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Venerdì, 24 Maggio 2024
Da dicembre a febbraio

Inverno mai così caldo dal 1961, febbraio il più eccezionale: «Media sempre sopra la norma»

Arpae: «In Emilia-Romagna tutte le variabili termiche hanno superato i valori massimi storici, con medie, massime e minime mai registrate nella stagione invernale nel periodo di disponibilità dei dati»

In Emilia-Romagna, come in altre regioni d’Italia e d’Europa, l’inverno meteorologico 2024, che copre il periodo da dicembre 2023 a febbraio 2024, è stato il più caldo dal 1961.

A fare il punto Arpae Emilia-Romagna, secondo quanto emerge dal dataset climatico Eraclito61 – che copre il periodo dal 1961 ad oggi - gestito dall’Osservatorio Clima dell’agenzia. «Nel trimestre appena passato - scrive - tutte le variabili termiche hanno superato i valori massimi storici, con temperature medie, massime e minime mai registrate nella stagione invernale nel periodo di disponibilità dei dati. La temperatura media regionale ha raggiunto un valore di 6,6 °C (centigradi), superiore di +2,7 °C rispetto alla media del trentennio 1991-2020, e di +0,4 °C rispetto al precedente record, registrato nel 2020». (nella figura sotto la serie delle temperature medie regionali invernali - dicembre, gennaio, febbraio - dal 1962 al 2024).

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«Le temperature massime - sottolinea Arpae - hanno registrato un valore medio stagionale di 10,7 °C, superiore al clima recente di +3,1 °C e record della serie dal 1961. Per le temperature minime si osserva uno scostamento leggermente inferiore, ma comunque elevato, con media di 2,5 °C rispetto ai 0,2 °C attesi. Il grafico in figura 2 (sotto) mostra la distribuzione delle temperature massime invernali dal 1961 al 2024 ed evidenzia lo scostamento dell’ultimo inverno (in rosso) rispetto ai precedenti (in blu gli anni appartenenti al clima passato, in giallo il clima recente, incluse le annate dal 2021 al 2023)».

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«A valori stagionali così estremi hanno contribuito in misura maggiore i mesi di dicembre e di febbraio, ma analizzando i dati mensili - riportati nella tabella sotto -, si evince che ciascun mese dell’inverno appena trascorso è stato caratterizzato da anomalie positive in tutti le variabili considerate. A dicembre spicca il dato delle temperature massime, superiori al clima di +3,3 °C. Gennaio è stato il mese che meno si è discostato dalla norma, ma con un’anomalia media comunque molto elevata (+1,4 °C), dovuta principalmente alle temperature massime. Febbraio è il mese più eccezionale, con anomalie superiori a +4 °C per temperature medie, massime e minime».

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L’eccezionalità del mese di febbraio – continua Arpae - si nota anche dal grafico che mette a confronto la temperatura media regionale della stagione (in nero) con l’intervallo di normalità climatica del periodo 1991-2020 (in verde) e con i valori massimi (in rosso) e minimi (in blu) di tutta la serie dal 1961.

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«Non solo la temperatura media regionale di febbraio è stata complessivamente superiore al clima di +4,2 °C – prosegue l’agenzia - ma, ad eccezione dei giorni 24 e 26, la temperatura media dei singoli giorni si è mantenuta costantemente al di sopra della norma, superando in diverse occasioni i massimi storici. Come evidenziato sopra, anche questo grafico conferma un’anomalia positiva più contenuta per il mese di gennaio e più marcata per dicembre, che pur con un inizio complessivamente nella norma, si conclude con anomalie fortemente positive, che culminano nel picco registrato il 23 dicembre, giorno più caldo della stagione, con una temperatura media regionale di 13,6 °C».

«Durante l’inverno, l'altezza dello zero termico, la quota a cui la temperatura dell’aria in libera atmosfera diventa negativa, si è mantenuta sempre altissima e quasi sempre superiore alla sommità delle cime appenniniche. La media invernale è stata di 2307 m, a pari merito con il record stagionale registrato nel caldo inverno 2019/2020 (2310 m). Nel periodo 1991-2020, la media invernale dello zero termico sulla regione si è attestata complessivamente intorno ai 1700 metri, ma l’indice, nel corso del trentennio, ha presentato un progressivo aumento di circa 200 m. La tendenza ha subito un ulteriore incremento negli ultimi tre anni, con una quota media dello zero termico superiore a 1900 metri».

«L’inverno 2024 - conclude l’analisi - non si presenta come un caso isolato, ma si inserisce in un contesto già fortemente anomalo: insieme all’autunno 2023 è infatti la seconda stagione consecutiva più calda dal 1961».

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