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Sabato, 21 Maggio 2022
Siccità

«La crisi idrica andrà peggiorando». Preoccupazione per le dighe del Molato e di Mignano

Luigi Bisi (Consorzio di Bonifica): «Gli invasi sono ampiamente sotto la media e tutti i modelli previsionali convergono su una stabilità climatica con scarse piogge e temperature superiori alla media climatologica»

Aumenta la preoccupazione del Consorzio di Bonifica di Piacenza per la carenza idrica che sta caratterizzando il nostro territorio e in modo particolare per la disponibilità di acqua presente nelle dighe piacentine, polmoni fondamentali per la distribuzione irrigua provinciale. 

È Fabio Rogledi, geometra del Consorzio a riferire sui dati della diga del Molato (Nibbiano di Alta Val Tidone): «Attualmente con 1,8 milioni di metri cubi di acqua, pari al 23,9% del volume autorizzato, mancano 3,1 milioni di metri cubi rispetto alla media dell’ultimo decennio, escludendo il 2017, annata straordinaria per la crisi idrica».

È poi Andrea Terret, ingegnere sostituto responsabile delle dighe a informare sulla situazione dell’invaso di Vernasca: «Alla diga di Mignano abbiamo un volume di 4,6 milioni di metri cubi pari al 46,9% dell’autorizzato. In alta val d’Arda mancano 3,7 milioni di metri cubi rispetto alla media dell’ultimo decennio (sempre escludendo il 2017)».

Anche il presidente Luigi Bisi interviene sulla situazione piacentina: «La preoccupazione è tanta perché gli invasi sono ampiamente sotto la media e tutti i modelli previsionali convergono su una stabilità climatica con scarse piogge e temperature superiori alla media climatologica. Questo ci fa presagire che la crisi idrica in corso andrà peggiorando. Con i tecnici consortili il monitoraggio è costante e sarà massimo l’impegno per una distribuzione irrigua razionale ed efficiente con la risosta a disposizione».

Tutt’altro che rassicurante è il bollettino pubblicato ieri dall’Autorità di bacino distrettuale del fiume Po che ha definito quest’inverno come il più secco degli ultimi nove anni per l’Emilia-Romagna e dove in maggiore sofferenza c’è proprio Piacenza con il Po e i suoi affluenti che presentano un deficit di portata identificato con una condizione di “estrema siccità idrologica”. Molto sotto alla media anche i grandi laghi del nord Italia (presente solo il 10% di acqua disponibile) e le falde. 

«Se nelle prossime settimane non s’interromperà questa situazione di siccità – prosegue Bisi -  si preannuncerà una grave crisi idrica che potrà mettere a rischio le colture di pregio piacentine. Analizzando però il trend degli anni più recenti, si evidenzia come le conseguenze dei cambiamenti climatici non siano più un fatto contingente, ma un dato strutturale, cui bisogna rispondere urgentemente con una politica di sistema. I Consorzi di bonifica e l’agricoltura stanno facendo da anni la loro parte ottimizzando la distribuzione irrigua e diminuendone il fabbisogno. A questa capacità di resilienza però vanno affiancati interventi infrastrutturali perché l’ormai ricorrente stato d’emergenza idrica è un enorme limite allo sviluppo dei territori. Con coscienza ognuno di noi deve fare la propria parte».

«Con lo staff di progettazione – aggiunge in conclusione il direttore dell’area tecnica del Consorzio Pierangelo Carbone - stiamo andando nella direzione di una gestione sempre più efficiente della risorsa a disposizione con una serie di progetti già in fase di realizzo e di altri che sono in attesa di finanziamento. Tra tutti ricordiamo la condotta di 20 chilometri in pressione che partirà da Castell’Arquato e arriverà ad Alseno, la ricostruzione del Traversante Mirafiori a Rivergaro, i laghi irrigui in val Arda e val Tidone».

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