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La storia

La croce longobarda di Piacenza donata a Papa Leone XIII

La preziosa croce longobarda, nel corso degli anni, passò dalla famiglia dei conti Calciati a Rosa e Paolina Falconi che nel 1879 la diedero in dono a papa Leone XIII in Vaticano

Nel corso dei secoli vari oggetti di grande valore artistico e storico, rinvenuti in scavi fortuiti o conservati in chiese ed in palazzi nobiliari qui a Piacenza, sono andati persi, trafugati, oppure donati a personalità.

Ad esempio a Roma venne donato al Museo Nazionale il famoso “Gutturnium”, la coppa d’argento di grande dimensioni tutta in argento cesellato, e che poteva contenere circa due litri di vino, rinvenuta nei pressi della città di Piacenza nell’anno 1878.

Nel 1825 nelle vicinanze della chiesa di San Savino, nell’orto della casa del conte Pietro Calciati (la casa oggi è quella con la lapide che ricorda il cardinale Alberoni) venne rinvenuto un sarcofago non lavorato di pietra con altre e tante lastre, se ne dedusse fosse un cimitero cristiano al di fuori delle mura romane della città.

Dentro ad uno dei sarcofagi vennero rinvenute una lama ed una croce pettorale d’oro, di quelle “classiche” longobarde, che si possono ad esempio vedere esposte nei Musei in Friuli ricchi di manufatti di quell'epoca.

La preziosa croce longobarda, nel corso degli anni passò dalla famiglia dei conti Calciati a Rosa e Paolina Falconi che nel 1879 la diedero in dono a papa Leone XIII in Vaticano.

Dalle cronache del tempo, sappiamo che la preziosa croce, di indubbio valore archeologico e storico, venne prontamente esposta al pubblico nei Musei vaticani. La croce pettorale era di una spessa lamina in oro, con cesellate alle estremità un simbolo del cristianesimo: la colomba, e dei piccoli fori servivano per cucirla su di un paramento liturgico.

Le "crocette", secondo il costume funerario longobardo, potevano anche essere cucite sul velo che ricopriva i defunti di alto rango, sepolti con gli oggetti di corredo.

Che la croce rinvenuta fosse longobarda non vi erano dubbi, per il fatto che altre ne erano state ritrovate in vari luoghi e con tutta probabilità “tramandata” nei secoli dalla Chiesa piacentina, di vescovo in vescovo.

La tomba dove era stata ritrovata pare fosse quella del vescovo di Piacenza Arduino, che era stato abate del fiorente monastero e chiesa benedettina di San Savino ed eletto verso l’anno 1121 alla morte del vescovo Aldo.

Della preziosa croce piacentina donata al papa oltre un secolo fa ed esposta nei Musei Vaticani, al giorno d’oggi non sappiamo se sia ancora lì in bella mostra tra i tanti preziosi reperti orafi dell’VIII secolo.

Un bel gesto, questo prezioso dono ad un Pontefice. L’esposizione della croce longobarda di Piacenza in uno dei più importanti musei del mondo ci fa memoria della grande storia che ha solcato il nostro territorio.

Umberto Battini

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