“Il trattato di Piacenza”: quando il Drake e Nuvolari fecero pace nella nostra città

Il legame tra Ferrari e Piacenza (il team Af Corse vincente a Le Mans ha sede in città) ha radici lontane. Il primo circuito affrontato da costruttore per la Ferrari fu il Facsal. E il “mantovano volante” e il fondatore del cavallino ricomposero da noi la loro unione vincente, dopo alcune incomprensioni

In un parco alberato a San Damaso (Modena) Tazio Nuvolari (a sinistra) e Mario Umberto Baconin Borzacchini (a destra) avvicinano le loro mani destre a quella di Enzo Ferrari (1933, FOTO FONDAZIONE PIRELLI)

Il team piacentino “Af Corse” ha rivinto, con merito, per la terza volta, la 24 Ore di Le Mans (scusate se è poco...), nella classe Gte Pro, con una Ferrari (la 488 Gte). Il legame tra la “nostra” Piacenza e la casa di Maranello (Modena) non è un unicum. Sono diversi i momenti in cui le strade del Cavallino Rampante si intrecciano con quelle della "Primogenita". Uno è molto conosciuto: l’11 maggio ’47 la Ferrari debuttò come costruttore sul circuito cittadino del Facsal, sfiorando la vittoria con Simone Cortese. Senza contare che l’ultima vittoria di Enzo Ferrari con la tuta da pilota fu la Bobbio-Penice del 1931. Ed era piacentino l’ingegnere dell’Alfa Giuseppe Merosi, a cui il Drake era molto legato.

Meno conosciuta è la vicenda che riguardò il chiarimento tra Nuvolari e Ferrari. Fatti di quasi un secolo fa, ma la memoria – anche quella sportiva – va coltivata. Soprattutto se si parla di due leggende del motorsport italiano, binomio vincente che ha scaldato il cuore di tanti appassionati dell’epoca. Dopo diverse vittorie, Enzo Ferrari – il fondatore della Scuderia omonima e dell’azienda italiana più conosciuta nel mondo – e Tazio Nuvolari, il pilota italiano più famoso della prima metà del ‘900, ruppero all’inizio degli anni ‘30 il loro vincente sodalizio. Ferrari era il leader di una scuderia che utilizzava soprattutto Alfa Romeo per alcuni piloti italiani, e che metteva a disposizione per “gentleman driver”. Ma sia Ferrari che Nuvolari avevano un bel caratteraccio. Due “primedonne”, tanto che Nuvolari pretese di mettere il suo nome nell’intestazione della scuderia, a cui dava lustro con le molteplici vittorie. A Ferrari la cosa ovviamente non piacque. E il rapporto si ruppe: i quotidiani sportivi italiani raccontarono a lungo della separazione. A rimetterci, col senno del poi, tutti e tre: Ferrari, Nuvolari e l’Alfa Romeo.

Il rivale Achille Varzi (c’è anche lui nella magnifica canzone di Lucio Dalla dedicata al mantovano) andò all’Auto Union, gruppo automobilistico tedesco, e Tazio Nuvolari volle seguire il suo esempio, per andare a guadagnare di più in Germania. Sembrava cosa fatta, poi, all’ultimo, il contratto saltò. Per restare al vertice, la Scuderia Ferrari aveva bisogno di un “top driver” per affrontare la minaccia tedesca. Nuvolari senza l’Alfa e la Ferrari non vinceva. Al Drake mancava un primo pilota all’altezza degli avversari. Così Vittorio Jano s’incaricò di ripristinare i rapporti tra i due, in nome dello sport italiano. Ci vollero laboriose trattative e messaggi a distanza. I due personaggi, dotati di uno spiccato carisma, misero alle spalle le accuse e i litigi per provare a ri-vincere insieme.

Fine dei rancori, e spazio a qualche atto per “chiarire” la cosa. «In relazione ai nostri accordi verbali odierni, è inteso e concordato definitivamente e transativamente che nessun credito permane a mio favore a carico della Scuderia Ferrari, e reciprocamente a favore della Scuderia Ferrari e a mio carico, restando tutti i rapporti passati chiusi e liquidati fra di noi con reciproca rinuncia a qualsiasi azione che comunque si riconnettesse al passato». Firmarono in tre: Nuvolari, Ferrari e Jano.Nuvolari-2

 

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