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«In piazza Cittadella il bosco dedicato alle mille vittime del Covid»

Cercasi Dna per Piacenza. Comolli lo individua nel lato “N” della città. Un mix di cultura, ambiente, storia, immagine e identità piacentina

Ricordo che libri storici scritti da non piacentini, attestano come dal 218 a.C. fino al 1682 Piacenza fu città fra le più note, strategiche, osservate speciali dai vari poteri imperanti, epoca per epoca. Poi una lenta silenziosa marginalità. Oggi Il tema vero, di tutti i dibattiti utili e intelligenti, ruota attorno a cosa vogliamo che sia e diventi la nostra città: vogliamo rattoppare, fare qualche rotonda, alberare qualche viale con qualche fioriera sbagliata, vivere con il freno tirato.. ..essere una città triste come scrive qualcuno? Beatificarci dei bei cortili privati? Aprire infiniti dibattiti su piazza Cavalli? Sono convinto che senza una strategia, di lungo periodo, non si vada da nessuna parte. Usiamo un termine arcaico: pianificare.

Il recente dibattito aperto dalla relazione del generale Gentile presidente dell’Ente Farnese ha sollevato questioni e risposte degne di massima attenzione. Ma le querelle politiche e partitiche interessano fino ad un certo punto. Credo che i piacentini, leggendo diversi commenti e lettere, siano interessati ad avere una città pulita, sicura, attrattiva e che abbia un valore, economico ma anche morale e di principio. Oggi le Amministrazioni pubbliche non devono fare assistenza e distribuire prebende, bensì essere un motore moltiplicatore di servizi e bisogni. Piacenza chiede di avere un DNA proprio, non essere al seguito di nessuno.

Il lato “N” della città, come lo chiamo io, da via Campagna fino a piazzale Milano-Fodesta, rappresenta “il” biglietto da visita per chi arriva. Non devono essere Giampietro Comolli-7querelle: mura farnesiane, orti del convento, bastione Campagna, viale Maculani, porta Borghetto, ex Acna ancora intatta, vallo e argini del Po, Bastione san Sisto, chiostri di san Sisto, annessi della caserma Nicolai, piazza Cittadella, mercato rionale, Carmine, arena Daturi, e centrale a tutto,  il complesso farnesiano con la cittadella Viscontea.

Un mix di cultura ambiente storia immagine e identità “piacentina” con anche un luogo interno di convivialità e socialità. E’ vero, Piacenza negli ultimi anni ha avuto tante eredità dai Demani: posizioni non tutte felici, uso e situazioni difficili. Forse non si può utilizzare e gestire tutto, bisogna scegliere. Spesso i veri gioielli nessuno li cede gratis. Ho un sogno nel cassetto: vedere trasformare tutto questo lato della città in un bois de Vincennes di Parigi o un Hyde park a Londra, chiudendo nefandezze, salvando e valorizzando gli immobili di pregio con visione ampia su complesso farnesiano! Il Gotico collegato con una ciclo-pedonale fino a l’argine Po di via Pontiere, compreso lo sviluppo dell’ex hotel san Marco.

Perché non posizionare il Bosco-Covid in piazza Cittadella, “memoria alla vita piacentina”? Pensiamo a un ambiente culturale ricreativo con tutte le essenze autoctone piacentine, ampliando lo sguardo sul Carmine e anche sulla Cittadella con gli annessi previsti. Viale Maculani e accessi alla chiesa cinquecentesca, a parte della caserma Nicolai fino all’intera arena Daturi, potrebbe essere il nuovo Parco Daturi che anticipa il complesso farnesiano, alzato in modo da creare piani di parcheggi al servizio del centro storico, con a lato la ciclovia. E’ evidente che tutto deve essere aperto al pubblico, va curato alla perfezione, educando. Solo idee, ad altri la responsabilità di fare o non fare.

Anche gli uffici pubblici comunali, quelli con contatto diretto con il pubblico, potrebbero trovare una sede vicino ad una strada di grande comunicazione con altre strade. Lo stesso campo Daturi oggi ha un senso molto marginale: qui potrebbe nascere sotto il prato di accesso a Palazzo Farnese un grande parcheggio per la città e lasciare molto traffico fuori dal centro medioevale, che necessita di attenzione e misura, magari di piccoli autobus elettrici su monorotaia, altro sogno nel cassetto. Le enunciazioni in incontri ufficiali, le dichiarazioni opportune con tanto di distinguo non devono essere vetrine teoriche, devono essere sostituite da un “ascolto del fare” quotidiano. Sono convinto che i soldi si trovano, oggi più di ieri, per fare tutto, dalla sanità all’arredo, all’estetica fruibile, curata e utile di questo lato Nord della città. A ben leggere i Dpcm ultimi, quando realmente dotati di fondi dal Tesoro, contengono diverse misure che si possono integrare con altre, il sostegno nei centri storici previsti va di pari passo con le soluzioni green volute dall’UE per il trasporto, con la viabilità, con gli accessi alla salute come il sostegno al commercio e al consumo. Tutto dipende dalla capacità di formulare il progetto voluto da chi finanzia, e non viceversa.

Il palazzo ex hotel san Marco, proprietà esclusiva solo di Comune e Usl, potrebbe diventare un “catalizzatore” di attività e esperienza per giovani artisti, spazi culturali polifunzionali, bar letterari aperti in ora serale, negozi di prodotti tipici e souvenir, magari un ristorante con ricette solo antiche e solo piacentine, oltre che essere la sede di una mostra dedicata a “Verdi, Maestro di una Epoca”.

Mentre certe altre scelte importantissime che sono un servizio ai cittadini, come nuove sedi di uffici comunali o regionali o uffici sanitari o scuole, possono trovare sede in immobili dismessi o ereditati facilmente raggiungibili con mezzi pubblici e privati.  E’ quindi importante che venga predisposto un unico piano- pianta della città di Piacenza, in modo che i diversi assessorati interessati al modello urbano e logistico del contesto, abbiano un confronto continuo. Un risultato che deve poi essere portato, non formalmente ma in modo sostanziale all’attenzione dell’opinione pubblica, prima e non dopo, osservazioni accettate prima delle delibere di approvazioni di varianti. Non è un problema di soldi perché nel 2021 e 2022 diversi saranno i fondi disponibili se indirizzati con finalità anche di tutela e rispetto dell’ambiente. Parlare di sostenibilità e di pulizia dell’aria, senza eliminare i “mezzi” più inquinanti e invadenti diventa una favola. Bosco della memoria, parcheggio, are Daturi, rivitalizzazione lato N, utilizzo dei beni demaniali, nuova sede uffici pubblici, Terre Padane, viabilità, Ztl, nuovo trasporto pubblico, valorizzazione centro storico, brand della città, Dna di Piacenza…vanno posti sullo stesso tavolo e nello stesso momento. solo così si fa strategia di lungo periodo e per le prossime generazioni.     

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