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L'Ecce Homo per la prima volta a Piacenza fuori dal Collegio Alberoni: sarà a Palazzo Galli

A Palazzo Galli della Banca di Piacenza dal 29 novembre all’8 dicembre l’Ecce Homo di Antonello da Messina con venti altri appuntamenti di grande rilievo

Giorni di fine novembre di eccezionale importanza per la cultura della nostra citta. Sabato 28 novembre alle ore 10, la “Signora” del Klimt ritorna in mostra nella sua Galleria Ricci Oddi. Nel pomeriggio alle 16.30 un altro grande evento promosso dalla Banca di Piacenza e dal Collegio/Opera Pia Alberoni: nel Salone dei depositanti di Palazzo Galli ci sarà l’Ostensione dell’Ecce Homo, capolavoro di Antonello da Messina con proemio del prof. Giovanni Carlo Federico Villa, storico dell’arte e grande esperto del principale pittore siciliano del ‘400 di cui ha curato la mostra tenutasi di recente a Palazzo Reale di Milano. E’ la prima volta che la piccola e preziosa tavoletta raffigurante Cristo legato alla colonna dai soldati romani (1475) può essere ammirato, a Piacenza, al di fuori del Collegio.  Si potrà accedere all’esposizione da domenica 29 novembre a martedì 8 dicembre, festa dell’Immacolata in orario 10-19. In sinergia con gli eventi “Klimt e Antonello” è programmato un complesso di 20 manifestazioni collaterali, fra cui l’apertura della Salita al Pordenone, un concerto in Santa Maria di Campagna, un reading teatrale, la presentazione di un libro sull’Ecce Homo, l’apertura a San Lazzaro della Sala degli Arazzi e della collezione dell’Alberoni, la Salita alla terrazza panoramica della Banca; due concorsi, uno di pittura e uno fotografico.

Tutte le manifestazioni sono a ingresso libero con prenotazione obbligatoria e si svolgeranno nell’osservanza della normativa sull’emergenza sanitaria. Le istruzioni relative saranno presenti sul sito della Banca (www.bancadipiacenza.it), dove si potrà apprendere se le manifestazioni si svolgeranno in presenza oppure no. Dato il presente stato di incertezza determinato dai provvedimenti anti-covid, quanto programmato potrebbe dover essere modificato; l’organizzazione cercherà comunque di far in modo che ogni iniziativa possa essere organizzata in modi alternativi (streaming, etc).

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I PRIMI EVENTI COLLATERALI

1.Inaugurazione collezione FRANCESCO GHITTONI recentemente acquistata dalla Banca di Piacenza, con intervento di Vittorio Sgarbi (venerdì 27 novembre ore 18,00)

2.Concerto in Santa Maria di Campagna orchestra sinfonica di Piacenza (sabato 28 novembre ore 21,15)

3. Apertura straordinaria Salita al Pordenone (29 novembre-5, 6, 7, 8 dicembre; dalle ore 10 alle ore 13 e dalle ore 15 alle ore 19 festivi; dalle ore 15 alle ore 19 feriali).

La presentazione del programma d’iniziative caratterizzate da una forza culturale che non ha precedenti, e quindi di grande valore per l’immagine della città, è avvenuto in conferenza stampa con introduzioni dell’avvocato Corrado Sforza Fogliani, presidente esecutivo della Banca di Piacenza e del dottor Giorgio  Braghieri presidente Opera Pia Alberoni, che hanno anche annunciato che a fine mostra l’Ecce Homo sarà conservato nel caveau della Banca di Piacenza fino a Febbraio 2021, quando saranno terminati gli importanti lavori di riallestimento degli spazi museali del Collegio Alberoni. L’ing. Roberto Tagliaferri ha illustrato il complesso sistema di sicurezza che accompagna gli eventi programmati, Paolo Guglielmoni ha illustrato il progetto di comunicazione e l’architetto Carlo Ponzini gli elementi raffigurativi del restyling al logo della Banca.

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ANTONELLO E PIACENZA, INDAGINI SULL'ECCE HOMO

Un progetto di Giovanni C.F. Villa

Nel 1735 Giulio Alberoni redige l'inventario dei beni presenti nel suo palazzo: al numero 260 compare un Ecce Homo. Incerte le vicende precedenti, dalla morte del cardinale la tavola è rimasta nel collegio piacentino da lui fondato. È un capolavoro con pochi eguali, non solo nella produzione del suo artefice, De Antonio Antonello, da Messina, Antonellus messanensis nell'autografia: l'evidenza della raggiunta capacità di utilizzo di tutti gli elementi prospettici e stereometrici, a cominciare dalle ombre della corda sul petto e sulla clavicola, 1'intensità delle lacrime e la cura nella definizione dei capelli e la loro distinzione rispetto alla barba ne fanno una tappa quanto mai esemplare di un tema su cui Antonello ha lavorato per molti anni.

L'eccezionale possibilità di esporre per un breve periodo l'opera, a Piacenza, negli aulici ambienti di Palazzo Galli, consente finalmente di 041120-2poter sviluppare un'ampia e completa riflessione visiva su di un soggetto centrale per l'arte del grande messinese, che in esso trova il compimento di ogni riflessione sul sacro e sul tema del ritratto. Gettando i prodromi di una stagione artistica che muterà per sempre l'arte europea. Si ipotizza dunque di presentare l'Ecce Homo dell'Opera Pia in una lettura che, sviluppata in una chiave narrativa e didattica, evidenzi al visitatore contemporaneo il senso profondo della ricerca antonelliana e il ruolo che un'immagine come quella del Cristo alla colonna aveva per il fedele del tempo, così da scandagliare e esemplarmente rappresentare il grande retaggio del messinese nella cultura sacra e artistica italiana e del suo apporto a quella europea. Nello sviluppo di questo soggetto Antonello evidenziando ogni tappa della sua formazione in quel grande crogiolo, e luogo d'incontro di diverse civiltà, che è stato un tempo il bacino del Mediterraneo: dalle suggestioni della pittura catalana, valenzana e provenzale al filtro di esse tramite le esperienze napoletane e veneziane.

Saranno così presentate in serie tutte le opere che Antonello compie sul tema del Cristo flagellato, leggendone l'avventura umana e figurativa come una sequela di occasioni e di incontri che hanno portato l'artista da pittore, pur notevole, di una parte marginale d'Europa, legata al substrato gotico iberico-provenzale, a pittore che via via sia avvicina all'esperienza della spazialità italiana; e riesce, per le misteriose vie della poesia, a trovare un miracoloso equilibrio tra una visione di sintesi che coglie, della figurazione, soltanto i fatti altamente significativi, ed un amore del dettaglio minimo, apparentemente non importante o immotivato, ma capace di scavare nella profondità della visione, evidenziandone aspetti di una modernità balenante, di vivezza straordinaria. Per giungere infine, in modo del tutto originale, a un'estrema sintesi linguistica che può davvero definirsi nazionale ed europea. Questo grazie ad una mirabile capacità di assimilare, fondere e riproporre le più significative e disparate tendenze della sua epoca, talento straordinario che lo mette in luce quale precoce emblema di ciò che verrà poi riconosciuto come modello dell' uomo nuovo rinascimentale.100_4463-2

La mostra, indagando l'affermarsi di uno dei geni assoluti dell'arte mondiale, si propone di ricostruire compiutamente la figura di Antonello proponendo, in scansione cronologica, la tematica dell'Ecce Homo. Principiando dal Cristo in pietà che appare sul recto della "pace" del Museo Regionale di Messina, l'immagine preliminare della serie su cui Antonello lavorerà fino alla fine: tanto per la corda al collo quanto per l'attitudine del volto a sollecitare l'emozione del fedele. Da questa si passerà alla tavoletta Wildenstein, esemplare delle forme della devotio moderna diffusa a metà Quattrocento, proponendo il duplice tema della passione di Cristo e della flagellazione del santo eremita nel deserto, illustrando così la propria personale pietà e prossimità al dolore del Redentore. Qui sviluppandosi due caratteristiche precipue, nell'analisi di Cristo da parte di Antonello: la lieve torsione del corpo e l'attitudine dello sguardo, rivolto al fedele. Elemento centrale è poi l'accentuazione dei tratti più coinvolgenti, e patetici: dai capelli sudati agli occhi semichiusi, dalle gocce di sangue alla bocca ansimante. Tratti che torneranno nella successiva sequenza di Ecce homo antonelliani, senza equivalenti presso altri pittori. Da quello di New York, una delle prove ormai compiute del tema, con la leggera rotazione del busto, il distacco spaziale della corona di spine, l'attenzione per le gocce di sudore e di sangue, la bocca socchiusa: l'indicazione dei temi patetici che poi giungeranno all'acme nelle Pietà legate ai dialoghi veneziani passando per la tavola integra e perfetta del Louvre, esemplare dell 'ultima produzione di Antonello e basata su di un cartone replica esatta della Pietà del Prado, poiché le due teste di Cristo sono perfettamente sovrapponibili, e la variante unica è data dagli occhi, qui aperti e dolenti, là chiusi nella morte fisica. Un'opera, quella nel museo francese, che per il patetismo portato al limite estremo, la qualità espressiva e la lucentezza, l'estrema finezza nei singoli dettagli, l'analisi luministica è certamente di un Antonello a un livello espressivo stupefacente. E che consentirà a Piacenza di presentare anche il Cristo morto del Correr di Venezia e quello del Prado, caratterizzati da una qualità eccelsa del paesaggio, l'effetto prospettico, l'osservazione minuta della realtà che esaltano ulteriormente la definizione anatomica. Mentre l'effetto del corpo morto, in particolare nella mano abbandonata, e l'espressione dell'angelo evidenziano una definizione del sentimento pietoso di commovente emotività. Qui Antonello è davvero il pittore "non umano" che il figlio Jacobello volle ricordare nella sua unica opera firmata a noi pervenuta, siglandola "filius non umani pictoris". Un racconto per immagini che sarà sviluppato in parte nel Salone depositanti, ove si ipotizza di collocare il colophon e le riproduzioni in grande formato delle tavole di Venezia e Madrid a fare da preludio, insieme alle gigantografie degli sguardi degli Ecce Homo, ma anche conclusione alla visita della mostra concentrata tutta nell' ambiente di Sala Raineri, così da garantire tanto un giusto distanziamento dei visitatori, quando una visione intima e privata di un tema da inginocchiatoio.

L'andamento espositivo -la cui bozza progettuale si presenta in allegato - immagina un primo ambiente ove, accanto ai testi esplicativi, via sia la riproduzione in alta qualità, su idoneo supporto e in scala 1: 1, di tutti gli Ecce Homo di Antonello da Messina, come da elenco in calce, e la presenza di breve video che, in dissolvenza, evidenzi e racconti il rapporto degli uni con gli altri e la scelta del pittore di utilizzare sempre i medesimi due tipi umani. Da questo primo ambiente sarà già possibile osservare in infilata prospettica un secondo ambiente creato a offrire la suggestione della flagellazione del Cristo alla colonna, dunque definendo una sorta di cannocchiale visivo borrominiano che ha la sua fuga sul Cristo dell'Opera Pia. Un ambiente le cui pareti saranno color porpora, seguendo così il racconto evangelico, con un restringimento finale offerto da pannelli che, come quinte teatrali a simulare colonne, condurranno visivamente il visitatore ad ammirare la tavola antonelliana, in una visione la cui intimità e suggestione è ulteriormente offerta dal soffitto a lacunari. In quest'ambiente, assai controllato da un punto di vista illuminotecnico (oscurando le lunette con una semplice pellicola posta sul lato della sala Raineri), il solo elemento visivo oltre all' opera sarà un prespaziato posto sulla parete che fa da prima fuga visiva per chi entra in salone, percepibile dunque prima e dopo aver visto l'opera: "e consegnò Gesù, dopo averlo fatto flagellare, affinché fosse crocifisso" (Marco 15, 15), il passo intorno a cui si muove tutta la riflessione antonelliana.

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