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La Dante Alighieri in tour sulle orme dell’”anima vera” della Sicilia

I soci della Dante nella terra di Falcone, di Borsellino, di Cassarà, di don Puglisi, di Livatino, di Chinnici, di Raciti

Storia, mitologia, bellezze naturali, arte barocca. Questi, gli ingredienti del viaggio della Società “Dante Alighieri” di Piacenza nella Sicilia Orientale, nelle più interessanti località di una “terra” ricca di storia normanna, spagnola, aragonese, araba, borbonica, nonché di grande ospitalità, gentilezza e meraviglie, non escluse quelle gastronomiche e dolciarie.

Prime tappe Catania con la sua sontuosa Cattedrale e il celebre “elefantino” a simbolo della città nella Piazza del Duomo; Siracusa col suo degno “centro Storico” dell’Isola di Ortigia, unitamente al Parco Archeologico Neapolis ove tuttora riecheggiano le tragedie dell’Antica Grecia (Eschilo, Sofocle, Euripide), fino al suggestivo “Orecchio di Dionisio”, impressionante antro (23 mt. di altezza, e 65 di profondità, così denominato dal Caravaggio per la forma auricolare, di formidabile acusticità, creato (pare) dal Tiranno di Siracusa Dionisio I il Grande (o il Vecchio) per “spiare” i prigionieri ‘sì da prevenire complotti.

A seguire la bella Noto - gemellata con Piacenza, grazie al culto di san Corrado Confalonieri, piacentinoche dopo una vita non del tutto perfetta, vi si ritirò in eremitaggio francescano e da evangelizzatore - con lo spettacolare Duomo netino in stupendo barocco esterno con maestosa scalinata, poi ai mosaici celeberrimi di Piazza Armerina, la caratteristica Aci Trezza, sul mare e le Isole dei Ciclopi e la “salita” al maestoso Etna fino a 2000 metri di altitudine (il Vulcano è alto circa 3.400 mt.), ove si sono potuti ammirare suggestivi e impressionanti “crateri”, fra centinaia che “la Montagna” (come la chiamano i siciliani) presenta. Quindi Acireale, città ricca di Storia e di Arte, fino a concludere in bellezza il Viaggio nella “natura” di Taormina, e al suo Teatro greco e con una gradevolissima “Serata” con cena e festoso gruppo “Folk” e tradizionali notissimi canti siciliani.

Tutto questo - commenta la comitiva piacentina - costituisce il forte “ricordo” di una terra patria di Pirandello, Quasimodo, Sciascia, Verga, Tomasi di Lampedusa. La Sicilia – come lo stesso gruppo folk ha ribadito - non è “la” mafia; e la mafia non è “la” Sicilia: la Sicilia è la terra di Falcone, di Borsellino, di Cassarà, di don Puglisi, di Livatino, di Chinnici, di Raciti, e di tantissime altre “Persone” che hanno incarnato e incarnano l’“anima vera” di questa terra con nobili Valori vissuti; e di tanta altra ottima gente che, a volte, non ha la possibilità di una seria tutela e di un autentico sostegno da parte di chi avrebbe dovuto averne il dovere.  La Sicilia e la sua “anima vera” sono ben altra cosa da quanto purtroppo si identifica facilmente e malamente col suo nome.

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