Il contagio allo “spezzatino” costituzionale

L’Italia bisogna riaprirla, certo. Ma chi l’ha chiusa? Tutti e nessuno. Come al solito, tutti hanno solo fatiche e meriti. Il Governo, anche lui, ha fatto molte sceneggiate

L'avvocato Corrado Sforza Fogliani

L’Italia bisogna riaprirla, certo. Ma chi l’ha chiusa? Tutti e nessuno. Come al solito, tutti hanno solo fatiche e meriti. Il Governo, anche lui, ha fatto molte sceneggiate (qualcuno dice una carnevalata). Ma il suo primo provvedimento, il decreto legge del 23 febbraio – andatevelo a rileggere – dice che le “autorità competenti” (neanche individuate, sarà la prima volta in un provvedimento d’urgenza) “possono” (testualmente, “possono”) chiudere di qua e chiudere di là. Il contagio è stato così combattuto all’insegna dello “spezzatino”, che per combattere il diffondersi di un contagio è il peggio del peggio. I risultati si son visti, e si vedono tuttora. Chi ha sbagliato per primo, adesso – per difendersi – mostra i muscoli: “La salute per prima”. Frase apodittica, come se mostrare i muscoli fosse di per sé la soluzione giusta per far paura al contagio. Intanto, nel ricordo lo “spezzatino” rimane in piedi: i bar sono sempre rimasti aperti da una parte, sono subito stati chiusi dall’altra, sono stati a lungo aperti in un Comune e a lungo chiusi in un altro. All’insegna dei “gusti” personali, per non dire altro e pensare peggio. E si potrebbe fare lo stesso esempio per una serie di attività e di locali.

Chi gioca alla severità non è meno colpevole di chi gioca alla leggerezza. Ma nessuno è responsabile, la responsabilità è di tutti e di nessuno: in sostanza, anche in questa occasione si è raggiunto il risultato che oramai permea tutto il nostro ordinamento giuridico, la politica (o la sciatteria, l’accidia, la furbizia della politica) ha raggiunto il risultato che voleva. Nessuno responsabile. Una volta c’erano poche autorità (Prefetto, Sindaco, Intendente di finanza, Medico provinciale ecc.) e le competenze, con le relative responsabilità, erano precise. Adesso, sono tutti competenti e nessuno è responsabile. Come volevasi dimostrare. Se per portar via un balenottero spiaggiato s’è dovuto fare (dopo mesi e mesi) una conferenza di servizi di una ventina di enti, di chi è la competenza?  E chi è responsabile? La burocrazia (e il lavoro buroindotto) ci guadagna – come la politica – due volte: perché giustifica la propria esistenza, ma nello stesso tempo non risponde di niente.

Diciamo chiaro e forte, allora, che da questo contagio bisogna imparare qualche cosa, che non s’impara col buonismo di maniera e a costo zero, ma facendo un esame spietato di quel che è accaduto.

1) Questo caos istituzionale (lo “spezzatino”) è figlio diretto della riforma costituzionale imposta anni fa dalla Sinistra. Lo strumento primo del disastro è stato – soprattutto – la “legislazione concorrente”, con le Regioni che non si sa cosa possano esattamente fare e no rispetto agli altri organi costituzionali (il decreto legge Conte ne è la prova provata). Finora, i conflitti di competenza fra  Stato e Regioni (con l’aggiunta dei Comuni, per non dire dei Prefetti) avevano intasato la Corte costituzionale, e basta. Ora, hanno intasato l’Italia di virus, liberamente vaganti nell’universo del diritto (e della Sanità).

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2) Da questa situazione l’economia è stata – sempre senza responsabilità di alcuno (tutti competenti, nessuno competente) – devastata. Finirà l’epidemia, ma quando si risolleverà l’economia (un’economia che già lottava con gli aumenti da prefisso telefonico)? Il ricordato provvedimento del Governo, di cui s’è parlato, è patetico: una serie di pseudo rimedi (prima di tutto), enumerati e illustrati, ma a carico – per l’aggravio – degli altri (bollette elettriche ecc., banche: cioè, in italiano: clienti, azionisti, dipendenti, consumatori in genere. Diamoci una regolata, cominciamo dal contagio (costituzionale) e da come lo si è gestito, mettiamo ordine nell’Italia.

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