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I Farnese, una famiglia alla quale Piacenza deve la sua storia e le sue peculiarità

Venerdì 26 a Palazzo Galli un Convegno internazionale. Nei giorni scorsi l’appello di Fabrizio Ramacci, vice presidente di Legacoop: «Il vero parco da restituire alla città è quello nascosto nell’ex Arsenale, nel cuore del centro storico»

Venerdì prossimo 26 novembre 2021 dalle 9,15 alle 19,30 circa, a Palazzo Galli, - organizzato Dall’ istituto Araldico Genealogico Italiano e dalla Banca di Piacenza, con il patrocinio della Confédération Internationale de Généalogie et d'Héraldique - avrà luogo un Convegno Internazionale di Studi Farnesiani "I Farnese, una grande dinastia", nascita, affermazione ed alleanze del casato nella storia europea con oltre venti interventi di studiosi di riconosciuto elevato spessore che tracceranno una ampia panoramica sulla famiglia alla quale Piacenza forse più di ogni altra deve la sua storia e  le sue peculiarità.

In questo contesto si inserisce l’intervento dell’amico giornalista Umberto Fava che trae spunto dal recente intervento di Fabrizio Ramacci, vice presidente di Legacoop Emilia Ovest che ha affermato: “Il vero parco da restituire alla città è quello nascosto nell’ex Arsenale, nel cuore del centro storico”. Ed ha poi aggiunto: “Esso custodisce bellezze mai veramente apprezzate dai piacentini”.

L’INTERVENTO DI UMBERTO FAVA

         Parole bellissime, caro Renato Passerini. Bellissime, anche se quelle bellezze non sono state mai apprezzate, perché poco o niente conosciute dai piacentini. E fra tutte le bellezze là dentro nascoste, celate da sempre agli occhi della gente fra le mura dell’ex Arsenale, là giacciono anche i resti del Castello farnesiano di Pier Luigi. Il mitico misterioso maniero a forma di stella a cinque punte perduto nel tempo e ritrovato anche grazie a te e al volume “Vestigia Farnesiane – Luci e ombre della grande bellezza piacentina”.

         Una “Bellezza” raccontata da te, Renato – affastellando anche i tuoi tanti contributi a ilPiacenza – in 150 pagine e convestigia-3 abbondanza di immagini, presentazione di Corrado Sforza Fogliani, Edizioni Tipleco, 2019.

         Questo libro è come un’opera teatrale, ha un autore e numerosi attori che si sono rivelati come te delle specie di archeologi che vogliono portare alla conoscenza della città il passato remoto della fortezza farnesiana, percorrere i suoi resti, i suoi sotterranei, i suoi cunicoli, le sue muraglie, i suoi bastioni.

         Immagini potenti e memorie affascinanti quelle messe sotto gli occhi dall’illustratissimo volume, una scoperta (o riscoperta) importantissima e meritoria.

         “Ma è un castello questo? - si chiedeva il protagonista di quel mio racconto definito fantastico e collocato a chiudere le 150 pagine del libro – E le chiamano vestigia queste? Dovrebbero essere il giardino dei sei gigli azzurri su campo d’oro. Quello che non sono mai riusciti a fare gli eserciti con fucili e cannoni per conquistare il Castello, ci sono riusciti erbacce e ramaglie”.

         Scusate la mia poco modesta autocitazione, ma quando ci vuole ci vuole. Perché il libro riesce a liberare dalla lunga dimenticanza il ricordo dell’imponente fortezza e di quella grande Bellezza, ma non dalla bruttura delle erbacce e delle ramaglie che continuano a imperversarci attorno e a infestarla.

         Prendiamo al volo le parole di Fabrizio Ramacci per liberare il Castello anche da quella cortina che lo avvilisce e riportarlo alla bella luce del sole e agli occhi stupiti dei piacentini. Le strade sono due. O disboscare, pulire e rivelare quel che sopravvive dell’antica Meraviglia cinquecentesca o lasciare che gli arbusti diventino boscaglia e divorino il passato e la storia, dimenticandoli per sempre sotto terra come morti, lasciare tramontare per sempre la stella a cinque punte che fu il Castello del truce Castellano ucciso qui a Piacenza per la seconda volta.

         Per conto mio… Sotto quelle possenti misteriose volte, ci farei ben io scene di teatro. Sfiderei la nuda e rude potenza di quelle muraglie per immaginarvi l’incontro notturno tra il Duca Nero e la sua bianca ombra, il fatale faccia a faccia tra un uomo, il barbuto tenebroso, e la sua coscienza. Non è per questo, Renato, che hai definito fantastica la mia storia?

         Opportuna precisazione. Può sempre succedere che ci sia qualcuno che prenda le mie storie per vere.

Umberto Fava

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