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FOTO CARLO PAGANI

FOTO CARLO PAGANI

I due binari della vita di Gianni Levoni, testimone della Piacenza popolaresca e dell'etica istituzionale

Nel suo ricordo il restauro dello stemma ottocentesco della città di Piacenza, voluto dalla famiglia

Presentato nel Salone monumentale di Palazzo Gotico in un cordiale e simpatico incontro condotto dall’assessore alla Cultura Jonathan Papamarenghi, l’accurato restauro del dipinto di proprietà civica “Antico stemma della Città di Piacenza”. Il “gioiellino” ottocentesco, alto quasi metri 2,80, è tornato a capeggiare l’aula consiliare sulla parete alle spalle del sindaco. E’ stato rimesso a nuovo in rigorosa fedeltà ai tratti e ai colori originali, grazie alla liberalità della famiglia Levoni che ha voluto così ricordare il consigliere comunale e assessore Commem.Gianni Levoni (12)-2Gianni Levoni nel 25° anniversario della sua scomparsa. Il fatto che il consigliere Antonio Levoni, insieme ai fratelli Luca e Massimo e alle figlie, abbia finanziato e realizzato il restauro - ha evidenziato Papamarenghi - racchiude un alto senso civico. Il sindaco Patrizia Barbieri nel porgere il saluto all’affollata (ma distanziata) platea, ha indicato in Gianni Levoni un amministratore che ha dato tanto alla città, costantemente guidato da grandi capacità, passione e coraggio. 

La restauratrice Margherita Levoni, nipote di Gianni, dello studio “Martino Oberto” di Genova, ha illustrato le tappe e le tecniche del restauro: dalla ricognizione, alle indagini diagnostiche non invasive, alle successive operazioni di pulitura e integrazione pittorica eseguite sull’opera; la superficie, presentava infatti, tratti ingialliti e neri, dovuti principalmente a tracce di smog sovrapposte nel tempo. La signora Mara Conti, già capo-gabinetto dello staff del sindaco e l’architetto Maccagni, hanno evidenziato alcuni tratti della cordialità di Gianni Levoni, mentre il giornalista e scrittore Ermanno Mariani, ha ricordato Gianni Levoni come partigiano nella brigata “Volante Ballonaio”, della quale ha recentemente pubblicato una vicenda realmente accaduta per le edizioni Pontegobbo, “La beffa di Verona”. (vedi: https://www.ilpiacenza.it/blog/libri/la-beffa-di-verona.html)

Non poteva mancare un richiamo all’apporto che Gianni Levoni ha dato alla musica e alla identità canora di Piacenza. Ci ha pensato Marilena Massarini: “Gianni mi insegnò i brani in piacentino parola per parola, sillaba per sillaba. Sono cresciuta anche grazie a lui, gli devo tanto.” Applauditissima, accompagnata alla chitarra da Maurizio Pitacco, Marilena ha cantato il vero e proprio inno piacentino, scritto da Levoni: “Tal dig in Piasintein”, poi “Cara Mamma" terminando con la “Butunera”, altra canzone di Levoni simbolo della nostra città.Commem.Gianni Levoni (5)-2

Infine Antonio Levoni, consigliere comunale per l’Associazione Liberali Piacentini, dopo aver ricordato il “contagio” per la politica ricevuto dal papà, ha ringraziato i presenti per la grande partecipazione, ha spiegato come il restauro dello stemma sia stato deciso per rendere omaggio alla memoria del padre, attraverso il recupero del simbolo istituzionale della città e ha ringraziato la sorte che gli ha riservato due genitori eccezionali, per poi virare verso la chiusura, causa l’evidente emozione.

La scheda

Amministratore pubblico, Gianni Levoni ha ricoperto il ruolo di assessore con la Giunta Ghillani tra il 1970 e il 1975 e con la Giunta Tansini dal 1980 al 1985. Ha fatto parte della massima assise piacentina dal 1970 al 1990; ha ricoperto altri incarichi pubblici, tra i quali quello di amministratore dell’Azienda sanitaria negli anni Ottanta. A lui è dedicato inoltre l’impianto da calcio di Sant’Antonio. Sue sono diverse canzoni dialettali simbolo della nostra città.

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