Martedì, 21 Settembre 2021
Attualità

L’ex hotel San Marco in evidenza sul sito nazionale di Italia Nostra

Sgarbi: «La pensilina è memorabile». Comolli: «Dobbiamo convincere i padroni di casa della necessità di restituire il bene alla collettività»

cartolina di ORESTE GRANA

Il sito nazionale di “Italia Nostra” che ha ripreso, citando la fonte, uno dei nostri numerosi servizi sull’ex Albergo San Marco https://www.italianostra.org/ex-albergo-san-marco-qualcosa-si-muove/, e una annotazione di Vittorio Sgarbi: “Memorabile è anche l'ampia e abbandonata pensilina dell'ex Albergo San Marco a Piacenza” (Il Giornale, 27 dicembre 2020, nell’ambito di esempi Liberty del ferro battuto), hanno suggerito a Giampietro Comolli lo stimolo a proporre ulteriori considerazioni sull’auspicato recupero dell’immobile per il quale è stato confortante leggere la disponibilità espressa da alcuni cittadini ad impegnarsi in prima persona pur di vedere una destinazione autorevole e certa.     

Le proprietà Ausl a Piacenza sono molte, molte dimenticate. Perché non inserirle nel piano finanziario e nella rimodulazione e ridefinizione della nuova sanità collegata al nuovo ospedale? Potrebbero essere tanti punti sanitari specializzati.  Piacenza ha circa 1 milione di mq di fabbricati già esistenti e disponibili:  ereditati, abbandonati, distrutti, disabitati, cadenti che possono essere molto importanti in un disegno generale di ri-uso, no-spreco prima di fare nuove urbanizzazioni, varianti urbanistiche….Certo che Piacenza fra eredità demaniali e militari, sblocchi d’area, nuove aree da sistemare tutto in un colpo, una abbondante indigestione, dopo decenni pensati più al nuovo per fare cassa comunale. Da qui una idea interessante trasversale che serpeggia in città: vedere i fondi sanitari regionali, nazionali promessi, ed europei con il nuovo regolamento Mes, per una visione socio-sanitaria-urbana-civile-poliedrica di tutta la città e dintorni.

A proposito del nascente tavolo sull’uso dell’ex albergo San Marco, noi piacentini dobbiamo spingere, sognare, stimolare, punzecchiare i padroni di casa sulla necessità di mettere a frutto un bene della collettività a ben guardare, sul bisogno che il tetto non caschi, che una porta storica della città si apra, attiri, recuperi e crei peso specifico per tutto il contesto d’area. L’ex albergo (stellato) San Marco deve diventare la “Casa del Maestro” intesa testimonianza di una epoca, di una vita agro-piacentina, di una storia di beneficenza e di solidarietà fra compaesani, dipendenti e colleghi. Troppi i nomi di piacentini, di magiostrini, di pontenuresi, di villanovesi conoscenti o deferenti o lavoranti verso Verdi per non pensare a un recupero di un palazzo cui dare una identità autonoma della cultura piacentina. Non ce n’è mai abbastanza di luoghi di cultura, se supportati, mantenuti, curati, aperti, promossi.  “Verdi e l’Italia” non sarebbe un titolo presuntuoso o fuori luogo, bensì un richiamo molto importante alla memoria stessa, in cui il valore alto e unitario di nazione va salvaguardato ma con grande attualizzazione e lungimiranza: la casa verdiana potrebbe essere anche motore di esempi del passato e di innovazione sociale e civile.

Deve essere una destinazione aperta e dinamica, polifunzionale e attrattiva, inserita in un percorso di ‘800-‘900 in cui Piacenza già primeggia a livello nazionale, essere un alto corollario di vita reale di una epoca. Inoltre far resuscitare l’ex-albergo vuol dire riabitare e rifrequentare un centro storico piacedal sito-2ntino che dalle 19 in poi langue! Non si può far finta di niente per 20 anni quando personaggi mondiali scrivendo del genio musicale di Verdi e del segno lasciato in una epoca, dedicano il sottotitolo al “ …grande gentleman piacentino” esaltandone carattere e personalità nella vita civile sociale umana, seppur con personalità difficile. Temi che sono stati molto ben illustrati, documentati e descritti dal grande lavoro di esperti piacentini del Maestro Verdi, come Alessandra Toscani che da anni cura il legame toni musicali e suoni di campagna nelle terre agricole di Verdi e presenta in  diversi contesti manifestazioni culturali di grande espiro come quella che intende mettere in scena questa estate(!)  nei luoghi villanovesi-magiostrini  proprio sul legame lirica-suoni-poesia fra due epoche di due grandi personaggi italiani…ancora da non svelare. Oppure il grande lavoro di raccolta, archivio analisi studio eseguito da anni da Gianfranco Sprega, fiorenzuolano Doc, per i documenti campestri, catastali, meccanici e innovativi negli oltre 1000 ettari delle aziende agricole.  Oltre alla mole di note, foto, lettere, annotazioni su cene e personaggi ospiti a Sant’Agata,  atti ufficiali e originali, commenti di amici,  ricordi e storia della famiglia già da tempo testimoniati da Stefano Pronti che fanno sicuramente la differenza con qualsiasi altro museo esistente o che può nascere in altre città.  Queste raccolte fanno pensare all’importanza e alla eccezionalità non di un museo tradizionale  statico e impolverato, ma di una mostra in continuo divenire con caffè letterari, incroci di musiche diverse e una analisi di una epoca storia piacentina-italiana che è stata importantissima anche per la Piacenza Primogenita. Il San Marco si presta benissimo per eventi collegati al Conservatorio, alla musica artistica  e da camera ma anche contemporanea dove le nuove generazioni possono non perdere la memoria. Inoltre una esposizione della vita di Verdi e famiglia fa comprendere, testimonia,  una epoca piacentina di grandi fervori culturali, imprenditoriali, agricoli, umani.

Cartolina San Marco-5

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