«L’immigrazione gioca un ruolo chiave per la sopravvivenza dei politici sovranisti»

Uno sguardo sul nostro tempo mondo...con gli occhi dei giovani studenti vincitori della “Stella al Merito” dei Maestri del lavoro: Jacopo Mocchi

Nella foto di Camillo Murelli: Jacopo Mocchi premiata dall’assessore regionale Paola Gazzolo.

Prosegue con questo articolo un percorso su alcuni degli elaborati vincitori del 14esimo concorso letterario “Una stella al Merito”, promosso dal Consolato Provinciale Maestri del Lavoro, rivolto alle classi quinte degli studenti medi superiori nell’ambito dell’annuale iniziativa “Una stella per la scuola” che ha coinvolto 2000 studenti di 117 classi terze, quarte e quinte, nelle quali sono stati trattati, nel corso di 51 incontri, diversi argomenti propedeutici all’inserimento nel mondo del lavoro. Primi classificati: Maurizia Veneziani, 5SIA Istituto Romagnosi (il cui lavoro abbiamo già pubblicato) e JACOPO MOCCHI della 5BT Istituto Mattei di Fiorenzuola:

L’immigrazione gioca un ruolo chiave per la sopravvivenza dei politici sovranisti

di Jacopo Mocchi

L’immigrazione, antropologicamente parlando, è un fenomeno sociale vecchio come il mondo, che affonda le radici nelle prime forme di vita umana presenti sul pianeta Terra, e quindi presente per natura nell’indole umana.

Negli ultimi anni, questo fenomeno assai complesso, è stato cavalcato da numerosi leader politici, stabilendo le sorti di molti governi europei e non. Molteplici poi, sono le cause che scatenano l’immigrazione di massa: economiche, politiche e climatiche su tutte. Affrontando superficialmente le cause migratorie, la classe politica attuale è riuscita a diffondere paura per lo straniero (xenofobia) e soprattutto disinformazione. I leader sovranisti di tutto il mondo sanno bene che l’immigrazione gioca un ruolo chiave nella loro sopravvivenza politica. E proprio qui sta il paradosso dell’immigrazione, di facciata viene condannata fermamente, denigrata senza scrupolo alcuno, mentre di nascosto l’immigrato è fondamentale, è il carburante idoneo ad alimentare la propaganda politica.

Gli stessi governi si troveranno tra qualche anno in seria difficoltà, a causa della mancanza di personale altamente qualificato, conseguenza della cosiddetta “fuga di cervelli”, l’altra faccia dell’immigrazione, quella che ci “appartiene”. Sempre di più sono infatti i giovani italiani laureati che decidono di partire verso l’estero, spinti da aspettative di vita migliori, da futuri più rosei e meno incerti, ma anche da una sfiducia verso le istituzioni sociali e politiche, tipica dei giovani moderni.

L’integrazione sociale dei migranti, sarà quindi alla base delle prossime idee politiche, per far fronte al deficit lavorativo; la formazione rivestirà un ruolo indispensabile nel processo integrativo a tutti gli effetti, al fine di evitare sfruttamenti e discriminazioni. Il fenomeno del caporalato in Calabria ne è la prova; lo sfruttamento dei braccianti (africani prevalentemente) controllato dalle organizzazioni criminali, non ha fatto altro che acuire il disagio nella zona rurale calabrese, peraltro già estremamente povera. Le condizioni lavorative sono deplorevoli, le misere paghe non permettono nemmeno l’acquisto dei beni comuni di sopravvivenza; i braccianti sono quotidianamente privati dei diritti lavorativi (orari, salari minimi, pensione, ferie, mutua) e costretti a vivere in vere e proprie baraccopoli dove le condizioni igienico-sanitarie sono disumane.

Sono loro i protagonisti del fallimento delle politiche migratorie degli ultimi anni; la ripartizione dei migranti e richiedenti asilo nei Paesi dell’Unione europea sarà una questione centrale delle prossime elezioni europee programmate per il 26 di maggio. Ora più che mai il nostro Paese necessita di politiche progressiste in materia di immigrazione e soprattutto di integrazione sociale ; affrontando anacronisticamente l’argomento, il nostro governo (ma anche quelli passati) non sta facendo altro che creare ulteriormente disagio, esacerbando la frustrazione delle classi meno abbienti. Per far fronte a questa problematica che si protrae ormai da anni, bisogna necessariamente riportare il discorso politico sul tema fondamentale del lavoro. Lavoro come dovere costituzionale ma anche come fonte di emancipazione sociale. Il lavoro rende e renderà sempre le persone libere.

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