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L’Italia vista in Argentina: Il nuovo governo

Ne ha scritto il piacentino Guido Bergonzi sul periodico argentino “Voce d'Italia"

VOCE d’ITALIA, il decano della stampa italiana in Argentina, si edita a Buenos Aires dagli anni '50. Fu iniziato dai Missionari Scalabriniani tra i Centri Cattolici locali. Negli anni '70 è stato diretto dal piacentino Guido Bergonzi il quale collabora tuttora alla testata con la rubrica “Italia vista dall' Argentina”, dalla quale abbiamo tratto l’articolo “Ricominciamo sul serio o... continuiamo male”

La pretesa di tentare di capire o di criticare da lontano le vicende italiane ha bisogno di lunghi periodi, perché sono troppo mutevoli gli avvenimenti nei periodi brevi. Anche a conseguenza del Covid-19 con le sue diverse ondate ci illudevamo almeno che deputati e senatori, di qualunque partito o tendenza, lavorassero insieme per a­ffrontare i problemi concernenti il Paese intero, legato ormai all' Unione Europea.

Noncuranti degli ormai 100mila morti e 2 milioni di contagiati i nostri delegati continuano a litigare, invece di appoggiare chi ne é a capo; unificare gli sforzi sembra una utopia e di conseguenza ne conseguono governi permanentemente discussi, formati da partiti o movimenti disomogenei, con incerta identificazione politica.

E poi come in tutti i tempi personaggi che fanno di tutto per prevalere, anche a costo di far cadere un governo. Come é successo, (evidente rivincita contro il governo Conte), con Matteo Renzi e il suo gruppo staccatosi dal PD-Partito Democratico di cui era parte e per cui non fu possibile un Conte-ter, (oltre all´incerto appoggio degli altri partiti). Così ora, a dispetto delle ambizioni dei politici, grazie alla scelta costituzionale fatta dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, forma il governo il famoso economista Mario Draghi. Con i migliori auspici attendiamo i risultati, perché gli impegni che spettano all' Italia con il suo enorme debito e quello dei fondi europei per la ricostruzione, fanno paura.

Ora vengono le domande: i diversi partiti, che ora appoggiano, continueranno o prima o poi causeranno di nuovo la crisi? Se stiamo alla storia di queste ultime legislature possiamo proprio metterlo in dubbio!

Si vedrà soprattutto con la destinazione dei Fondi per la Ricostruzione: per fortuna che sopra ci sarà la vigilanza della Commissione Europea. E che non si metta la mafia anche lì; sarebbe l'ultima vergogna!

Per lo meno ci saremmo aspettato, dai nostri "Onorevoli", un gesto "onorevole", rinunciando al 10% delle loro paghe a beneficio dei lavoratori della Sanitá, tanto sacrificati da questa pandemia in tutto il 2020 e anche ora nel 2021. Poverini noi illusi!  A dire il vero qualche deputato ha preso l'iniziativa, ma senza esito. Anche in Argentina al Presidente Alberto Fernandez fu fatta la stessa richiesta: "rebajar por un mes a todos los estatales" No! Sarebbe una misura populista! Insomma,” Tutto il mondo é paese"- en todas partes se cuecen habas!

Guido Bergonzi ci ha poi cortesemente fornito un cenno sulla situazione dei media nell’ambito della comunità Italo-Argentina

In occasione del 60.mo della Repubblica Italiana in giugno del 2006 a Buenos Aires il direttore della rivista ITALIARGENTINA e del settimanale "Tribuna Italiana" organizzò una mostra: Giornali al Plata - sulla Stampa Italiana in Argentina creata, sin dal 1854,  da qualche intellettuale emigrato - come Libero Pensiero, Il risveglio, Sospiro dell'esule, La Legione agricola, Anarchia, Amico del popolo, La Patria degli Italiani di inizio 1900, terzo tra i grandi quotidiani locali, fino a Il Mattino d'Italia in epoca fascista e dopo la Seconda Guerra Il Corriere d' Italia, divenuto ora Tribuna italiana. Nei tempi gloriosi di grande emigrazione queste testate vivevano con abbonati e pubblicità, ma fu fondamentale il contributo del Governo italiano, sia pure con tante insufficienze, e anche quello delle Regioni per periodici delle loro comunità come i Calabresi, Siciliani, Abruzzesi. Si tratta di una stampa letta dalla vecchia emigrazione, perché gli arrivati negli ultimi 20-25 anni usano i nuovi mezzi e non sono integrati nelle vecchie strutture dell'associazionismo. Le forme di comunicazione "tradizionale" stampa e radio, hanno aiutato a creare o mantenere Collettività e italianità. Ma anche il modo di comunicare moderno risveglia l’italianità, per es. in Facebook e simili si formano gruppi: "Discendenti di italiani - sono discendente di…, ecc...  a volte con migliaia di aderenti. 

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