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In quattro anni a Piacenza 260 illeciti ambientali: la nostra provincia penultima in regione

Legambiente Emilia-Romagna ha presentato i dati dello storico dossier dell’associazione, Ecomafia 2022

Ad una settimana dalla Giornata Contro tutte le Mafie, Legambiente Emilia-Romagna porta a Bologna la presentazione dei dati dello storico dossier dell’associazione, Ecomafia 2022. La serata, che si è tenuta presso lo Spazio Cultura di CUBO, è stata un momento di confronto sullo stato dell’arte del monitoraggio sugli ecoreati in regione, a 8 anni dall’entrata in vigore dalla Legge 68/2015.  

Dal quadro complessivo presentato da Enrico Fontana, Responsabile osservatorio nazionale ambiente e legalità di Legambiente, emerge l’efficacia dell’apparato di controllo ambientale in regione, dato l’alto numero di asseverazioni e prescrizioni registrate: 458 nel 2021, il dato regionale più alto in Italia. Un dato, però, che conferma il contributo della nostra regione agli illeciti ambientali: l’Emilia-Romagna, infatti, oltre alla posizione di rilievo per gli illeciti di ordine amministrativo, risulta collocata al dodicesimo posto nella classifica generale dell’illegalità ambientale in Italia, avendo "accumulato” dal 2017 al 2021 oltre cinquemila reati ambientali (esattamente 5.184), con 4.497 persone denunciate, 1.520 sequestri e cinque ordinanze di custodia cautelare, segnalate dalle forze dell’ordine e dalle Capitanerie di porto.   

Per quanto riguarda il Piacentino dal 2017 al 2021 sono stati 260 i reati ambientali, con 158 persone denunciate, 71 sequestri e nessun arresto. Di questi, 91 sono i reati contro la fauna (12 denunce), 72 gli illeciti in ambito rifiuti (100 denunce), 30 reati nel ciclo del cemento (27 denunce), 57 quelli in ambito incendi (dolosi e colposi con 6 persone denunciate)

Tra i relatori della serata i protagonisti delle indagini sugli ecoreati. Hanno portato la propria esperienza il Tenente Colonnello Enrico Risottino, Comandante Gruppo Carabinieri per la Tutela Ambientale e la Transizione Ecologica di Venezia, con competenza anche nella nostra regione; Morena Plazzi, Procuratore aggiunto della Procura di Bologna e coordinatrice del gruppo Ambiente; Maria Luisa Caliendi e Luca Boccuzzi, presidente e avvocato del CEAG – Centro di Azione Giuridica di Legambiente Emilia-Romagna. 

Particolare attenzione è stata dedicata durante la serata all’informazione e al ruolo del giornalismo investigativo nel sensibilizzare amministratori e cittadini su questi temi, grazie alla collaborazione con il Premio Roberto Morrione per il Giornalismo d’Inchiesta, rappresentato nella serata dalla portavoce Mara Filippi Morrione.  

Ha chiuso la serata, infatti, la visione dell’inchiesta “Ipossia Montana”, finalista della 22esima edizione del Premio Roberto Morrione, di Cecilia Fasciani, Andrea Giagnorio e Sofia Nardacchione. Al centro dell’inchiesta la permeabilità delle aree interne della nostra regione - nello specifico l’Appennino bolognese - ad infiltrazioni mafiose. La riflessione offerta dai due co-autori presenti, Giagnorio e Nardacchione, è che i territori di queste aree marginali non possono essere lasciati soli nella gestione dei fondi PNRR, ma che al contrario debbano essere supportati adeguatamente per evitare che i fondi finiscano nelle mani sbagliate.  

“I quasi 7 miliardi che stanno arrivando in Regione grazie ai fondi PNRR, di cui quasi il 10% destinati alle aree montane e interne, rischiano di essere un esca per attività illecite sui territori.” – commenta Legambiente Emilia-Romagna – “Come mostrato dall’inchiesta, le infiltrazioni mafiose sono una realtà con cui il nostro tessuto sociale deve fare i conti. In questo contesto, bisogna saper affiancare i piccoli comuni che saranno sicuramente in difficoltà nella gestione corretta dei fondi europei. Servono dunque competenze e sostegno affinché il pacchetto aiuti dall’Europa possa davvero risollevare le sorti delle aree interne e non viceversa consegnarle dell’illegalità ambientale.”  

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