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«Ingiustificabile spostare Diabetologia, non si può attendere il nuovo ospedale»

Il coordinamento dei comitati per la difesa della sanità pubblica dopo la volontà di trasferire il reparto a piazzale Milano: «Sconfortati dal fatto che i sindaci accettino tutte le decisioni dell’Ausl»

«Prendendo spunto dalle dichiarazioni del ministro Roberto Speranza il quale, giunto a Piacenza in piena emergenza Covid, si esprimeva così: “Il Piano Sanitario attuale (quello approvato il 31 marzo 2017) è Jurassico” e “Prima di tutto la salute”, vorremmo come Coordinamento Comitati per la difesa della sanità pubblica piacentina, osservare come alle roboanti affermazioni davanti all’opinione pubblica, seguano fatti diametralmente opposti». Così interviene Silvia Brega, portavoce del Coordinamento Comitati per la difesa della sanità pubblica.

«Non ultima la decisione preoccupante del trasferimento dell’Unità Operativa di Diabetologia dall’ospedale civile a Piazzale Milano con tutte le conseguenze di disagio che, in piena pandemia, le istituzioni potevano risparmiare proprio per rispetto di una categoria fragile e in nome del “prima di tutto la salute” frase che rimane sempre più uno slogan di cui riempirsi la bocca. La strategia messa in atto e oramai consolidata da Asl di Piacenza in modo sistematico si compie in ogni angolo della nostra Provincia: prima Fiorenzuola, poi Bobbio e Villanova per proseguire con Castelsangiovanni che, in piena emergenza grazie all’Unità Intensiva era stato trasformato in ospedale Covid e quindi, oggi comprendiamo alla luce delle evidenze, come l’occasione per Ausl sia stata perfetta per chiudere importanti servizi (ambulatori specialistici, oculista, otorino, Unità Operativa di Ortopedia, Pronto soccorso) e attualmente, nonostante il nosocomio della Val Tidone sia considerato pulito dal Covid, osserviamo come tali servizi non siano più stati ripristinati».

«Non vorremmo che tale strategia si attuasse anche per l’ospedale di Piacenza considerato oggi ospedale Covid. Dietro all’esigenza di spazi di cui si ha assoluta necessità, si manifesta la ghiotta occasione per trasferire, spostare, sospendere determinati servizi. Nulla di più definitivo del cosiddetto “provvisorio” si è dimostrato nella sanità piacentina creando non poche preoccupazioni tra i cittadini nonché pazienti e contribuenti».

«Quale migliore occasione partire con uno spostamento come quello della Diabetologia? Una volta spostato, stiamo certi che non rientrerà più! Se l’esigenza fosse davvero rappresentata dalla mancanza di spazi ci chiediamo allora perché non si è pensato di mantenere “pulito” da Covid l’ospedale di Piacenza».

«Il 9 luglio 2020, il Governo aveva emanato un Pngla (Piano Nazionale per il Governo delle Liste di Attesa-LEA) che promuoveva appunto accorgimenti da adottare per evitare che gli spazi disponibili nei presidi sanitari fossero dirottati sull’emergenza Covid compromettendo così la risposta sanitaria su altre patologie (non meno importanti e urgenti) ed il rispetto dei LEA. Nulla è stato programmato da parte di Regione e Ausl. È da ciò che nasce lo stato di assoluto non rispetto dei tempi di attesa per visite, analisi e cura, così come ora la decisione di trasferire fuori dall’ospedale l’unità operativa di diabetologia. Di fatto si è messo mano ad un processo di smantellamento e di riduzione inaccettabile dei servizi, producendo una modestissima reazione dei Sindaci, che hanno avallato in tal modo ogni decisione di Asl, nella convinzione, a nostro avviso mal riposta, che tutto sarà superato con la costruzione del nuovo ospedale (che, se si farà, sarà operativo non meno di 12-15 anni). Siamo senza parole nell’apprendere tanta superficialità per non dire addirittura cinismo, nell’affrontare il problema sanitario in un periodo storico in cui la salute dovrebbe essere la priorità».

«Sconforta anche riscontrare che la Conferenza Socio Sanitaria anziché essere luogo del confronto democratico per soddisfare al meglio i bisogni di salute dei cittadini, si stia trasformando in un organismo di piatta accettazione delle decisioni dell’Azienda Sanitaria. Dovrebbe essere esattamente il contrario».

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