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Italia Nostra: «La captazione dell’acqua del Lardana provoca una devastazione»

Il consiglio direttivo di Italia Nostra contesta la captazione delle sorgenti del Nure e dei suoi affluenti

Il consiglio direttivo di Italia Nostra contesta la captazione delle sorgenti del Nure e dei suoi affluenti. «Con grande stupore – informa in una nota - (e rammarico) apprendiamo che sono stati ripresi, ad insaputa di tutti, i lavori di “decapitazione” del torrente Nure, interrotti alcuni anni fa, anche per nostra ferma presa di posizione. Ci riferiamo, in particolare, al fatto che, come testimoniato dalle foto allegate, oggi si sta di nuovo provvedendo a sbarrare il Lardana (affluente di destra del Nure), per derivarne le acque e inviarle all’acquedotto della Val Nure. Il tutto era stato previsto, anni fa, dall’Ato (l’allora Ambito Territoriale Ottimale), per garantire, in “caso di emergenza e attraverso una adeguata interconnessione con gli esistenti acquedotti”, il rifornimento idrico dei centri abitati della media pianura (Vigolzone, Podenzano, Rivergaro, Gossolengo, ecc.).

Con lo sbarramento in atto si sta anzitutto provocando una devastazione fisico-ambientale di un luogo di elevata valenza scientifico-naturalistica (la valletta del Lardana), che costituisce parte integrante della testata “glaciale” del Nure e le cui acque, provenienti dal noto sito di Prato Grande (stagionalmente popolato da mandrie di bovini), ospitano oltretutto, come ben si sa, una relativamente ricca e preziosa fauna di salmonidi (trote). Sono ben evidenti, note e intuitive, le gravi alterazioni già oggi indotte sul sistema idrogeologico e sui rapporti acque superficiali/acque sotterranee dalle già effettuate derivazioni delle sorgenti che alimentano l’esistente “Acquedotto del Nure”. Ciò è conseguenza, in particolare, della forzata interruzione dei flussi idrici verso i serbatoi sotterranei naturali cui fa capo il Nure (detti serbatoi si identificano nei depositi alluvionali di subalveo, nei depositi alluvionali terrazzati del fondovalle e nel grande corpo del conoide di deiezione costruito da Nure al suo sbocco nella pianura): la sottrazione delle acque provenienti dalle sorgenti più ricche e dagli affluenti (qual è il caso emblematico del Lardana) provocheranno danni irreversibili sulla qualità e quantità delle acque che, per vie proprie naturali (e con perenne, assiduo e costante fluire nel tempo)  vanno oggi a saturare detti serbatoi. Si corre il rischio che l’acqua ospitata dall’alveo, una volta eliminata quella delle sorgenti e degli affluenti, faccia quasi esclusivamente capo, nei periodi estivi, a quella fornita dagli scarichi dei depuratori, che, appunto in questa stagione, hanno la loro massima attività.

Gli Uffici della ARPAE - SAC di Piacenza ci hanno molto gentilmente comunicato che l’intervento in parola (sbarramento del Lardana) è previsto a pag. 42 dell’Atto n. 149 del 4/08/2017 del Presidente della Giunta Regionale e che, come tale, è stato inserito all’interno del “piano dei primi interventi urgenti di protezione civile”: agli stessi Uffici rivolgiamo e rinnoviamo l’invito a collaborare affinchè venga posta fine ad una siffatta iniziativa, nei confronti della quale sussiste la possibilità di infinite alternative».

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