L’Antonino d’Oro 2020 alla città e alla provincia di Piacenza

I canonici del capitolo della Basilica di Sant’Antonino hanno deciso di assegnare quest’anno il premio al territorio: «Un atto di gratitudine nei confronti di chi si è impegnato in questa terribile pandemia»

I Canonici del Capitolo della Basilica di Sant’Antonino martire, sono lieti di annunciare che hanno deciso di assegnare il premio “Antonino d’oro 2020” alla città di Piacenza e provincia. Il conferimento del premio vuole essere un atto di stima e di gratitudine nei confronti di tutte quelle persone che in questi ultimi mesi si sono impegnate, con generosità e coraggio, a far fronte alla terribile pandemia che duramente ha colpito la nostra città di Piacenza e la sua provincia. Tantissimi sono stati i piacentini che hanno manifestato un grande senso di responsabilità civica e di solidarietà umana, mossi dal vivo desiderio di contribuire affinché venisse sconfitta la diffusione dell’infezione da Covid-19 che tanta sofferenza ha causato e sta causando all’interno delle nostre comunità.

«Una ferita – spiega don Giuseppe Basini, presidente del Capitolo dei Canonici di Sant’Antonino - che difficilmente si potrà rimarginare, poiché causata innanzitutto dalla morte di oltre mille persone (tra le quali anche sei sacerdoti della nostra diocesi) che improvvisamente sono state strappate all’affetto dei loro cari e alla vita della collettività. Insieme a loro, non possiamo dimenticare la sofferenza degli anziani rimasti “rinchiusi” per tanto tempo nelle loro abitazioni o nelle case di riposo e che non hanno potuto ricevere le visite dei loro parenti e amici. Così come il dolore di numerose famiglie che si trovano in seria difficoltà economica o che stanno vivendo forti conflitti al loro interno e la sofferenza silenziosa, a volte dimenticata, dei nostri bambini e adolescenti impediti di frequentare la scuola, gli amici e i luoghi di aggregazione così importanti per la loro crescita personale. In questo “oceano di dolore” non possiamo dimenticare le persone che hanno vissuto il tempo del lockdown in strada. Alcuni si sono ammalati e hanno perso la vita. La loro morte la riteniamo una dura sconfitta per la nostra città. Poi c’è il virus della paura, come conseguenza di tutto ciò che è accaduto e potrebbe accadere in autunno, che rischia di condizionare i nostri rapporti con gli altri spingendoci a far crescere la diffidenza e la sfiducia».

«Dentro a questa realtà così difficile e oscura vorremmo che la solennità di Sant’Antonino, patrono della nostra città e della diocesi, fosse anche l’occasione per cogliere i segni di speranza che sono emersi in mezzo a noi e dai quali ripartire per ricostruire il tessuto lacerato della nostra comunità.

In primo luogo desideriamo evidenziare la testimonianza di chi si è trovato più “esposto” nell’affrontare questa emergenza: i medici, gli infermieri, i farmacisti e tutto il personale sanitario e di servizio ospedaliero. In questi ultimi mesi hanno rappresentato il volto più bello della nostra comunità. Insieme a loro riteniamo ammirevole l’impegno profuso dagli amministratori della cosa pubblica, dalle forze dell’ordine, dai numerosi volontari tra i quali anche molti giovani, insieme ai tanti lavoratori che non hanno mai smesso di garantire a tutti i beni e i servizi essenziali per la nostra vita personale e sociale. Così come è motivo di speranza la grande generosità dei numerosi sacerdoti, religiosi e laici che, senza clamore e in vari modi, hanno aiutato tante persone a non cedere alla disperazione».

«È proprio da questi segni di speranza e da tanti altri che stanno germogliando che possiamo e dobbiamo ripartire. Non per tornare quelli di prima, ma possibilmente per essere persone capaci di avere una vera attenzione per l’altro, disposte a costruire un mondo più giusto, più umano, più sano di quello che questa pandemia improvvisamente ha fermato e rivelato essere profondamente malato. Come ha ricordato il nostro presidente Sergio Mattarella: “Questo è tempo di un impegno che non lascia spazio a polemiche e distinzioni. Tutti siamo chiamati a lavorare per il nostro Paese, facendo appieno il nostro dovere, ognuno per la sua parte”.  Ci auguriamo che anche la nostra comunità piacentina sia animata da questo desiderio. Ripartire tutti insieme, con grande speranza per il futuro. Una speranza che trova il proprio fondamento non nelle nostre strategie, bensì nell’azione della grazia di Dio che sa volgere al bene anche le situazioni più difficili che siamo chiamati ad affrontare. Papa Francesco l’ha scolpito a chiare lettere nella preghiera in piazza San Pietro il 27 marzo: “siamo tutti sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme, tutti bisognosi di confortarci a vicenda”. E ancora: “questa è la forza di Dio: volgere al bene tutto quello che ci capita, anche le cose brutte. Egli porta il sereno nelle nostre tempeste, perché con Dio la vita non muore mai”. Una certezza che ha animato la vita di Sant’Antonino, nostro patrono e che ora deve animare anche la nostra se vogliamo permettere a tutti (non solo ai più forti) di guardare con fiducia al futuro che ci attende».

Il premio “Antonino d’oro”, giunto alla 35ª edizione, viene annualmente sponsorizzato e patrocinato dalla Famiglia Piasinteina. Verrà consegnato personalmente dal vescovo mons. Gianni Ambrosio sabato 4 luglio nella basilica di Sant’Antonino a conclusione della celebrazione eucaristica delle ore 11. Lo ritirerà, rappresentando simbolicamente tutti i piacentini, Patrizia Barbieri sindaco di Piacenza e presidente della Provincia.

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