«Il motu proprio “Summorum Pontificum” di Benedetto XVI è un rito antico che piace ai giovani»

Ne hanno parlato Marco Sgroi e Ivo Musajo Somma per la Gebetsliga

Marco Sgroi, Ivo Musajo Somma, Maurizio Dossena

In via Scalabrini 49, presso il  “Coworking Lounge”  la delegazione piacentina di Gebetsliga ha organizzato un evento di cultura ecclesiale  che ha parlato della liturgia utilizzando l’espressione “Cielo aperto” e sottolineando l’urgenza del senso del Mistero, stigmatizzando, di contro, la diffusione di liturgie fai-da-te ove il Mistero e l’aspetto sacrificale vengono banalizzati in un diffuso stile di celebrazione intrattenimento. Il tema è stato introdotto dal prof. Maurizio Dossena che ha rilevato “La rinascita della liturgia tradizionale dopo il motu proprio ‘summorum pontificum’ , sia un argomento coerente con la particolare sensibilità alla liturgia quale contesto fondamentale della dimensione ecclesiale. La questione liturgica, a quasi cinquant’ anni dalla riforma di Paolo VI, e un’osservazione, critica quanto basta e preoccupata quanto occorre, della situazione al riguardo,  che orienta, decisamente, coerentemente e concretamente, verso l’autorevole diagnosi ratzingeriana sulla crisi ecclesiale e sul crollo della liturgia.   


Il dott. Ivo Musajo Somma ha riferito taluni importanti pensieri tratti da ”Aus meinem Leben Erinnerungen” (Ricordi) dell’allora Card.Joseph Ratzinger, poi l’Avv.Marco Sgroi, del “Coordinamento Nazionale Summorum Pontificum” e componente la Delegazione Piacentina della Gebetsliga, ha poi tracciato un’eloquente documentata analisi della situazione italiana in tema di fruizione del citato Motu Proprio, con diverse indicazioni numeriche, statistiche e percentuali sulle celebrazioni fisse o episodiche, sulla diversa collocazione geografica (più al Nord e Centro esclusa Roma), sull’età prevalente dei fedeli interessati alla Messa tridentina concludendo che “non è vero sia questa una scelta di vecchi nostalgici, perchè prevalgono i giovani”. Ha quindi tracciato una cronistoria documentata sia dal punto qualitativo che quantitativo e percentuale di quanto sta avvenendo al riguardo, a cominciare dalle conseguenze immediate di quella filosofia negativa del Concilio che ha interessato pure la componente liturgica, con un’immediata deriva – di cui non  si stenta a comprendere l’esistenza. La corrente ultraprogressista al Concilio, peraltro smentita dall’analisi della continuità da parte di tutti i Papi del post-Concilio, ma ostinatamente complulsiva – che arrivò ben presto al tentativo di accreditare l’idea che, con la riforma liturgica e il nuovo Messale di Paolo VI, si dovesse definitivamente abrogare quello di Pio V/Giovanni XXIII, nonostante una commissione di porporati – fra cui i piacentini Oddi e Casaroli – avesse concluso il contrario.  Ci fu poi la fase dell’Indulto, e anche a Piacenza ciò portò a celebrazioni in rito tridentino autorizzate dal Vescovo. Fino al Motu Proprio “Summorum Pontificum” del 7 luglio 2007 di Benedetto XVI, che chiuse la questione sottolineando che il Messale tridentino doveva considerarsi mai abrogato e che, in via ordinaria, nelle celebrazioni si può motivatamente scegliere – con la sola verifica di talune condizioni essenziali – fra i due Messali. Una precisazione assai importante.

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