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Smog, Piacenza tra le città italiane più inquinate da particolato fine: «Emissioni da ridurre del 47%»

Qualità dell’aria, i dati 2023 e l’analisi di Legambiente: da inizio anno 17 sforamenti di Pm10 per la centralina di via Giordani

Particolato fino, Piacenza tra le città italiane più inquinate. Un risultato evidenziato in “Mal’Aria di città 2024”, nuovo report di Legambiente redatto nell’ambito della Clean Cities Campaign. Al centro l’analisi dei dati 2023 nei capoluoghi di provincia, sia per quanto riguarda i livelli delle polveri sottili - Pm10, Pm2.5 - che del biossido di azoto (No2).

In primo piano, rispetto al territorio locale, i livelli di particolato fine (Pm2.5), termine con cui si identificano le particelle di diametro aerodinamico inferiore o uguale ai 2,5 µm. Con una media annuale di 19 μg/mc nel corso del 2023, Piacenza rientra tra le nove città del territorio nazionale che hanno registrato i livelli più elevati, oltre a conquistare il podio regionale. Guardando ai nuovi limiti normativi previsti sul tema, da realizzare entro il 2030 – evidenzia l’associazione ambientalista – equivale a una necessità di riduzione del 47% di questo tipo di emissioni.

                                             Malaria 2024 PM2.5

«Le sorti della salute dei cittadini europei saranno determinate nel trilogo, l'ultima fase del processo di revisione della Direttiva europea sulla qualità dell'aria, prevista entro febbraio 2023. Considerando che in Italia ci sono 47.000 decessi prematuri all'anno a causa del PM2.5, è cruciale – sostiene Legambiente - che il Governo italiano non ostacoli ulteriormente questo percorso, evitando deroghe e clausole che possano giustificare ritardi nel raggiungimento degli obiettivi».

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Sul territorio ragionale «i dati evidenziano un miglioramento rispetto all’anno precedente, probabilmente attribuibile soprattutto alle condizioni meteorologiche “favorevoli” che hanno caratterizzato il 2023, anziché a un effettivo successo delle azioni politiche intraprese per affrontare l’emergenza smog» afferma Legambiente. «Sebbene infatti il quadro che emerge per l’Emilia-Romagna sia nel complesso positivo per lo scorso anno, quando solo la città di Ferrara si è trovata a superare i giorni consentito di sforamento per il Pm10, già i dati di queste prime settimane del 2024 dimostrano il persistere delle condizioni che conducono le concentrazioni di inquinanti al di sopra dei valori consentiti dalla legge. Dal 21 Gennaio la nostra regione è infatti soggetta alle misure emergenziali a causa dell’eccessiva presenza di inquinanti nell’aria, che, in assenza di piogge o vento, avvolgono come una cappa le nostre città. A Modena e Ravenna è già stata superata la metà degli sforamenti del valore di Pm10 consentiti in un anno (rispettivamente 21 e 19 sui 35 possibili al 06 Febbraio), altre città sono al limite (Ferrara, Piacenza e Rimini con 17 sforamenti); se il meteo non cambierà questi numeri saranno destinati ad aumentare e siamo solo a inizio Febbraio.  In questi giorni abbiamo assistito anche al fenomeno della cosiddetta “neve chimica” ovvero nebbia che a causa dell’abbassamento delle temperature, gela, e cade al suolo come fosse neve; una neve pericolosissima però perché è un aggregato di inquinanti, spore e altri allergeni che i depositano nei nostri polmoni, aumentando i casi di asma e bronchite cronica».

«I dati del 2023 ci dicono che il processo di riduzione delle concentrazioni nelle città emiliano romagnole è troppo lento” – commenta Francesco Occhipinti direttore di Legambiente Emilia-Romagna “Ad oggi tutti i nostri comuni capoluogo dovranno intensificare gli sforzi per ridurre le loro concentrazioni di PM10 entro il 2030, con una percentuale di riduzione compresa tra il 5% e il 30% mentre per il PM2.5 la riduzione necessaria oscilla tra il 26% e il 47%. Di poco migliore la situazione per quanto riguarda l’NO2, dove la riduzione massima richiesta riguarda Modena con un 26%. Alla luce degli standard dell'OMS, che suggeriscono valori limite molto più stringenti dei valori di legge attuali e che rappresentano il vero obiettivo per salvaguardare la salute delle persone, la situazione diventa ancora più critica. Bisogna determinare una svolta a livello nazionale e territoriale per ridurre l'impatto sanitario sulla popolazione, il costo ad esso associato, e il danno agli ambienti naturali».

«La discussione sul nuovo Piano Aria Integrato Regionale approvato nei giorni scorsi dall’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna ha messo in luce le criticità del contesto emiliano-romagnolo, inserito nel territorio del bacino padano, dove occorrerà intervenire in modo coordinato sui tre principali settori responsabili delle emissioni – agricoltura, trasporti, impianti di riscaldamento», aggiunge Davide Ferraresi, presidente di Legambiente Emilia-Romagna. «Se sul versante della mobilità si avviano trasformazioni rilevanti nel contesto urbano, come nel caso delle città a 30 km/h, restano da risolvere le debolezze dei sistemi di trasporto pubblico e da eliminare gli stanziamenti di risorse a sostegno di nuove infrastrutture autostradali, assolutamente controproducenti per il raggiungimento degli obiettivi. Occorre poi avviare una seria riflessione sui vincoli posti alle attività produttive, sia nel settore zootecnico sia in quello industriale, laddove il Piano non prevede vincoli stringenti per le nuove autorizzazioni e per quelle da rinnovare: è necessaria una valutazione complessiva dei quantitativi complessivi delle emissioni autorizzate a livello regionale, valori al quale non dovrebbe essere consentito di aumentare ma che, al contrario, dovrebbero diminuire in futuro. La crescita economica non può essere considerata più importante della tutela della salute dei cittadini».

Quest’anno, Legambiente lancia la campagna itinerante “Città2030: le città e la sfida del cambiamento” in corso dall’8 febbraio al 6 marzo. L’iniziativa – sottolinea l’associazione – è realizzata nell’ambito della Clean Cities Campaign, una coalizione europea di Ong e organizzazioni della società civile, di cui anche il cigno verde fa parte, farà tappa in 18 città italiane per promuovere una mobilità sostenibile e a zero emissioni e per chiedere città più vivibili e sicure.  

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