«L’emergenza ci dimostra che i tagli alla sanità sono poi pagati duramente»

L’associazione Terme e Valtrebbia: «L’emergenza obbliga a riflettere, occorrerà riprendere il discorso sul piano di riorganizzazione sanitaria. L’ospedale di comunità di Bobbio ad esempio va ripotenziato»

«Il contagio da coronavirus – interviene l’associazione Terme e Valtrebbia - obbliga tutti a riflessioni sulla sanità, bene pubblico: dieci anni di tagli, oggi il coronavirus, il futuro. È di questi giorni la decisione di chiudere il pronto soccorso a Bobbio (come prima quelli di Castelsangiovanni e Fiorenzuola) per attrezzarlo con posti letto di terapia intensiva a sostegno della rete ospedaliera piacentina. Una decisione comprensibile che però richiede una riflessione più generale. Medici ed infermieri, già sotto organico, li abbiamo visti lavorare in condizioni estreme, eroiche appunto. Allora la prima riflessione è che per il futuro vengano ripristinati livelli occupazionali adeguati, dove non sia chiesto eroismo al personale. L’emergenza ha dimostrato che i tagli sono stati pagati duramente e se la lezione l’abbiamo imparata dobbiamo rivalutare e recuperare il terreno perso in materia di sanità pubblica ed universale. La seconda riflessione è sulla distribuzione degli ospedali e la organizzazione della risposta sanitaria sul territorio. In particolare, passata l’emergenza, per quanto riguarda la provincia di Piacenza, è da riprendere il discorso sul “piano provinciale di organizzazione socio-sanitaria”».

«Quello che l’attuale emergenza sta dimostrando è che oggi a Piacenza non c’è urgenza di spendere oltre 600 milioni di euro per un nuovo ospedale: per avere gli stessi posti letto e fra 10 anni. C’è invece bisogno di potenziare una risposta sanitaria adeguatamente distribuita sul territorio e di investire in apparecchiature e personale sia medico che infermieristico. Torniamo all’Osco di Bobbio. Se guardiamo ai bisogni delle popolazioni interessate, dovrebbe rappresentare un presidio di prima risposta sanitaria ad una popolazione distribuita su un territorio vasto, frammentato, con collegamenti non sempre facili, delle valli Trebbia e Tidone. Oltre ad un pronto soccorso sarebbe necessario garantire quegli interventi di urgenza sia in medicina che ortopedia, punto nascita, visite, esami, con la presenza di medici non solo di infermieri. Ricordiamo poi che è ancora da completare la ricerca di acque termali sul terreno di San Martino e se le probabilità di presenza vengono confermate l’Osco di Bobbio potrebbe diventare anche punto di terapie e riabilitazioni termali. E’ necessario riprendere il discorso sul “piano socio-sanitario” provinciale perché attualmente, così com’è, all’Osco di Bobbio vengono assegnate soprattutto le lunghe degenze. Un discorso da riprendere anche con tutti i sindaci del territorio. Questa emergenza ci sta facendo vedere a tutto tondo luci ed ombre dell’attuale livello di sanità pubblica, dei limiti della sanità privata: teniamone conto nell’attrezzare il futuro, appena questo contagio sarà spento».

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