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La storia

La crociata per la piacentinità di Cristoforo Colombo

Nell’800 Bettola e Piacenza battagliarono con Genova a colpi di ricerche per dimostrare le vere origini dello scopritore delle Americhe

Noi piacentini siamo sempre stati presi in mezzo a questioni storiche, non di poco conto o “di lana caprina”, ma anche di un certo valore. Pensiamo alle “dispute” per la piacentinità del maestro Giuseppe Verdi. Uguale cosa è successa per Cristoforo Colombo: nel borgo di Bettola, nella omonima piazza grande, campeggia una bella statua del navigatore.

E nel comune bettolese, a circa cinque chilometri, si trova la località Pradello dove, ancora oggi si eleva la poderosa Torre Colombo: questo posto era anche la casa della famiglia Colombo. Uno strenuo insigne studioso difensore della “piacentinità” di Colombo è stato il professor Luigi Ambiveri, membro “della Regia Deputazione di Storia Patria” che diede anima e corpo per questa causa. Abbiamo fatto allora una ricerca sulla “faccenda” assai ben disputata oltre un secolo fa, andandoci a leggere i cinque libretti che scaturirono a firma dell’Ambiveri.

La "lotta" anzi "la crociata" come la chiama lo studioso, si disputa con i genovesi che pretendevano d'esser loro stessi patria natia e non solo elettiva dello scopritore delle Americhe. Furono dati alle stampe dei libretti tutti editati a Piacenza: il primo “Della piacentinità di Cristoforo Colombo” del 1882, il seguente “Ancora della piacentinità” edito nel 1883, poi “Agli Avversari” stampato nel 1884 ed un altro titolato “Del luogo di nascita di Cristoforo Colombo” che era la “Dissertazione del prof. Luigi Ambiveri letta nella Sala Municipale del Comune di Bettola il giorno 24 marzo 1889”.

Le ragioni che porta il prof. Ambiveri, da quel che leggiamo, sono solide e ben delineate, infatti non manca di citare documenti notarili d’archivio, preziosi ed inoppugnabili relativi alla famiglia Colombo. Leggiamo che nell’anno 1890 “in agosto s’inaugurava a Pradello una lapide ricordante l’esodo del padre di Cristoforo Colombo da questa terra... l’impresa di questo ricordo è devoluta allo scrivente ed allo scultore Astorri, che offerse gratis la lapide”.

Ovviamente si ricorda che “Primo tra i piacentini, il Campi, cercò rivendicare a Piacenza la gloria d’esser stata la patria di Cristoforo Colombo” e tra le righe leggiamo pure che “Cristoforo nel 1443 aveva già sette anni perché nato nel 1436, in tale età abbandonò quindi il nostro territorio...”. Insomma lo vediamo nato a Pradello ed al seguito della famiglia trasferitasi nel genovese, ma però prima fittarono ad “enfiteusi” cioè per trent’anni le loro terre nel bettolese, così come risulta da un rogito piacentino originale.

Ma come ciliegina sulla torta, venne pubblicato un quinto fascicolo “Le ragioni dei piacentini alla culla di Cristoforo Colombo” stampato nel 1892, ben dieci anni dopo l’inizio della diatriba. Insomma una bella mole di ragioni argomentate e documentate, pronte a demolire le repliche di Genova sulla questione, che ovviamente non mancarono, anzi furono dati alle stampe in terra ligure, negli stessi anni, non pochi libri che controbattevano senza remore le tesi piacentine. Ad esempio una curiosità citata dall’Ambiveri: "Lo stemma dei Colombo da Piacenza, inserito come vedemmo nello stemma del grande ammiraglio, prova l'origine piacentina di Colombo".

La casata è antica e nei testi si citano ad esempio "due Colombo, Gezo e Burningo che abitavano a Piacenza nel 1196", ma anche del fatto che "i consanguinei piacentini" abitassero questi luoghi "ne abbiamo prova da un rogito di Vincenzo Granelli notaio piacentino".

Difatti "l'atto del 31 ottobre 1509 cita in tal anno abitante a Pradello di Bettola un Giovanni Colombo figlio di Cristoforo" i nomi si tramandavano come era uso, ed un estimo del 1558 indica "abitanti in Pradello Cristoforo del fu Pietro... Jacopino del fu Domenico... Giovan Cristoforo del fu Girardo...." e tanti altri.

Non le manda a dire lo storico “ma i nostri avversari schizzan veleno quando si dice loro, che l’edifizio a cui essi fan da puntello è costrutto con carte apocrife e libri scritti in malafede...”.

Fatto sta che leggendo gli argomenti a sostegno dell’origine piacentina del navigatore l’idea che ci sia del fondamento ben solido c’è eccome. Ad ogni modo tra Bettola e Pradello, dove svetta la Torre Colombo, con l’ottima stagione potremmo tranquillamente farci "una scappata" per ripercorrere quelle radici: da questa montagna arrivò fino al mare, anzi, alle Americhe.

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