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Alta Val Nure / Farini

I commercianti “resistenti” di Groppallo: «Si va avanti anche per orgoglio»

Nella frazione di Farini, a mille metri d'altitudine, ristoranti, alberghi, salumifici, negozi e artigiani: «Attività che vengono da lunghe tradizioni familiari»

C’è un’Alta Valnure che resiste, Groppallo. La frazione di Farini, a mille metri d’altitudine, novanta residenti, trecento se si contano tutti i paesini del circondario, mantiene ancora oggi una certa vitalità imprenditoriale e commerciale. Da queste parti lavorano, tutti a pochi metri di distanza, quattro ristoranti, tre alberghi, due negozi di alimentari, due salumifici e ospita anche pasta fresca, tabaccheria, parrucchiera e tabaccheria, più alcuni artigiani, tra i quali una falegnameria e anche un mulino. 

Groppallo-5

I “SALINI”

La versatilità contrassegna la famiglia Salini. Albergo, ristorante e produzione di salumi sono le molteplici attività dei fratelli Vittorio, Renzo e Domenico (quest’ultimo purtroppo scomparso nel 2018). «Iniziò il nostro bisnonno Antonio sicuramente nel 1846 - spiega Vittorio -, poi mio nonno, omonimo, ottennealbergo Salini-2 una licenza nel 1896 dalla Camera di Commercio». Il cognome non è del posto. «Viene da Rustigazzo. Un prete dell’oratorio di Pradello chiamò un nipote per seguire le sue orme. Il mio avo però aveva altro per la testa: diventò padre e sposò una ragazza del posto, aprendo questa attività ai primi dell’800».

Il padre di Vittorio, Renzo e Domenico si chiamava Guido ed era un bravo macellaio. «Quando è scomparso ci siamo confrontati: che fare? Tre famiglie per campare dovevano impegnarsi e fare anche altro». Così è nato il salumificio, oltre all’albergo e al ristorante. I salumi finiscono in tutta Italia e anche in Francia, oltre che nel Piacentino. Renzo vive a Groppallo, Vittorio viaggia tutte le mattine da Pontedellolio. La nuova generazione esattamente il contrario: il figlio di Vittorio è un groppallino, il nipote fa il pendolare.

Perché non aprire in pianura? «Nel 1980 ci pensammo - confida -. Ma se fossimo andati a Fiorenzuola e dintorni agli inizi saremmo stati schiacciati dalla concorrenza. Ci siamo fatti conoscere proprio per il salame di Groppallo, che è un’altra cosa». Vittorio però non è molto ottimista sul futuro di questa località. «Il commercio è calato molto, il paese si riempie solamente ad agosto. Siamo destinati a morire se si va avanti così». L’albergo, vista la pandemia e l’inverno, riposa (così come un’altra storica struttura ricettiva: l’albergo ristorante “Italia”). «D’estate, ultimamente, ospitiamo i pellegrini della Via degli Abati, che da Bobbio vanno a Pontremoli». Il paese dovrebbe essere maggiormente valorizzato. «Mancano pure i sentieri puliti e segnalati, la gente ha paura di perdersi. Il Comune potrebbe fare qualcosa. Avremmo una marea di percorsi a disposizione».

I Salini nel caveau del salumificio-2

I SALUMI “ROLENDI LUIGI”

Anche questa attività ha radici antiche. «Fu aperta nel 1925 da mio nonno paterno, tornato da Francia e Usa. Non si è mai spostata da questo stabile». Il nipote Luigi Rolendi ancora oggi produce salumi e vende alimentari. Non ha mai pensato di trasferirsi altrove? «Mi piace vivere qui, è stata una scelta. Potevo farlo, avevo un bell’impiego nell’esercito, ma ho deciso di non andarmene e non ho rimpianti». “Rolendi” vende salumi in tutta Italia. «Però non tratto con il mercato industriale, ma direttamente con il consumatore. Punto sulla qualità, non voglio entrare in business dove mi viene chiesto di abbassare il prezzo».

Un uomo che non ama i compromessi: anche il suo giudizio sulla realtà è drastico. «Groppallo ha subìto una catastrofe: quella di avere come capoluogo Farini. Per troppi anni il Comune è stato amministrato senza tenere conto del “peso” della nostra frazione».

Ovvero? «Siamo l’unico paese del Piacentino sopra i mille metri con più alberghi (ne avevamo 5!). Significa che c’era una vocazione turistica, che andava incentivata. Già negli anni ’30 i turisti venivano a Groppallo».

Per Rolendi, insomma, il comune è “Farini-centrico”. «Intanto là - aggiunge, e per “là” intende il capoluogo - non c'è neanche un posto dove dormire. Però si sono voluti spendere lo stesso soldi per aumentare l’appeal di Farini, a discapito di altre realtà».

Come fate a resistere a mille metri con sempre meno turismo? «Perché abbiamo sul gobbo i sacrifici di due o tre generazioni, che non vogliamo disperdere. Fin che si può, si va avanti, anche per orgoglio. E a casa propria, comunque, ci si sta bene, finché non c’è la necessità di emigrare».

Rolendi-2

GLI ALIMENTARI DI “PROVINI”

Un’altra istituzione è il negozio di alimentari di Pietro Provini. Quando entriamo il titolare non è presente: espone sui mercati ambulanti della Valnure. Al bancone c’è l'accogliente 25enne Elisa Carisetti, che abita nella vicina Unghia. «Dopo questi due anni di pandemia - spiega la giovane - sono contenta di non dover andare a lavorare in città. È capitata l’opportunità di lavorare a Groppallo e sono contenta».

Elisa Carisetti-2

IL LABORATORIO DI PASTA FRESCA

Accanto, nel suo laboratorio di pasta fresca, lavora Nicoletta Dodici. «Qua si faceva il pane, poi è diventato un’attività di pasta fresca nella quale lavoro con mia madre». Groppallo com’è? «La sua attrattività e il turismo sono calati, purtroppo. Ad abitarci, invece, si sta bene. C'è poca gente ed è meglio così».

LA PARRUCCHIERA: «LA CLIENTELA NON MI MANCA»

Romina Martini da 26 anni svolge la professione di parrucchiera. «A parte il Covid - confida - non mi lamento, perché la clientela c’è. Una clientela un po’ âgée, perché pochi giovani vivono da queste parti. Il nostro è un paese piccolino,  siamo in novanta d’inverno, direi che ci manca solo la farmacia e il distributore di benzina, che un tempo c’era». Romina è felice di essere rimasta nel paese natio: «Sono riuscita a lavorare a casa, di questo sono molto felice».

Romina Martini-2

IL RISTORANTE, BAR E DANCING “LO SMERALDO”

«Oh ragazzi, non scherziamo. Non c’è paragone tra Groppallo e Farini…». Il noto fisarmonicista Alberto Kalle non ha paura di riaprire una storica “guerra di campanile”: la frazione si sente più bella del capoluogo. A pensarlo sono in tanti da queste parti: «Il territorio della parrocchia conta ancora su 300 persone». Purtroppo la “fisa” è nella custodia, così aiuta la moglie al ristorante, lo “Smeraldo”. Che è anche un bar, un dancing e un albergo, aperto nel 1951 dalla famiglia di Franca Delmolino e perciò “bottega storica”.

«Proviamo a resistere - spiega Franca - stasera abbiamo pieno di gente a mangiare e ho anche cinque camere occupate dagli operai che stanno installando la Fibra nel territorio». «Peccato per la musica dal vivo - aggiunge il marito, Kalle - sto quasi pensando di smettere, è un brutto momento per noi musicisti. Non suono quasi mai per la gente».

Alberto Kalle e Franca Delmolino-2

BAR PIZZERIA “BONJOUR”

Il nome “Bonjour” già tradisce la sua origine: c’è molta Francia in questo locale. «Tantissimi groppallini tra le due guerre sono emigrati Oltralpe e la mia famiglia non fa eccezione, ecco spiegata l'insegna del locale», spiega Dante Forlini.

A lui, che abita sopra il ristorante, aperto a metà degli anni ’60, rivolgiamo la domanda: come mai a Groppallo si resiste di più? «Sono tutte attività a conduzione familiare che vengono da lunghe tradizioni. Ci teniamo a proseguire. Abbiamo raccolto il testimone dai nonni e dai genitori. Darli in gestione è difficile». Lui prosegue, con il fratello e la madre. Prima era anche un albergo, poi «il turismo è diventato più da “mordi e fuggi”».

C’è un’emigrazione di ritorno? «Negli ultimi anni qualcuno è tornato. Un po’ perché si è in pensione, un po’ per vivere in un luogo con l’aria salubre. Penso che in futuro una serie di professioni, con il 5G che sta arrivando, si potranno fare anche da remoto, a Groppallo». Cosa manca? «Una strada migliore».

Dante Forlini-2

C’E’ ANCHE LA TABACCHERIA CHE VENDE I GIORNALI

È originaria delle “Pianelle” - a due km da Groppallo - la tabaccaia del paese, la signora Giuseppina Gregori. Nella sua vita si è spostata diverse volte tra Groppallo, Saronno (Varese), Fontenay-sous-Bois (Parigi) e Milano. «In Francia facevo i famosi biscotti “Madeleine”, però sono tornata dopo cinque anni di permanenza». Con il marito Mario Franchini (scomparso nel 2018) è entrata nella gestione del “Bar Club”. «Era il 19 maggio 1982, già all’epoca si vendevano giornali e sigarette». Quest’anno fa 40 anni di gestione. «Una volta si lavorava molto, poi la gioventù si è trasferita verso le città. Comunque mi piace tenere aperto. Se dovessi pagare un affitto avrei già chiuso da molti anni».

la tabaccheria della signora Giuseppina-2

LA DIRETTRICE DELLE POSTE: «160 OPERAZIONI IN UNA MATTINA»

L’ufficio delle Poste da queste parti è ancora indaffarato: apre al martedì, al giovedì e al sabato. «In Alta Valnure è rimasto solo questo fuori dai capoluoghi, poi resiste quello di Salsominore per la Valdaveto», spiega Alessia Casazza, direttrice delle poste di Farini. «La gente ci tiene molto e viene volentieri. Anzi, c’è chi preferisce fare tutto qui proprio per tenere aperto lo sportello». Ad esempio? «Le ricariche del telefono».

È ormai mezzogiorno e si può fare un bilancio di questo sabato invernale allo sportello: «160 operazioni, richieste da una cinquantina di persone», precisa Alessia, originaria di Gropparello, ma residente a Ferriere per amore. A lavorare a Groppallo si trova bene. «È una delle poche frazioni che hanno tutto, un anziano può evitare di spostarsi perché tanti servizi essenziali ci sono».

E il turismo? «Mmm, forse non ha vissuto lo stesso “boom” post-pandemico di Farini e Ferriere, che durante le ultime due estati hanno visto arrivare più persone. Però bisogna ammettere che ormai ci sono più negozi qui che nel capoluogo…».

Alessia Casazza-2

Groppallo, insomma, rivendica la sua unicità. In una montagna sempre più povera dal punto di vista economico e spogliata dei suoi pochi servizi, un gruppo di piccole attività prova, nonostante tutto, a resistere. 

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