L’agricoltura piacentina è solida e professionale ma resta ancora molto da fare per la montagna

Il direttore di Coldiretti Piacenza Claudio Bressanutti traccia un bilancio dei primi sei mesi di attività

Claudio Bressanutti

«Sei mesi di tempo non sono molti per poter conoscere in modo approfondito un settore così complesso e diversificato com’è l’agro-alimentare piacentino, ma un direttore Coldiretti quando viene inviato in trincea in una provincia, già dal primo giorno deve attivarsi per amministrare al meglio gli uffici, ovvio che uno cerchi prima di documentarsi in modo adeguato, ma poi bisogna essere da subito operativi, perché le attività economiche dei soci non aspettano. Nell’onore che mi è stato fatto di guidare la Federazione piacentina, sono stato agevolato dalla precedente esperienza in quella ferrarese, anche se non contraddistinta dalla diversificazione produttiva che caratterizza questa provincia che per di più, oltre alla pianura, è contraddistinta sia da collina che montagna, con tutte le problematiche che ciò comporta». Esordisce così il direttore di Coldiretti Piacenza, Claudio Bressanutti nel tracciare un bilancio dei primi sei mesi di attività a Piacenza «dove ci sono realtà produttive veramente importanti e significative, da quella zootecnica, a quelle agro-industriali, (pomodoro), alla viticoltura, tante per citarne alcune». Un’organizzazione come Coldiretti ha il compito di essere una cerniera per le filiere, tutelando il reddito degli imprenditori agricoli e la qualità delle loro produzioni che vanno valorizzate e difese per le loro peculiarità. Pensiamo a cosa significhi la produzione e la trasformazione di oltre l’80% di latte in Grana Padano ed il valore aggiunto che questa riveste, ma zootecnia significa anche rotazioni, gestire e mantenere la fertilità dei suoli, vuol dire ora anche produzione energetica, ed è per questo assurdo che, pur nel pieno rispetto della normativa, si verifichino ritardi nelle deroghe per gli spandimenti, con gravi problemi per centinaia di aziende, quando a pochi km da qui, in altra regione, le ottiche siano diverse. Sarebbe auspicabile almeno un’ uniformità delle direttive.

Ma zootecnia equivale anche vita per la montagna e conservazione dei territori, perché la presenza degli imprenditori è fondamentale per presidiare le zone svantaggiate. Dunque bisogna porre la dovuta attenzione a tante piccole realtà, incentivare le sinergie di trasformazione e di valorizzazione dei prodotti, stimolare la multifunzionalità, lavorare sulla sostenibilità e sul biologico, attraverso una compartecipazione che attraversa tutta la filiera, recuperando anche la zootecnia da carne, valorizzando i pascoli e soprattutto riconoscendo ai prodotti il loro giusto equivalente di qualità. Le vallate piacentine vanno valorizzate per le loro straordinarie qualità paesistiche e storico-ambientali, veicolate dalla viticoltura di qualità che caratterizza centinaia di aziende, molte delle quali condotte da giovani. Abbinare tradizione e tecnologia oggi può garantire sicuramente adeguate trasformazioni; il vino può essere un veicolo straordinario di valorizzazione, ma è necessario sapersi aprire al nuovo, fare “squadra” per vincere sui mercati, collaborare con Università ed enti di ricerca per migliorare qualità e produzioni sostenibili, sfruttare le potenzialità dell’enoturismo.

«Piacenza - prosegue il direttore di Coldiretti -  è una delle capitali italiane del pomodoro. Gli agricoltori grazie alla loro indiscussa professionalità e l’utilizzo di pratiche agronomiche innovative unite alla tecnologia (di precisione), hanno saputo creare, con le industrie di trasformazione, un unicum nel panorama regionale; ma è ora fondamentale un controllo adeguato della produzione che si ottiene attraverso una collaborazione costruttiva di tutta la filiera, altrimenti i rischi di deprezzamento per il valore del prodotto e quindi del settore sono elevati». «Ho trovato - precisa poi Bressanutti - un’organizzazione con molte consolidate professionalità, capillarmente diffusa nel territorio, esserci sempre è il nostro mantra, perché i soci hanno il diritto di far parte di un’associazione che è a loro disposizione per ogni necessità tecnico-amministrativa. Noi dobbiamo saper offrire una gamma articolati di servizi che supporti il socio in una burocrazia sempre più complessa, dobbiamo fornirgli un valore aggiunto inserito in un efficiente sistema provinciale e regionale, migliorando la capacità di fornire servizi ottimizzati, aggiornando costantemente gli addetti, per tutte le aziende, dalle più grandi alle più piccole».

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Nel contempo Coldiretti deve proseguire la sua azione di valorizzazione delle produzioni, con collaborazione con i cittadini, gli enti, le amministrazioni. «Per noi - dice - la trasparenza e la lotta alle contraffazioni, la tutela del made in Italy, è il nostro credo e siamo pronti a collaborare con chiunque abbia a cuore queste tematiche, nessuno escluso, per questo collaboriamo intensamente con le amministrazioni locali nelle battaglie per tutelare le nostre produzioni di qualità, pronti alla lotta, sia che si tratti di contrastare il Ceta, rivelando i veri dati dell’export seguiti all’accordo, come delle importazioni selvagge. Ci siamo battuti per l’etichettatura obbligatoria d’origine, per valorizzare ed educare ad un’alimentazione sana e sostenibile. Non a caso con Educazione alla Campagna Amica" abbiamo avviato da anni un percorso virtuoso con le scuole elementari, nella consapevolezza che dobbiamo educare i consumatori del domani, ma anche le loro famiglie. Anche la vendita diretta nelle aziende è un modo per valorizzare queste produzioni  di qualità, quelle a chilometro zero.  A Piacenza ho trovato una Federazione già ben rodata su questi molteplici obiettivi. Mio compito è quello di mantenere questa rotta in collaborazione con Giunta e Consiglio, nell’interesse di tutti i soci, come dei cittadini-consumatori».

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