Sabato, 20 Luglio 2024
In Cattolica

L’agricoltura del futuro: innovazione e tradizione ma con etica

"L’innovazione in agricoltura nel rispetto delle tradizioni: garanzia di sicurezza alimentare e di salvaguardia ambientale?", convegno in Cattolica

«L’agricoltura si è sviluppata in rapporto all’aumento della popolazione ed alle sue esigenze nutrizionali, ma sovente di ciò non si tiene conto. La grande sfida è dare cibo di qualità a tutti. Già oggi siamo otto miliardi e nel 2050 cresceranno le esigenze alimentari del 50% rispetto ad oggi, occorrerà produrre utilizzando le medesime superfici, allevare tutelando il benessere animale, sintetizzando in modo armonico tradizione ed innovazione ma guidate dall’etica per una corretta applicazione delle innovazioni, senza peggiorare la salute del nostro pianeta, anzi cercando di migliorarla».

«I dati parlano chiaro: la Sau nel 1900 era al 10%, nel 1960 il 36% con 3 miliardi di abitanti ed oggi, con gli attuali 8 miliardi è ancora al 36%. Questo grazie all’innovazione tecnologica ed alle nuove tecniche coltura e genetiche e pertanto, se verranno evitati gli sprechi, si potrà addirittura ridurre la Sau al 29%». Così si è espresso il professore Giuseppe Bertoni nella sua introduzione all’incontro svoltosi in aula “Piana” presso l’Università Cattolica, organizzato dalla Sezione Agraria dell’Associazione “Alumni Cattolica - Ludovico Necchi”, che ha ripreso le attività formative e conviviali forzatamente sospese nel periodo pandemico. Tema del convegno “L’innovazione in agricoltura nel rispetto delle tradizioni: garanzia di sicurezza alimentare e di salvaguardia ambientale?”.

L'incontro, oltre ad essere, come sempre, momento di formazione e confronto, è stato anche l’occasione di ritrovarsi tra quanti hanno condiviso, anche in momenti diversi, l’esperienza degli studi universitari presso la Facoltà e dalla Facoltà di Scienze Agrarie, Alimentari e Ambientali, arrivata al traguardo del 70° anno dalla sua fondazione. Ed infatti, dopo la Messa ed il convegno, c’è stata la consegna medaglie e targhe ricordo degli anniversari di laurea: 15° (anni 2007 – 2010), 25° (anni 1997 – 2000), 40° (anni 1981 – 1985) e 50° (anni 1972 – 1975) ed un incontro conviviale cui è seguita, nel pomeriggio, una visita presso il nuovo centro sperimentale Crei-Cerzoo in località San Bonico a Piacenza.

Delle questioni economiche collegate all’Agricoltura Sostenibile ha trattato il direttore di Economia agro-alimentare professore Paolo Sckokai che ha appuntato la sua analisi sul Green deal europeo, sulla Far-to-fork strategy (dal campo alla tavola), ovvero i paradigmi, compresa la nuova Pac, su cui si dovrà confrontare da subito per continuare a godere dei contributi Pac di 52 miliardi annui, ma solo ottemperando ad impegni ben precisi di sostenibilità economica, sociale ed ambientale, un approccio che coinvolge tutta quanta la filiera. Ci saranno comunque impatti negativi su diversi settori e probabile crescita dei prezzi. In ogni caso questo (riduzione gas serra, aumento del biologico, riduzione fitofarmaci, riduzione della perdita di nutrienti, tutela della biodiversità digitalizzazione) è un percorso già avviato che sarà sempre più supportato dalle nuove tecnologie».

Delle questioni agronomiche si è invece occupato il professore Vincenzo Tabaglio. Ha sostenuto che «bisogna ripensare i modelli agricoli per non rinunciare ai contributi e quindi è necessaria compatibilità ambientale. La tradizione - ha detto - è innovazione consolidata, occorre cercare di copiare ciò che fa la natura e poi trasferire il tutto negli agro-sistemi che vanno pertanto revisionati. Un dato di fatto incontrovertibile: l’aumento vertiginoso della Co2. In Italia è necessario lavorare su nuove colture con piante adatte alle nuove condizioni climatiche, bisogna puntare su un’agricoltura “conservativa”, con tecniche come la semina su sodo, sul miglioramento genetico, perché l’avvenire non si prevede, ma si prepara. La Fao punta sull’intensificazione di un’agricoltura sostenibile, conservativa, come da anni sperimentiamo in Cerzoo. Rotazioni colturali, lavorazioni al minimo, copertura continua del terreno gestendo i residui colturali o con colture di copertura. Il terreno è un ambiente vino e complesso e si può e si deve migliorare».

«Conoscere il passato per costruire il futuro». Così il professore emerito dell’Università di Parma Giovanni Ballarini ha esordito nella sua relazione ricordando che «l’uomo ha progredito con invenzioni come l’agricoltura. Così si è passati dalla caccia all’allevamento; l’aumento del reddito ha accresciuto il consumo di carne, così l’allevamento ha determinato maggiore produzione di latte e la sua trasformazione».

Ha ricordato che l’alimentazione «interferisce sulla nostra mutazione genomica e che per il futuro si affacciano scenari tra loro coesistenti che implicano una drastica riduzione dei fitofarmaci e un allevamento attento al benessere animale e sostenibile. Ma oggi gli allevamenti intensivi non contribuiscono al riscaldamento climatico se non per la piccola parte che non riguarda il bestiame, ma il sistema di allevamento nel quale vi è un diretto o indiretto uso di combustibili fossili per muovere i trattori che arano e raccolgono i foraggi, le macchine che mungono le vacche, i frigoriferi che conservano il latte, l’energia usata nei ventilatori. Tutte attività che potrebbero funzionare usando il biogas ottenuto dalle deiezioni animali e l’elettricità ottenuta da pannelli solari o da pale eoliche, raggiungendo così una completa neutralità nel ciclo del carbonio. Nell’attuale complessità dell’antropologia alimentare umana diviene comunque importante riaffermare l’indispensabile valore di una libertà alimentare che, come ogni altra libertà, è continuamente minacciata da sempre nuovi divieti, in parte sostenuti o favoriti dai risorgenti fondamentalismi».

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