I tesori dei Farnese, dinastia dal respiro internazionale

Una location prestigiosa con relatori di elevato profilo per i Tesori dei Farnese presentati virtualmente nell’appartamento del Duca

FOTO DI ORESTE GRANA

In un periodo in cui nella nostra città l’offerta d’incontri culturali è molto vasta e proficuamente concorrenziale ha brillato la conferenza di presentazione del libro “I Tesori dei Farnese, Parma Piacenza, Caprarola, Roma”, tomo II, di Mariano Andreoni; merito del mix costituito dai suoi contenuti, dalla location, dallo spessore dei relatori-partecipanti e dalla vivacità dei loro interventi. L’opera complessiva di Andreoni rende evidente come i Farnese fossero grandi mecenati e grandi collezionisti di opere d'arte; accompagna il lettore alla conoscenza dell'ambiente e dei “tesori” di cui si circondavano e consente di sondare le fondamenta del patrimonio artistico che arricchiva tutti i palazzi dei Farnese. Di questo secondo tomo parleremo in particolare nella rubrica “Libri piacentini”, limitandoci ora alla cronaca dell’evento culturale.Mariano Andreoni-3

La prestigiosa seconda anticamera che si attraversava per essere ammessi alla presenza del Duca, ornata a stucco negli anni 1685-88 per volere del Duca Ranuccio II  e con tele di Evangelista Draghi, Sebastiano Ricci ed altri pittori - ha armoniosamente ospitato la presentazione coordinata da Leonardo Bragalini il quale ha presentato i relatori ed evidenziato l’importanza della approfondita scientifica ricerca-studio di Andreoni il cui secondo volume stampato da Tip.Le.co., edito con il patrocinio dei Comuni di Parma e Piacenza. Il pubblico, numeroso oltre le aspettative, è parso tanto interessato quanto soddisfatto della scelta degli argomenti approfonditi.

Ad aprire gli interventi l’assessore alla cultura Jonathan Papamarenghi che ha evidenziato la sensibilità dell’Amministrazione comunale a sostenere iniziative importanti come questa dedicata ai Tesori e alla dinastia dei Farnese intorno alla quale ruota buona parte del “Brand Piacenza” relativo al patrimonio artistico culturale della nostra città, del quale dobbiamo essere orgogliosi.

Il prof. Pier Felice degli Uberti, riconosciuto come uno dei massimi esperti mondiali nelle discipline ausiliarie della storia quali l’araldica, i sistemi premiali, il diritto nobiliare, ha evidenziato come i Farnese rappresentano un’importante dinastia che non ha basi solo provinciali o nazionali, ma un respiro internazionale tutto italiano. Ma soprattutto perché si tratta di una dinastia sovrana autoctona italiana come furono poche nella storia del nostro Paese sempre in mano a sovrani stranieri, l’unica che continua nella sua discendenza ancora in varie Nazioni d’Europa.  Oggi dobbiamo applaudire il prof. Andreoni, perché la sua opera esalta la grandezza del nostro Rinascimento italiano esaltando i tesori dei Farnesi custoditi in tutto il loro stato Parma, Piacenza, Caprarola e a Roma capitale della Cristianità universale, fu proprio a Roma che avvenne la spinta iniziale che vide Paolo III già da cardinale, ad iniziare a formare le collezioni d’opere d’arte e preziose, che fu ovunque continuata nell’esempio da parte della sua discendenza sia maschile che femminile. In chiusura di intervento il prof. degli Uberti ha avuto parole di elogio per la serie di articoli pubblicati ad oggi dalla nostra testata sul tema delle “Vestigia farnesiane”.

Terzo intervento quello del generale Eugenio Gentile, del quale tralasciamo la figura professionale, per ricordare che a lui si deve la “riscoperta e l’operazione culturale di altissimo profilo quale è il ricupero e la valorizzazione del “Castello” di Pier Luigi Farnese. Piacenza - ha esordito - è stata depredata da sempre purtroppo legittimamente; una prima volta con la Madonna Sistina venduta, poi con il passaggio di mano dalla dinastia Farnese ai Borboni che hanno portato via tutto, per arrivare al saccheggio compiuto da Napoleone. Le pagine del volume confermano i Farnese come famiglia di grandi uomini a cominciare  da Paolo III che ha dato impulso a una grande dinastia che amava il bello e collezionava di tutto, sfortunatamente estinta per problemi genetici. Il repertorio fotografico del libro consente di ammirare le opere disperse per l’Italia ma anche a New York, Londra, Berlino e altre località, alimentando il profilo internazionale della dinastia. La bella operazione del prof. Andreoni deve continuare perché Pier Luigi Farnese è stato anche marchese di Novara, un aspetto questo poco indagato e di altri luoghi della Tuscia. Avviandosi alla conclusione dell’intervento, il gen. Gentile ha detto di essere orgoglioso di possedere i volumi di Andreoni e auspicato da parte di Piacenza una maggior valorizzazione, di quanto è legato alla memoria dei Farnese. Al proposito come presidente dell’Ente Farnese, ha annunciato che il 5 dicembre alle 17,30 ci sarà l’inaugurazione di una mostra fotografica dedicata all’opera d’arte che in sé è Palazzo Farnese, che abbraccia il periodo 1880-1985: dalle condizioni miserevoli in cui versava alla rinascita di oggi, frutto del gioco di squadra dell’Ente Farnese con il senatore Alberto Spigaroli, del Comune e dell’Ente provinciale del Turismo.

La preziosa opera editoriale in due volumi di Mariano Andreoni – sintetizziamo dall’intervento del prof. Marco Horak - costituisce un meritevole e scientificamente apprezzabile contributo alla ricostituzione ideale della straordinaria raccolta di oggetti d’arte realizzata nel tempo dalla dinastia farnesiana, collezione che era andata dispersa a seguito dell’estinzione della famiglia.  Fortunatamente per “dispersione” non dobbiamo intendere il venir meno delle opere, ma la loro disaggregazione, ossia la loro riallocazione in tantissimi siti diversi e spesso lontani fra loro, facendo così mancare l’originaria unitarietà della raccolta stessa.  I due volumi che costituiscono l’opera “I Tesori dei Farnese” si presentano come libri di grande piacevolezza estetica, accurata veste grafica e apprezzabile scorrevolezza dei contenuti. Infatti il primo impatto per il lettore è di tipo sensoriale, considerata la prevalenza delle immagini – ottimamente selezionate – sui testi. A questo proposito l’autore, evidenziando grande competenza e attenzione verso il lettore, ha avuto cura di fornire per ogni argomento trattato una specifica chiave di lettura, pervenendo a mettere in pratica quella concezione del “testo e contesto” tanto cara a Federico Zeri, geniale e insuperato storico dell’arte del Novecento. I due volumi pubblicati hanno un pregio che li rende preziosi: quello di consentire al lettore di prendere visione, consapevolmente documentato dai testi elaborati dall’autore, della raccolta farnesiana nella sua compiutezza, cosa che non sarebbe umanamente possibile se non per poche parti della stessa, dal momento che le opere appartenute ai Farnese si trovano disperse in tante diverse città europee e collocate in sedi non sempre accessibili al pubblico.

Da ultimo l'autore Mariano Andreoni, prima dei ringraziamenti, ha presentato un'opera delle collezioni farnesiane veramente eccezionale: la Tazza Farnese. E' eccezionale perché è il più grande cammeo al mondo a noi pervenuto dall'antichità classica e perché incisa su entrambe le facce, cosa rarissima essendo di enorme difficoltà tecnica. E' fatta di un materiale (agata sardonica) che tra i beni di lusso occupava una posizione di grande rilievo, tanto che i magnati del tempo arrivavano a compiere vere e proprie follie. E' di un materiale costosissimo anche perché, prima di arrivare al ricco collezionista, doveva percorrere numerosi passaggi e lunghe distanze geografiche. Per di più la Tazza Farnese, prima di arrivare in mano ai Farnese, ha dovuto superare rocambolesche vicissitudini. L'autore infine ha tracciato il profilo dell'erudito Silvio Orsini che ha giocato un ruolo importantissimo nell'arricchimento delle collezioni farnesiane, sia mettendo a disposizione dei Farnese le sue immense competenze, sia con il lascito delle sue cospicue collezioni al cardinale Odoardo Farnese.

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