Il baule di Verdi con 5mila pagine richiesto da Piacenza verrà presentato a Parma

Il baule contiene 5434 pagine autografe di Giuseppe Verdi mai lette prima, suddivise in buste custodite. Sono modifiche, correzioni, incertezze, appunti del compositore. Sforza Fogliani: «Ecco il risultato della collaborazione con Parma»

Il busto di Giuseppe Verdi nella sede della Provincia di Piacenza

Il baule di Verdi - che dovrebbe essere conservato a Villa Sant'Agata (Villanova), ma qua non vi è ancora - verrà presentato a Parma. Dopo un secolo di oblio erano infatti riemersi gli appunti e le indicazioni con cui Giuseppe Verdi seguiva il processo di composizione e revisione delle sue opere. A pubblicarli è l'Istituto di Studi Verdiani nel nuovo numero del suo annuario, diretto da Sandro Cappelletto, che sarà presentato il 29 gennaio a Parma. Si tratta di 5434 pagine autografe di Verdi mai lette prima, suddivise in buste custodite in un ampio baule. Modifiche, correzioni, incertezze, scelte contenute negli appunti che riguardano tutte le sue creazioni, da "Luisa Miller" ai "Pezzi sacri", passando per tutti i grandi capolavori dalla "Traviata" al "Rigoletto", dall'"Aida" a "Don Carlos".

Il caso del baule è stato più volte al centro del dibattito politico piacentino. I Liberali Piacentini e la Banca di Piacenza fecero propria questa battaglia: il baule ritrovato rischiava di essere “scippato” da Parma, dal suo Archivio di Stato. Del caso s’interessò anche il sindaco Patrizia Barbieri e l’ex assessore alla cultura Massimo Polledri. Ma l’ex ministro della cultura Dario Franceschini annunciò poi che il contenuto del baule sarebbe stato conservato a Parma. Fortunatamente la Regione Emilia-Romagna indicò come legittimi custodi gli eredi di Villa Sant'Agata. 

IL BAULE 

Innumerevoli i segreti compositivi svelati al suo interno, tra cui le sofferte cancellature e indecisioni per la stesura della parte musicale del Credo di Jago nell'"Otello", una versione della Fuga del "Falstaff" diversa da quella che si ascolta normalmente e le sorprendenti modifiche di pugno di Verdi, come, ad esempio, nel "Ballo in maschera" o nel "Falstaff", dove ''bocca baciata non perde fortuna'' viene corretto in ''ventura''. Dell'esistenza di un ''tesoro segreto'' di manoscritti musicali verdiani, custoditi in un mitico baule a Sant'Agata, si favoleggiava da anni tra studiosi e musicologi. Ma solo nel giugno 2015 la rivista "Classic Voice" aveva pubblicato per la prima volta l'elenco completo delle quasi cinquemila pagine, molte delle quali inedite, senza però poter accedere ai contenuti.

La campagna del periodico per rendere accessibile questo inestimabile patrimonio continuò nel marzo 2016 con la pubblicazione di una lettera aperta firmata da cinquanta autorevolissimi nomi della musica (tutti i grandi direttori, da Barenboim, Mehta e Rattle agli italiani Chailly, Gatti e Pappano, e poi Pollini, Accardo e Domingo) e della cultura (tra cui Arbasino, Cacciari, Fo, Veronesi) indirizzata al ministro dei Beni Culturali e al presidente della Repubblica. Anche grazie alle pressioni dell'Istituto Nazionale Studi Verdiani e alla Direzione generale degli archivi, i preziosi documenti furono prelevati per procedere prima alla schedatura e quindi alla digitalizzazione.

Il primo a sollevare la questione fu l’avvocato Corrado Sforza Fogliani, che in un tweet di oggi ha rimarcato la delusione per l’ennesima iniziativa culturale che vede Parma protagonista e Piacenza comprimaria. «I piacentini sono invitati il 29 gennaio a Parma – scrive Sforza - dove verrà illustrato il contenuto del famoso baule di Verdi ritrovato nel piacentino. Dopo tante muscolose esibizioni sulla stampa (l’unica cosa che interessa a Piacenza), il risultato. Si prepari la collaborazione con Parma capitale».

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