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L'intervento / Bobbio

«I Cau non possono sostituire i punti di primo intervento»

Il coordinamento provinciale su sanità e medicina territoriale: «I Cau sembrano più una razionalizzazioni dei presidi già presenti, piuttosto che un potenziamento»

«Nei giorni scorsi Ausl Piacenza ha proposto sulle varie testate giornalistiche locali una sua valutazione positiva sull’esperienza di questi ultimi mesi dei Cau, oggi attivi a Piacenza, Podenzano e Bobbio, confermando la prossima attivazione di Cau anche a Castelsangiovanni e Fiorenzuola. Si è detto – commenta il Coordinamento provinciale su sanità e medicina territoriale - che dall’apertura ad oggi il totale di accessi ai Cau è stato di 15.023 persone, di cui 3080, quindi il 20%, hanno accettato di compilare i questionari di gradimento, riportati da Ausl come largamente positivi. Quindi - dati di Ausl - il giudizio positivo è espresso dal 20% degli utenti. Gli altri? Alcune precisazioni. I Cau sono un servizio gestito dalle guardie mediche e da medici di medicina generale e orientati essenzialmente ad interventi di tipo ambulatoriale (come si evince dal protocollo regionale). Gli stessi che già i medici dovrebbero offrire nei loro ambulatori. L’attività dei Cau è sicuramente positiva se inquadrata nella rete di medicina territoriale (case di comunità) dove già è prevista una presenza dei medici che, in questo caso, avrebbero anche strumentazioni migliori per organizzare la loro attività. Quello che non convince è pensare che i Cau possano sostituirsi ai Punti di primo intervento (punto di primo intervento) già presenti nel nostro territorio (come è già successo a Bobbio e succederà a Castelsangìovanni e Fiorenzuola), e questo perché, a differenza dei Cau, i Ppi sono un servizio gestito da personale di ruolo nella rete ospedaliera, integrati con l’attività dei reparti e certo offrono risposte ben più importanti di una assistenza puramente ambulatoriale. In definitiva, l’introduzione dei Cau nella rete ospedaliera (invece che nelle case di comunità dove sarebbe più logico) in sostituzione dei Ppi, appare più una razionalizzazione dell’esistente invece che un suo potenziamento».

«Anche la valutazione positiva sui tempi di attesa per chi si è rivolto ai Cau in questi mesi meriterebbe una verifica, Nonostante i servizi offerti dai Cau siano, come abbiamo detto, prettamente di tipo ambulatoriale (che vanno dal rilascio di ricette, alle piccole medicazioni, piccoli traumi ecc, come si vede dal protocollo regionale) non risulta che i tempi di presa in carico siano brevi (basterebbe vedere le centinaia di commenti sulle pagine Facebook dei giornali online che hanno pubblicato le positive valutazioni di Ausl), Non risulta che il Ps a Piacenza sia stato decongestionato (semmai il problema vero del Ps di Piacenza è la ridotta capacità dei reparti di prendersi in carico i pazienti che passano dal Ps).

Il carattere meramente ambulatoriale del Cau è reso ancor più evidente dalla indicazioni di Ausl alle ambulanze del 118 di non portare le persone al Cau ma direttamente al Ps di Piacenza. In conclusione. L’avvio dei Cau sarebbe sicuramente una scelta opportuna se inserito nella rete di medicina territoriale (case di comunità) dove già le guardie mediche ed i medici sono chiamati ad operare, ma sono una soluzione non utile se utilizzati per sostituire (chiudere) i Ppi attualmente esistenti. Ma se questa è la volontà di Ausl (nascosta dietro alla celebrazione, tutta da dimostrare, sul decongestionamento dei Ps) ciò non fa che dimostrare l’azione ormai avviata di ridurre gli ospedali di Castello e Fiorenzuola a semplici presidi sanitari, nei quali non servirebbe più un Ppi. A conti fatti, una volta entrato a regime il piano Ausl, avremo in provincia di Piacenza un solo ospedale con un solo Ps. Questo si che produrrà ulteriori congestionamenti e aumento del ricorso al privato convenzionato.

Se vogliamo rispondere al diritto alla presa in cura dei cittadini della nostra provincia ben altre sarebbero le azioni da portare avanti. Ripristinare una rete ospedaliera provinciale (non solo ospedale del capoluogo), con ripristino e mantenimento dei Ppi esistenti, una rete di medicina territoriale (Cau compresi) capace di offrire, nelle case di comunità quei servizi previsti dal Dcpm 77/2022. A queste urgenze andrebbero utilizzate le poche risorse disponibili e non già per progettare un nuovo ospedale che per altro, con l’ipotesi di partenariato col privato, già apre non poche perplessità sulle ricadute a bilancio per i prossimi anni e sulle subordinazioni che il partenariato produrrà a favore di interessi privati».

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