Sabato, 13 Luglio 2024
Il resoconto

La Dante Alighieri in viaggio tra le meraviglie dell'Umbria

Da Perugia ad Assisi passando per Spello, Gubbio e Orvieto. Ma anche le fonti del Clitunno, la Cascata delle Marmore, Castiglion del Lago e Santa Maria degli Angeli

Umbria: una delle più significative regioni italiane sul piano storico, artistico, culturale, religioso, paesaggistico; nata da migrazioni di gruppi celti medio-europei fuggiti da inondazioni, e perciò detti “òmbroi” (= temporale, come tramandano gli storici greci Erodoto e Strabone); destinataria di influssi della vicina civiltà etrusca; fulcro imperiale Romano; testimone di politica medievale dai Longobardi ai Comuni, Signorìe e Stato Pontificio; patria di grandi Santi, quali Francesco d’Assisi, S.Chiara, Jacopone da Todi, Bernardo da Quintavalle, Ubaldo da Gubbio, Rita da Cascia; terra natìa di Pietro Vannucci "il Perugino" e di Bernardino di Betto "il Pinturicchio"; depositaria di capolavori, da Giotto a Luca Signorelli, a Cimabue, a Simone Martini; architetture dei sec.XIII-XVIII, e Palazzi del Potere Civico dei Priori, del Capitano del Popolo, e del Comune del ‘200 - ‘300 in pressoché ogni sua località; visione naturalistica di serena armonia, con il verde dei dolci pendii collinari e delle vallate, una per tutte quella del Velino.

Tutto questo e altro sono stati motivo di sei giorni di gita realizzata dalla Società Dante Alighieri di Piacenza, da Perugia ad Assisi e Santa Maria degli Angeli con la sua maestosa basilica; da Gubbio a Spello (borgo medievale sempre infiorato in balconi, finestre, botteghe, vicoli e ricca della stupenda Cappella Baglioni affrescata dal Pinturicchio, nella principale chiesa di S.Maria Maggiore); da Castiglion del Lago, (promontorio sul Trasimeno con la Rocca del Leone e con il Palazzo Ducale della Signoria dei Della Corgna) a Spoleto (Ducato legato dapprima al regno longobardo, e poi allo Stato Pontificio, e spettacolare nel suo celeberrimo Duomo) e ad Orvieto; dalle Fonti del Clitunno alla Cascata delle Marmore. La serenità trasparente del Clitunno di carducciana memoria, popolato da simpatici anatroccoli, in un’oasi di verde quiete, ben si sposa con l’esuberanza travolgente della Cascata delle Marmore: un appieno di caduta d’acque con un salto di 165 metri (la più alta cascata d’Europa), il cui costeggiarla salendo fa vivere in diretta e quasi immersi dalla grande polverizzazione dell’acqua nell’aria, tutta la potenza e velocità di una spettacolare meraviglia.

Ma un ulteriore salto è quello storico con le vicende dei secoli XII-XVI, di comuni e signorie, fra cui, a Perugia, la signoria dei Fortebracci con Braccio da Montone, valido guerriero ma uomo dispotico, e la signoria dei Baglioni con il generoso Malatesta I°, ma continuata dai suoi fratelli con modi da usurpatori nella città dalle 70 torri (l’altezza era espressione di status symbol) tanto da essere denominata “Turrena”.

O sotto il potere papale, con, fra l’altro, la storica guerra del sale, di Perugia contro Papa Paolo III Farnese, impositore dell’acquisto del sale nelle sole saline pontificie (prezzo doppio di quello abituale), sicché il popolo, sconfitto, smise per protesta di salare il pane: ed ecco che tutt’oggi il pane in Umbria e Toscana è sciapo. Varie rocche sugli apici dei borghi fanno memoria di difesa e di potere civico o papale. Splendida architettura dei surrichiamati Palazzi del Potere Civico: valga per tutti la magnifica asimmetrica piazza IV Novembre di Perugia (denominazione legata all’annessione di Umbria e Marche al nascituro Regno d’Italia con il plebiscito del 4 novembre 1860), con l’aggiunta della Loggia di Fortebraccio (struttura poi assurta a cattedrale intitolata a San Lorenzo) e della Fontana Maggiore (1275) a 3 vasche sovrapposte, ricchissima di bassorilievi e di 24 statue di personaggi delle Sacre Scritture e mitologici: capolavoro d’arte che, oltre al grifone-stemma della città, è giustamente un simbolo di Perugia. Palazzi del Potere che si ritrovano a Todi, a Gubbio (con il Palazzo dei Consoli), luogo da sempre noto, ed oggi arcinoto per la pluriennale serie televisiva di Don Matteo, interpretata da Terence Hill e Nino Frassica.

Indispensabile il richiamo all’arte pittorica a cominciare dalla basilica di San Francesco in Assisi, dove lo splendore degli affreschi di Simone Martini nella parte inferiore, si coniuga con la soffusa penombra ed il rispettoso silenzio dinanzi all’urna con le spoglie di quel Francesco evangelizzatore povero e umile ma attivo e concreto, reputato pazzo quando si denudò pubblicamente per dimostrare che l’ autentica povertà è nuda di tutto. Tempio che nella struttura superiore, invece luminosissima, splende dei 28 riquadri di Giotto su episodi della vita del santo. Né possono sfuggire nel Crocifisso di San Damiano, in originale nella Basilica di S.Chiara, gli occhi aperti del Cristo trionfante vincente cioè sulla morte, memoria dell’apparizione a Francesco affinché riparasse una Chiesa in rovina morale.

Ma un richiamo specifico va al beato Carlo Acutis, morto nel 2006 a soli 15 anni per leucemia fulminante, ragazzo giocoso, fortemente animato da fede cristiana, amore e generosità, che riposa intatto e visibile nel Santuario della Spogliazione. Né si può non menzionare il Santo Anello della Vergine Maria donato da Giuseppe a Maria all’atto dello sposalizio, e giunto fortunosamente a Perugia, nel cui Duomo è custodito.

Insomma, un’infinita teoria di storia e di arte, a cui non è estranea la Deposizione dalla Croce capolavoro dell’urbinate Federico Barocci, rinascimentale e barocco ad un tempo. Un excursus concluso dal Duomo di Orvieto, sovrano gioiello di arte gotica dominante da una rupe la valle del Paglia (affluente del Tevere), dinanzi alla cui arte l’occhio si disperde, estasiato poi nella Cappella di san Brizio (1499) dinanzi ad un unicum di affreschi ove spicca Luca Signorelli, che con la grande Resurrezione della carne pare anticipare la celebrazione michelangiolesca della bellezza del corpo umano. Così come emozione si avverte nella Cappella del Corporale (1350/56), che custodisce il lino insanguinato o corporale della storica miracolosa Messa di Bolsena (1263), quando, alla Consacrazione, l’Ostia alzata dal celebrante fortemente dubbioso della transustanziazione del Corpo e Sangue di Cristo nella Messa, sanguinò.

Umbria: terra di spiritualità e cuore verde d’Italia; e di storia e di arte quale quella de il Perugino, nei cui dipinti in una morbida luce, e con non rari sfumati paesaggi idilliaci e architetture di sfondo, si avverte un tono contemplativo appropriato agli episodi sacri raffigurati. Come pure nel suo collaboratore il Pinturicchio. Umbria: un tutto di bellezza da ammirarsi di persona, non senza assaporare l’ottima gastronomia, e non partendo senza un .. bacio della notissima azienda dolciaria del capoluogo.

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