa, di arricchire il mio bagaglio culturale e non per ultimo fare tante nuove amicizie» ci dice Claudia. «Proprio per quest’ultimo punto mi sento in dovere di ringraziare il Volontario che si è occupato dei turni di consegna per avermi messo in coppia, dal primo giorno, con Andrea. Andrea adesso è mio amico e compagno di avventure in queste consegne in giro per Piacenza e provincia. Giorno dopo giorno, con grande professionalità mi ha insegnato ogni cosa e insieme abbiamo vissuto esperienze veramente divertenti: i turni con lui sono sempre stati memorabili» .

«E’ stato meraviglioso, da volontario "veterano", vedere lo stupore dei Volontari Temporanei nell'osservare quanto si facesse in Croce Rossa, sentire in prima persona tutto il lavoro che la nostra Associazione abbraccia dietro le quinte» commenta Andrea. 

Tante sono state le emozioni provate dai nostri Volontari e dalle nostre Volontarie che hanno percepito in prima linea gli effetti del contenimento del contagio con misure che molto spesso hanno inchiodato nelle loro case la popolazione. «Percepivo nelle persone anziane un bisogno di dialogo fortissimo. Quello che ci veniva chiesto di frequente era “Come sono le strade?” ma si capiva che era solo un pretesto per iniziare una conversazione e sentirsi meno alienati dall’isolamento forzato», ci racconta Andrea; mentre per Sorella Albertini, Infermiera Volontaria della Croce Rossa Italiana, i ricordi legati alla necessità di dialogo le riportano alla mente i turni trascorsi al centro di quarantena gestito ai tempi da CRI nel Comune di Podenzano. «Al centro COVID 4 di San Polo gli ospiti avevano tanto bisogno di parlare dell'angoscia, della paura e della solitudine che avevano provato durante il ricovero in ospedale. Non potrò mai dimenticare il racconto di un ospite: mi diceva che solo ora stava ricominciando a dormire la notte, perché durante il ricovero aveva visto morire tanti suoi compagni di stanza e nel sonno aveva l'incubo di essere chiuso vivo in una bara mentre stava dormendo. Per questo motivo non riusciva più a dormire» e aggiunge: «La nostra presenza al fianco di chi ci chiedeva aiuto è stata utile e importante anche con parole di incoraggiamento e un sorriso fatto con gli occhi» 

Il desiderio di condivisione è stato percepito forte sia negli adulti che nei bambini, che toccati dagli effetti della didattica a distanza, si sono dimostrati ancor più sensibili a questa necessità. «C’è una particolare consegna, fatta nel periodo di Pasqua, che ricordo con molta tenerezza» rievoca Andrea « consegnai delle borse viveri ad una famiglia supportata dalle attività di inclusione sociale di CRI e, in quella particolare consegna, si erano preparate delle uova pasquali per ogni famiglia assistita. Arrivato a destinazione, diedi la borsa viveri ai genitori di un bimbo e a lui domandai:”Lo mangi da solo?” e lui mi rispose “No, lo divido con mia sorella!”. Era incredibile quanta gioia ci fosse in quelle parole e come, nonostante il periodo caratterizzato da grandi bisogni, quel bimbo si accontentasse di condividere un dono e la felicità che ne derivava». 

I Volontari e le Volontarie che hanno voluto condividere con noi le loro storie ci hanno sottolineato quanto sia stato bello vedere nello sguardo delle persone la felicità e la gratitudine per il servizio che veniva svolto in nome del benessere del prossimo, specie quando ad emergenza stabilizzata, quest’estate, si è cercato di tornare consapevolmente ad una nuova normalità. 

«Dopo alcuni mesi di chiusura ha riaperto l'ambulatorio infermieristico. Quando è stato riaperto tante persone ci hanno ringraziati perché nei mesi di chiusura hanno avuto difficoltà e non sapevano dove andare. L'infermiere si prende cura della persona nella sua totalità e in ambulatorio è emerso chiaramente che le persone oltre ad avere bisogno della prestazione infermieristica, come ad esempio un'iniezione intramuscolare, avevano bisogno di trovare anche qualcuno che li sapesse ascoltare» ci rivela Sorella Albertini e continua: «Per quanto riguarda il servizio in collaborazione con il MIUR (servizio di sorveglianza sull’adozione delle corrette misure e prassi anti-contagio nelle scuole, NdR) posso dire che quest'anno per i maturandi è stato un esame sicuramente particolare. È stato bello essere di supporto ai ragazzi, ai docenti e al personale scolastico per aiutarli ad affrontare nel modo più sereno e sicuro possibile questo momento, che è sempre per tutti una grande emozione» 

Questa è la fotografia di un anno che sta per volgere al termine, ma che, anche per i nostri Volontari e Volontarie, ha dato nuovi significati al senso di famiglia, di gruppo, di volontariato e di spirito di sacrificio: «Ogni volta che passavo fra questi letti, trattenendo il respiro per paura; qualcuno chiamava, chiedeva di essere sistemato, chiedeva una parola di conforto, nessuno poteva stare accanto a loro. Alla fine di ogni turno piangevo, piangevo per lo stress a cui ero sottoposta e per quello che vedevo, davo sfogo alle lacrime che tante volte dovevo reprimere perchè sotto la maschera, la visiera e una tuta non ci si può permettere di piangere. Mi dicevo "Basta. Questo è l'ultimo". Ma lo spirito di Croce Rossa che ci guida, che ci rende consapevoli di poter essere d'aiuto alle persone, è più forte di ogni cosa» ha affermato Patrizia. 

«Sono un'infermiera e lavoro in ospedale. La scorsa primavera ho deciso di isolarmi dalla mia famiglia per cercare di proteggerla il più possibile. Questo periodo è durato 82 giorni. Per me è stato un grande sacrificio e una grande sofferenza, ma fare servizio in CRI mi ha aiutata a non mollare, a non sentirmi sola, a non pensare continuamente alla mia casa vuota e silenziosa. Sorelle, volontari, dipendenti e militari CRI siamo tutti una grande famiglia e per me le persone con cui ho condiviso questi momenti sono state un forte sostegno: chi inconsapevolmente e chi consapevolmente ogni giorno non mi ha mai fatto mancare supporto e incoraggiamento» ci riferisce Sorella Albertini. 

Non sappiamo come evolverà questa nuova fase emergenziale, ne quanto durerà e soprattutto se si riproporrà come nella prima versione che abbiamo già conosciuto ma noi, Croce Rossa Italiana – Comitato di Piacenza, assieme ai circa 1300 Volontari e Volontarie impiegate nella Provincia di Piacenza possiamo garantirvi che il pensiero con il quale Patrizia ha concluso i suoi racconti è condiviso e comune. «Ed io nonostante tutto e tutti, continuo ad andare avanti, determinata, perchè il simbolo che abbiamo cucito sulle divise, è cucito anche sul cuore e non siamo eroi, siamo volontari. Semplici persone che decidono di rimanere fedeli ad un ideale,mettendosi a disposizione di altri senza alcuna ricompensa, se non un "grazie".

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