«I soci lavoratori espulsi da La Madonnina non si danno per vinti»

Il portavoce degli espulsi della cooperativa che gestisce la casa di riposo di Caorso, Giorgio Braghieri: «Espulsi in 23 dei 54 soci, impugneranno il provvedimento deciso dal Cda»

Prosegue il dialogo a distanza tra le due parti contrapposte nella gestione della casa di riposo “La Madonnina” di Caorso. Questa volta interviene nuovamente Giorgio Braghieri, in qualità di portavoce dei soci contrari alla vendita della struttura ad un’altra cooperativa di Alba di Cuneo. A La Madonnina sono stati espulsi 23 soci lavoratori su 54 e rinviata l'assemblea alla metà di luglio.

«Caorso: il Consiglio di amministrazione uscente de La Madonnina Cooperativa sociale (Calamari, Cardis, Perazzi), dopo aver rinviato l’assemblea che voterà sul bilancio 2019 e sulla bontà del suo operato, ha già escluso 23 soci lavoratori sui 65 totali (di cui 11 volontari), che così non potranno né essere presenti, né partecipare al voto dell’assemblea.

La clamorosa e illegittima esclusione fa il paio con lo slittamento dell’appuntamento (l’assemblea indetta il 24-25 giugno è stata spostata Giorgio Braghieri giusto-2al 16 luglio in prima convocazione e al 17 in seconda) e naturalmente colpisce - e colpirà ancora fino a metà luglio - coloro che hanno dato vita all’animata protesta contro la vendita della cooperativa alla San Pio di Alba (Cuneo). Una protesta che ha coinvolto la maggioranza dei soci lavoratori e che era partita da lontano. I soci, messi in allarme da una serie di voci sul futuro de La Madonnina, il 19 maggio avevano chiesto infatti la convocazione urgente di un’assemblea agli organi amministrativi per avere conto della situazione economica e sanitaria della cooperativa di Caorso.

Per tutta risposta, invece di convocare al più presto l’assemblea com’era suo dovere, il cda, ha dato ampie rassicurazioni scritte sullo stato di salute dei conti de La Madonnina il 25 maggio, ma solo 4 giorni dopo ha comunicato l’improvvisa cessione dell’attività alla San Pio di Alba (Cuneo), giustificandola con una difficile crisi da affrontare (e appena prima negata).

A questo punto, i soci lavoratori, già preoccupati della situazione e più che mai contrari alla cessione della cooperativa, vista l’inerzia del cda, si sono riuniti il 31 maggio, informando il collegio sindacale. In tale sede, rispettando tutte le norme igienico sanitarie anti-Covid, una maggioranza composta da ben 35 soci lavoratori ha espresso la volontà di non riconfermare l’attuale organo amministrativo e di nominare un nuovo cda (Braghieri, Mami, Niagu) per garantire al meglio anche pazienti e familiari e contrastare in tutti i modi l’improvvida cessione de La Madonnina alla cordata piemontese prima del suo arrivo nella struttura il 1° giugno.

Al di là di tutte le violazioni sindacali sulla tutela dei soci lavoratori de La Madonnina avvenuta con la vendita alla San Pio di Alba (Cuneo), appare chiaro come questa illegittima espulsione di 23 soci lavoratori da parte del cda uscente sia volta a indebolire, se non a cancellare del tutto, il fronte di chi vuol difendere la struttura di Caorso, che conta appunto sulla maggioranza degli operatori; e quindi a pilotare il voto nell’assemblea di metà luglio per ottenere la riconferma di vertici amici, allineati all’operazione che ha svuotato la cooperativa della sua attività e che probabilmente nelle mire dei nuovi “padroni” porterà alla messa in liquidazione de La Madonnina. Con due effetti devastanti: impoverire definitivamente il territorio di Caorso, visto che tutti i benefici delle sue attività andranno a finire nelle casse della San Pio di Alba (Cuneo), e far sparire un pezzo di storia dell’assistenza sociosanitaria del Piacentino, che ha fatto scuola nella cura gli anziani.

Ma i soci lavoratori che hanno subito la prepotenza di questa illegittima esclusione, che ha leso a fondo i loro diritti, non si sono dati per vinti: hanno già incaricato i propri legali di impugnare il provvedimento a loro danno deciso dal cda uscente. E si preparano a contestare nelle sedi legali che riterranno opportune tutte le scelte operate dagli organi sociali de La Madonnina, non solo in riferimento alle ultime vicende, ma guardando anche alla gestione degli ultimi anni. Soprattutto per rispondere alla domanda che tutti si stanno facendo: che cosa c’è dietro a questa vendita in fretta e furia della cooperativa La Madonnina di Caorso?».

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