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Domenica, 21 Aprile 2024
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«Il mondo non può permettersi di isolare la Cina»

Sala Sforza Fogliani del PalabancaEventi gremita per ascoltare la brillante relazione del vicepresidente dell’ISPI Paolo Magri sulle grandi e piccole crisi che stanno minando il sistema

«Lenin diceva che ci sono decenni in cui non succede nulla e settimane in cui accadono decenni. Bene, in quest’ultimo decennio abbiamo avuto una concentrazione di accadimenti che solitamente si registrano in un secolo». E’ partito da questa citazione Paolo Magri, vicepresidente esecutivo dell’ISPI (l’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale), grande esperto di politica estera, spesso ospite in Tv in qualità di commentatore, nel suo brillante e preoccupato intervento sui futuri sviluppi degli scenari internazionali, che ha tenuto al PalabancaEventi, in una Sala Corrado Sforza Fogliani, già dei depositanti, gremita (notata, tra il pubblico, l’on. Cristiana Muscardini, già europarlamentare). Una conferenza su “Geopolitica e futuro” organizzata da Banca di Piacenza e Arca Fondi Sgr: aperta dal saluto del direttore generale dell’Istituto di credito di via Mazzini Angelo Antoniazzi (che ha sottolineato l’importanza dell’argomento trattato e ricordato la brutta sensazione avvertita a metà settembre dello scorso anno riguardo l’approvvigionamento energetico e la crescita dell’inflazione e dei tassi d’interesse; una sensazione che non si provava dal lontano 1973) e introdotta dal vicedirettore generale di Arca Fondi Sgr Simone Bini Smaghi (che ha accennato agli altri numerosi incarichi dell’illustre relatore: segretario del gruppo italiano della Trilateral Commission, vicepresidente del Cesvi, docente di Organizzazioni internazionali all’Università di Pavia e alla Iulm, direttore - dal 1992 al 2005 - delle Relazioni internazionali della Bocconi e in precedenza funzionario presso il Segretariato delle Nazioni Unite a New York).

Magri ha rimarcato come due anni di Covid e un anno e mezzo di guerra (russo-ucraina) abbiano «cambiato il mondo» e osservato che nel 2022 («l’anno della tempesta») c’è chi è passato «dalle stalle alle stelle» (la Nato, Erdogan e la Polonia, la politica industriale - «tutti ora ne parlano» - e la energy security - «in emergenza, tutte le fonti sono state riabilitate, persino il carbone») e chi «dalle stelle alle stalle (i regimi come la Cina e la Russia in difficoltà, rispettivamente, per il Covid e la guerra hanno perso «il fascino dell’uomo solo al comando, facendo riacquistare punti alla democrazia, pur con i suoi difetti»; il modello tedesco, il multilateralismo, la transizione energetica). Il vicepresidente dell’ISPI ha poi fatto notare che chi ultimamente ha investito in combustibili fossili ha guadagnato il 66%, chi ha puntato sulle armi il 15%, mentre la Borsa mondiale ha perso il 19%: «Anche se - ha commentato - il mondo che si arma non necessariamente ci piace». Che cosa dobbiamo aspettarci da questo nuovo mondo? Nei prossimi sei mesi ci sarà la classica “quiete dopo la tempesta” o assisteremo a una escalation? «Domande da un bilione di dollari», ha affermato il prof. Magri riferendosi alla impossibilità di fare, oggi, previsioni essendo troppi gli scenari che si prospettano e ancora maggiori le ipotesi presenti sul tavolo.

«Le madri di tutte le crisi sono tre - ha spiegato l’illustre ospite -: il Covid, la guerra calda in Ucraina e la guerra fredda Usa-Cina. Come tre sono le domande che ci si deve porre: tornerà il Covid?, la guerra Russia-Ucraina diventerà mondiale?, la guerra con la Cina si trasformerà da fredda a calda? La buona notizia è che a queste tre domande la risposta è “No”. La cattiva, che le crisi di Ucraina e Cina rischiano di incancrenirsi. C’è un clima “tossico”, i toni sono troppo alti e vanno abbassati. E invece succede il contrario, come ci dimostra quanto è accaduto in queste ore con l’attacco dei droni al Cremlino». Il prof. Magri non vede, all’orizzonte, possibilità di negoziati per porre fine alla guerra (almeno fino al momento in cui Cina da una parte con la Russia e Stati Uniti dall’altra con l’Ucraina, non si muovano insieme per avviare un’azione diplomatica), così come non prevede miglioramenti dei rapporti tra Usa e Cina («Anche se con stili diversi, sia Trump che Biden hanno messo nel mirino la Cina, perché l’America non vuole perdere la supremazia mondiale. Un contrasto utilizzato come elemento di unione nel Paese. E nella “guerra” con Xi Jinping gli Usa stanno utilizzando quella in Ucraina per portare gli europei dalla loro parte. Il fatto è che la Cina è la prima potenza economica mondiale, detentrice di tanti primati: vivere senza avere rapporti commerciali con lei avrebbe, a livello mondiale, conseguenze devastanti. Il problema è che a furia di dire che occorre isolarla, va a finire che poi accade davvero»).

Ma che cosa può succedere in più, a livello mondiale, di quanto già visto? «Che ci sono altre crisi secondarie (alimentari, finanziarie, energetiche) che se esplodono potrebbero avere effetti molto negativi con grave rischio di fenomeni recessivi. Immaginatevi un giocoliere: se fa girare due palline, se non è un brocco riesce; ma se di palline ne fa roteare 13-14, capite che deve essere molto bravo per non farne cadere nemmeno una; e basta che ne cada una, per farle crollare a terra tutte. Ecco, le palline sono le crisi secondarie». Il prof. Magri ha quindi fatto riferimento al Sud del mondo «messo in difficoltà dall’aumento dei tassi d’interesse e dell’inflazione, quindi dei prezzi, saliti anche del 30-60%. Per certe realtà (Tunisia, Sudan, Libano, tanto per citarne alcune) questo significa povertà. E da dove c’è povertà la gente scappa. L’Europa, già in difficoltà, potrebbe sopportare un forte flusso di migranti? Temo che questo farebbe saltare la coesione che i Paesi Europei hanno dimostrato nell’affrontare il Covid e la guerra in Ucraina. Occorre perciò prestare la massima attenzione: l’unità dell’Europa deve durare e la scommessa di Putin è quella di allungare il più possibile i tempi del conflitto proprio per minare la coesione dell’Unione

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