L’Ugci di Piacenza interviene sul Ddl “omofobia” e sulle libertà fondamentali

Livio Podrecca

«Presentato dai promotori, in particolare dall’onorevole Zan, con le più ampie rassicurazioni sulla salvaguardia delle libertà costituzionali fondamentali, ad esaminarla bene, la proposta di testo unificato del c.d. DDL omofobia risulta invece una impressionante manovra di accerchiamento e limitazione della libertà di pensiero e dell’azione che su tale pensiero deve, coerentemente, potersi fondare. Essa pone le premesse per una futura, aspra, repressione di ogni attività e comportamento che, senza alcuna istigazione all’odio né alla violenza, semplicemente distingua, sotto il profilo morale ed antropologico, non già le persone in sé, ma le loro condotte, esprimendo sulle pratiche omosessuali, così come sulle unioni civili e la c.d. omogenitorialità, un giudizio negativo. Ferma la libertà di ciascuno di determinarsi come preferisce in ambito privato e sempre salva la dignità della persona, la libertà di pensiero deve potersi manifestare in una opposizione rispettosa ma ferma alla parificazione delle unioni tra persone omosessuali alla famiglia naturale; alla promozione di tali stili di vita nella vita pubblica, nell’insegnamento e, in genere, in ambito educativo, in particolare quando vi sia coinvolta la responsabilità genitoriale. Il DDL Zan tende, al contrario, a realizzare in modo repressivo una operazione culturale di colonizzazione ideologica, come è stata definita, di enorme portata, tentando di scardinare quel poco che ormai rimane, nella nostra società e nel sentimento popolare, dei valori fondanti di quell’umanesimo cristiano, fondato sul diritto naturale, sul quale è stata costruita e resa grande la civiltà occidentale. In questo quadro, le derive ideologiche che da tempo ispirano l’azione di certa magistratura non possono che aumentare la preoccupazione. Le pretese di inculturazione delle istanze del gender postulano il potere dell’uomo di agire sul piano scientifico e morale autodeterminandosi a suo piacere ed arbitrio. Si tratta di una visione radicalmente inconciliabile con le istanze del diritto naturale. Sono quindi fondate le voci, che da tempo si levano da più parti della società civile, di allarme sociale contro questo progetto di legge. Ed appare vieppiù pressante l’appello alla responsabilità di ciascuno per arginare questa deriva, per ciascuno di noi e per evitare che, in un futuro molto prossimo, i nostri figli siano lasciati in balia della arroganza del potere educativo statale, ormai palesemente laicista e libertario e, come tale, nemico dell’uomo, oltre che anticristiano».

Livio Podrecca

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