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Giampietro Comolli

Giampietro Comolli

«In uno Stato democratico liberale, scuola e salute possono essere poste in rosso nel bilancio»

L’intervento di Giampietro Comolli al convegno su storia e futuro dell’ospedale di Piacenza

Concludiamo la serie di articoli sul recente convegno “Dal primo Ospedale Grande a Piacenza, a chi porrà la prima pietra del secondo”, organizzato dalla Società Medico Chirurgica Piacenza, Amop e Amci, coordinato dal dottor Carlo Mistraletti Della Lucia, con la relazione del dottor Giampietro Comolli sul tema “Alimentazione e Salute (ed Economia)”. Comolli ha esordito con un accenno all’importanza fin dai primi bagliori della cura della persona e della salute dell’importanza dell’igiene e sanità personale e collettiva sia per aspetti terapeutici che alimentari e nutrizionali. Tutto già scritto nei primi testi della Scuola salernitana, ma ancor prima da Ippocrate (…a ciascuno la giusta dose di nutrimento…. è la strada per la salute), e poi anche da Guglielmo da Saliceto, il primo a parlare di cultura medica e unire la medicina con la chirurgia. Piacenza ha in questo medico una icona attualissima, da non dimenticare e non disperdere, nel rispetto anche di 550 anni di storia della struttura ospedaliera che può continuare ad avere una importante funzione proprio per la sua disposizione “a padiglioni” separati e autonomi, per la sua centralità urbana che va adeguata migliorata e meglio specificata, per una destinazione salutistica-sanitaria specifica. Comolli è drastico come economista, in qualunque bilancio pubblico comunale, provinciale, regionale, statale le voci scuola e salute possono o devono essere in rosso senza scandalo. Ricorrere come hanno fatto i direttori generali delle Asl-Usl italiane negli ultimi dieci anni, su richiesta europea e su avvallo dei governi italiani, il bilancio a pareggio ha creato disfunzioni, carenze, meno personale e assistenza rimanendo però inefficienti e inefficaci difronte a costi unitari di siringhe da 30 centesimi in una Regione e 3 euro in una altra.

Con ragione il dottor Cavanna e l’architetto Benzi hanno parlato, rispettivamente, di un bisogno attuale di una medicina più vicina e diretta al malato, di un minore scollamento fra decisione politica ed esperienza del medico-infermiere sul campo, di un’assistenza diretta, di una prevenzione da attuare a tappeto; di considerare il nosocomio come una destinazione ben definita, ben orientata e non un accesso primario indefinito casuale e di una importanza fondamentale nel costruire un “nuovo” ospedale guardandosi prima attorno a 360 gradi in modo da non creare problemi ulteriori alle diverse funzioni urbane e urbanistiche, ma anzi di integrarsi con il substrato esistente o da creare.  Va ben valutato l’impatto di nuovo cemento, di spreco di terreno quando Piacenza presenta già almeno 10-12 siti dismessi, abbandonati, ereditati che possono essere ri-utilizzati per il bene della città dei piacentini, delle casse comunali.

Grande idea quella del bosco a ricordo di chi ha perso la vita per la pandemia, ma non andiamo a crearlo in già aree verdi, bensì pensiamo a una ripopolazione di spazi dentro il centro storico che non ha verde pubblico, cogliendo l’attimo per ristrutturare ambienti dimenticati, ma senza l’ennesimo buco nero di una spesa che poi non ha controllo, manutenzione e tutela necessaria. Comolli ha fatto l’esempio, da lui stesso verificato nel 2015 in occasione di Expo Milano, dei 350 immobili e strutture abbandonate, in gran parte di proprietà del Demanio o di Enti pubblici, lungo i 650 km del fiume Po che potevano o potranno essere riutilizzati, ristrutturati. Piacenza ha già tanti spazi da usare, molti vuoti e senza destinazione, molti ereditati, senza bisogno di costruirne ex novo.

Come ha detto Cavanna il malato non chiede miracoli, ma chiede un servizio adeguato. Comolli, da 26 anni in giro per Italia ed Europa, segnala che la prassi esistente è quella di una sanità indirizzata al malato e non alla medicina. Inoltre l’Europa che ha sempre sbagliato in tanti anni a non considerare la sanità-salute dei cittadini europei come un tema europeo alla pari della moneta unica o della concorrenza o delle infrastrutture stradali, finalmente con il MES mette a disposizione dell’Italia circa 37 mld euro già pronti, da attivare subito. Siamo noi italiani che dobbiamo dimostrare, per onestà, per orgoglio e per capacità, di non dover avere la troika che ci controlli, ci dia multe. Il Mes  è un fondo creato dai contributi di tutti i paesi, compreso i nostri.  

Come ha detto Mistraletti e come sostenuto da Cavanna, Comolli approva la importanza di un comitato non partitico e non di funzionari che offra idee e proposte alla politica cui in ogni caso spetta la decisione, ma anche la responsabilità storica di quello che fa. Per esempio, chiosa Comolli, quanti aspetti urbani e sociali possono essere aderenti e cogenti alle nome Ue e Italia post Covid e rientrare in un unico progetto “sanitario-salutistico” autonomo, extra ai 210 mld/euro del place-plane recovery fund! Nel massimo rispetto delle regole, quanto benessere, quanta occupazione, quanta speranza, quanto futuro possono trasmettere i diversi fondi UE e dare effettivamente un rilancio economico alla nostra amata Piacenza e a tutti i comuni della provincia a cominciare da quelli che hanno già una struttura ospedaliera-sanitaria.

Pensiamo anche, come il recente Nobel per la Pace insegna, quanto il food-alimentazione incide sul benessere e sulla pace nel mondo.  Le strutture sanitarie di territorio o di comunità non vanno tenute aperte o chiuse o incrementate per logiche di bottega o politiche, vanno viste solo in un contesto “di servizio ai piacentini” integrato e logistico di sistema sanitario e di salute pubblica. Anche in questo contesto integrato e sociale il binomio salute-alimentazione diventa un motore sanitario molto utile e preventivo, paragonabile se non addirittura migliorativo se in comunione con una nuova assistenza domiciliare, prioristica e prioritaria, in cui i medici di famiglia visitano prima il malato a casa.    

Non sono contrario alla costruzione di un nuovo ospedale - ha concluso Comolli - ma chiedo una razionalità e una innovazione di scelte che partite nel 2015 oggi sono già vecchie. Non è solo una questione di progettualità superate, ma la salute (non sanità) dei cittadini, e dei piacentini in particolare per indole, viste le esperienze avviate da anni in molte città europee di pari dimensione, richiede strutture e centri di territorio e di comunità. Centri sanitari più a misura di malato e meno a immagine e somiglianza di primariati, meno primati di grandezza, meno efficacia contabile per ogni struttura, più efficienza e velocità di intervento, di terapia di merito, di gestione e accompagnamento nella cura mirata. Non sono importanti le dimensioni dei reparti, ma come il paziente-malato è seguito nella diverse fasi fuori e dentro gli ospedali.

E’ degli ultimi giorni quanto l’efficienza, la continuità del servizio, la competenza e la capacità di anticipare e prevenire certe evoluzioni, individuali e collettive di malattie vecchie e nuove, siano fattori determinanti cui nessun dirigente dei lavori può estraniarsi. Per questo meno verticismo e meno concentrazione devono diventare parametri determinanti la salute-sanità futura dei piacentini…da trasmettersi soprattutto in scelte strutturali, strumentali, orizzontali, infrastrutturali, specializzazioni separate con una forte assistenza preventiva ambulatoriale e domiciliare…altrimenti il rischio, ha chiuso Comolli, è un nuovo intasamento degli ospedali. I centri di comunità e di territorio sono la migliore soluzione preventiva che va a braccetto con l’assistenza domiciliare.

“GLI ATTI DEL CONVEGNO”

- https://www.ilpiacenza.it/attualita/ci-si-interroga-sulla-posa-della-prima-pietra-del-nuovo-ospedale-di-piacenza.html

- https://www.ilpiacenza.it/attualita/i-10-milioni-di-euro-per-il-nuovo-ospedale-anticipati-al-convegno.html

- https://www.ilpiacenza.it/attualita/non-si-deve-vedere-la-costruzione-del-nuovo-ospedale-in-antitesi-con-lo-sviluppo-della-medicina-territoriale.html

- https://www.ilpiacenza.it/attualita/il-nuovo-ospedale-e-gli-altri-progetti-urbanistici-che-possono-cambiare-volto-a-piacenza.html

- https://www.ilpiacenza.it/attualita/me-ne-andai-da-piacenza-nel-1991-e-i-nervi-scoperti-della-citta-erano-gli-stessi-di-oggi.html

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