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Mercoledì, 1 Dicembre 2021
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I miracolati piacentini della fonte di Caravaggio nel 1432

Tra le decine di veri e propri miracoli elencati in un antico libro, spiccano anche i nomi di persone piacentine, che dopo aver conosciuto l'apparizione mariana andarono fino a Caravaggio in cerca di una grazia

Tra le decine di veri e propri miracoli elencati in un antico libro, spiccano anche i nomi di persone piacentine, che senza dubbio, dopo aver conosciuto di quella apparizione mariana che ebbe quindi una bella eco fin qui a Piacenza, proprio da quel tempo si portarono fino a Caravaggio in cerca di una grazia.

Raccolti in un volume stampato a Milano nel 1635 “Historia e origine della famosa Fontana della Madonna di Caravaggio” sono una serie di fatti miracolosi trascritti dall’archivio storico del Santuario, avvenuti a partire dal 16 maggio del 1432, quando avvenne l’apparizione ad una giovane donna di nome Giannetta. Sfogliandolo si possono leggere le testimonianze coeve di grazie ricevute da piacentini devoti della Madonna accorsi in quel luogo e che crediamo anche non senza dispendio di energie inquanto per quel tempo, intraprendere il pellegrinaggio da Piacenza fino a Caravaggio era un vero e proprio lungo viaggio di oltre sessanta chilometri che quindi si risolveva in non meno di due o tre giorni.

Troviamo citati fedeli di Fiorenzuola d’Arda, di Alseno, Piacenza e Santimento e vediamoli nel dettaglio, anche perchè il miracolo ottenuto non era certo qualcosa da poco, perlomeno a prestar fede a questi testimoni. Il 14 agosto 1432 quindi dopo solo tre mesi che si era verificata l’apparizione, accorre alla fonte miracolosa della Vergine di Caravaggio un certo “Giovanni di Fiorenzuola essendo sordo” da oltre quattro anni e lavando alla fonte le orecchie dalle quali sentiva solo “se non si gli metteva la bocca all’orecchio” recuperò immediato l’udito e ne lascia testimonianza.

Il 20 settembre 1432 “Giovanna, moglie di Bartolino dei Nicelli di Piacenza” di circa 40 anni fu liberata da una febbre che la assillava da almeno tre anni e mentre sulle prime il marito incredulo non voleva lasciarla andare “finalmente suo marito le promise di condurla alla detta Fontana” e come testimoniò venne liberata dalla febbre e anche da altre infermità. Da Fiorenzuola andò anche “Copina, moglie di Zanino Bosoni” che da tempo usava le grucce per il fatto che “talmente pativa nell’anca, coscia e gamba e piede sinistro” ma dopo che si fece lavare alla fontana iniziò a camminare liberamente e sono testimoni il padre dello sposo Antonio Bosoni e Albertino di Borgo sempre al giorno 14 agosto 1432.

E dopo aver appreso degli avvenuti miracoli il 3 settembre di quell’anno anche “Sibillina di Fiorenzuola di circa 60 anni” che era storpia nel braccio destro se ne andò a Caravaggio e dopo essersi lavata alla Fonte “fu liberata testificando ciò un suo figliolo e un nipote”. Così anche da Alseno si reca a chiedere guarigione “Franceschina moglie di Antoniolo Cappellaccio” che era “inspiritata da tanto tempo” cioè indemoniata e dopo che venne lavata nella fontana “fu abbandonata da quei maligni spiriti e liberà si partì” era il 15 agosto sempre di quell’anno. Un’altra indemoniata era “Giulia Franchi, moglie di Paolo Emilio Boselli Piacentino” che “era obsessa per spazio di un anno e mezzo da maligni spiriti” e quindi dopo essersi votata alla “Madonna della Fontana di Caravaggio” fu “esorcizzata il primo di maggio 1615” e “alli 8 di giugno venne col marito a render grazie... e a dar viva voce, e piena relazione del fatto”.

Anche il figlio di “Saio di Santimentio di quattro anni e che non camminava fu portato alla Fonte miracolosa e immerso in quell’acqua “fu liberato e camminò così testifica sua madre il 28 agosto 1432”. Da Piacenza “Giacopo Fassina” conduce alla fontana presso il Tempio della Beata Vergine Maria la figlia “che non solo era paralitica ma anche aveva perduto un occhio e ne uscì del tutto liberata”, il che fa supporre in quel “del tutto” che oltre a camminare le tornò la vista all’occhio.

Questo è tutto quello che abbiamo potuto conoscere dal libro che raccoglie tanti miracoli dei più vari e di malati provenienti da tanti luoghi d’Italia e che ovviamente trovavano alloggio presso l’ospitale che sorgeva vicino al santuario con la speciale fonte infatti ancora nel 1600 “il suddetto Pio luogo della Fontana mantiene ancora un Hospitale in Caravaggio, nel quale si curano gli infermi e si alloggiano i Pellegrini e pure si allevano gli esposti fino a buona età”. L’archivio antico di quel luogo possiede queste testimonianze ben trascritte e conservate, purtroppo non sappiamo se negli archivi piacentini delle chiese cui appartenevano questi miracolati, dopo il loro ritorno da sanati, ci siano carte che ricordino questi fatti che già a quel tempo fecere comunque scalpore, e bisogna per onor del vero ricordare che fino circa a un secolo fa nella diocesi piacentina non poche erano le chiese che avevano una cappella dedicata alla Madonna di Caravaggio con ottime pitture e la statua della Vergine con la giovane Giannetta inginocchiata ai suoi piedi con la fonte appena scaturita, e sicuramente una devozione che ha un ricco repertorio storico come appunto sono queste incredibili e sconosciute testimonianza piacentine.

Umberto Battini

Madonna di Caravaggio affresco-2

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