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«Il Rifugio Gaep ammaina la bandiera, ma resta un riferimento per le situazioni di emergenza»

Annullate le attività programmate. Non saranno accettate prenotazioni, non sarà possibile pernottare o accedere alla struttura. Il Rifugio sarà manutenuto nel rispetto dei protocolli Covid, e per le situazioni di emergenza sarà disponibile per gli alpinisti in difficoltà

A causa dell’emergenza Covid-19, il Gruppo Alpinisti Escursionisti Piacentini ha annullato l’attività programmata al Rifugio GAEP “V. Stoto” tra Selva e il Passo del Crociglia. Non saranno accettate prenotazioni, non sarà possibile pernottare o accedere alla struttura. Il Rifugio sarà comunque gestito e manutenuto dai rifugisti nel rispetto dei protocolli Covid, e per le situazioni di emergenza sarà disponibile per gli alpinisti in difficoltà.

«Quest'anno - scrive il presidente Roberto Rebessi - anche per la nostra associazione è stato un anno diverso. Le escursioni non si sono fatte, ad esclusione delle primissime pre Covid ed un paio di uscite sui sentieri vicini al Rifugio. Il Rifugio non ha potuto ospitare gli amanti della montagna, abbiamo così deciso in Consiglio di dare il via ai lavori di manutenzione straordinaria al rifugio. I lavori non vorremmo fermarli solo alla sostituzione del tetto: la CILA presentata al Comune di Ferriere prevede anche un impianto fotovoltaico ed un solare termico. Mentre per le opere relative al tetto avevamo a disposizione l'intero importo ora dobbiamo cercare i fondi idonei a completare quanto programmato. Ci stiamo muovendo in questa direzione; l'aiuto, il contributo, un consiglio da parte di tutti i Soci è sicuramente ben accetto».

Ha scritto Alberto Negroni sul periodico dell’Associazione “Vento di Montagna”: «Nel corso degli anni la struttura ha subito continui miglioramenti, sempre frutto del lavoro di soci e artigiani che con poche risorse, grande bravura e soprattutto tanta disponibilità (forse complice il fatto che erano anni dove la vita era più semplice, con poche distrazioni, se non appunto il rifugio) hanno trasformato la Dogana poco per volta fino ai giorni nostri. Adesso le cose sono cambiate; c'è sempre tanto lavoro da fare, ma bisogna chiamare le imprese. Il rifugio si auto gestisce, ma è accessibile a tutti e in questo modo si sostiene economicamente. Ormai non è più la “casa famiglia” di pochi gelosi soci a cui saremo sempre immensamente grati, ma una struttura di accoglienza e promozione sociale. Il mio turno è finito, gli ospiti sono andati; un po'; di pulizia, sistemo le ultime cose, chiudo il gas, stacco l'interruttore generale, ammaino la bandiera, chiudo tutto e torno verso casa. Sono un po' stanco, ma soddisfatto del mio contributo alla causa. Se dopo 170 anni la Dogana è ancora in piedi, viva e accogliente credo meriti tanto riguardo e rispetto, ma soprattutto la collaborazione di tutti i soci che ne garantirà un futuro florido ancora per anni a venire».

«In questo periodo di chiusura agli ospiti abbiamo colto l’occasione, con le dovute misure di protezione, per poter effettuare lavori di manutenzione che avevamo da tempo rimandato. Fiduciosi di rivederci presto ti raccomandiamo di rispettare quei comportamenti sociali che possano tutelare noi e gli altri da possibili contagi, ma soprattutto in caso di attività in ambiente montano ti preghiamo di prestare la massima attenzione», conclude.

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