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Domenica, 21 Aprile 2024
Sanità in montagna / Bobbio

«Alla val Trebbia serve un ospedale, va perseguito senza termini di vie di mezzo»

Il coordinamento del Comitato terme e val Trebbia: «La delibera è un primo passo, ad Ausl e Conferenza Socio-Sanitaria resta da chiarire cosa intendano con ospedale»

«In val Trebbia serve un ospedale e va perseguito senza aggiungere termini che fanno intravvedere vie di mezzo o qualcosa di indefinibile». Ad intervenire con alcune riflessioni sul tema della sanità in montagna, il Coordinamento provinciale salute e medicina territoriale e dell'associazione Comitato terme e val Trebbia. «La Conferenza Socio-Sanitaria provinciale – si legge nella nota del coordinamento - ha approvato all'unanimità la proposta del direttore ingegner Baldino per chiedere alla Regione di classificare come “ospedale di montagna” il presidio sanitario di Bobbio, ridotto ad Os.Co (ospedale di comunità) nel 2017. Come è noto, un Os.Co non offre le prestazioni di un ospedale, ha solo personale infermieristico e cura cronicità e lungodegenze. Per questo il Coordinamento dei comitati su salute e medicina territoriale sta sollecitando da anni il ripristino ad ospedale vero e proprio. Dalla stampa nei giorni scorsi abbiamo avuto l’elenco degli interventi (adeguamento antisismico dell’ingresso e del primo soccorso, poi in un secondo momento nuova camera mortuaria, parcheggio, Tac) con le rispettive cifre di spesa. Questi dati dicono che Ausl sta provvedendo alla sicurezza dell’edificio, sono quindi interventi necessari, ma non permettono ancora di inquadrare quali saranno le ricadute della delibera in termini di efficacia sanitaria. La delibera, si spera, avrà l’avallo della Regione. Tuttavia, il passaggio a vero ospedale si avrà quando saranno chiariti gli investimenti in organico e dotazioni, quando si potrà verificare l’elenco delle prestazioni prenotabili. Il passaggio ad ospedale sarà effettivamente realizzato in presenza di un piano operativo: finché non c’è siamo sulla soglia di una qualche probabilità».

«A ben vedere – prosegue la nota - gli interventi di messa in sicurezza antisismica - ampliamento degli spazi interni e del parcheggio - sono stati programmati da anni e sono motivati nella delibera Ausl del 17 dicembre scorso, come interventi necessari all’operatività dell’Os.Co di Bobbio. Come da tempo chiedeva il Coordinamento provinciale su salute e medicina territoriale, ora gli amministratori in Conferenza Socio-Sanitaria hanno ufficializzato la richiesta alla Regione di un superamento della condizione di Os.Co. Ci si può fermare qui? Se Bobbio deve diventare un ospedale dovrebbe erogare prestazioni previste in situazioni analoghe, ad esempio come a Borgo Val di Taro, dove c’è Oncologia, Cardiologia, Chirurgia Generale, Ortopedia e Traumatologia, Ginecologia e punto nascite, Anestesia, Pronto Soccorso. Sono queste prestazioni che sostanzieranno e renderanno davvero credibile la scelta di trasformare l'Os.Co di Bobbio in ospedale».

«La delibera è un primo passo  - aggiunge il Comitato - ora ad Ausl e Conferenza Socio-Sanitaria resta da chiarire cosa intendano quando si parla di ospedale. C’è una ambiguità. Nella normativa nazionale non esiste una definizione di “ospedale di montagna”. La normativa prevede solo due tipologie. O sei un Os.Co o sei un ospedale, e per ognuna di queste sono specificati i termini, i compiti, gli obiettivi e le caratteristiche. In val Trebbia serve un ospedale e va perseguito senza aggiungere termini che fanno intravvedere vie di mezzo o qualcosa di indefinibile. Nel piano di investimenti è prevista anche una Casa della Salute a Bobbio. Promessa che si ripete e che se fosse mantenuta sarebbe cosa ottima. Il problema è che anche qui si parla solo di muri. Per progettare una Casa della Salute occorre sapere prima cosa verrà organizzato nei suoi locali, quali servizi e prestazioni, quanto e quale personale. Invece nulla di questo è dato sapere. Esiste un piano a riguardo? E se esiste, cosa dice? È importante sapere quanto si spende per sistemare i locali di una Casa della Salute, però agli utenti interessa quali servizi ci saranno. Si ripete la situazione della Casa della Salute in alta Val d’Arda? Dove, ad una domanda su quali servizi verranno erogati la risposta è stata intanto facciamo i muri e poi vediamo».

«Tutte queste considerazioni attorno all’ospedale – conclude la nota - non possono però far dimenticare l’allarmante situazione sanitaria in alta val Trebbia a Ottone e in alta val Nure a Ferriere. Togliere la Guardia Medica a chi abita in quelle zone significa che, a dispetto di tutti i bei discorsi sullo spopolamento, non solo i servizi non vengono potenziati, ma vengono addirittura tolti. Per Ausl sono cittadini di serie B? Una operazione di accentramento o “razionalizzazione” motivata da scelte aziendali di bilancio e indifferenti ai bisogni della popolazione di montagna. Da anni seguiamo la sanità in provincia, da utenti che vogliono i livelli essenziali di sanità pubblica, che non vogliono essere costretti a ricorrere a strutture private perché in quelle pubbliche l’attesa è di mesi e ritengono che questo sia un diritto, sia per chi vive a Piacenza come ad Ottone o Ferriere».

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