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Giovedì, 20 Gennaio 2022
Attualità

La famiglia Farnese e la devozione alla Madonna di Campagna

I contributi scientifici degli studiosi protagonisti del convegno i “I Farnese, una grande dinastia”

Notevole interesse ha accompagnato la giornata di studi del convegno internazionale organizzato dall’Istituto Araldico Genealogico Italiano e dalla Banca di Piacenza al PalabancaEventi, con il patrocinio della Confédération Internationale de Généalogie et Héraldique dal titolo “I Farnese, una grande dinastia, nascita, affermazione ed alleanze nella storia europea”.  La cortese disponibilità del presidente dell’Istituto Araldico Genealogico Italiano – IAGI, Pier Felice degli Uberti, unitamente a quella di Marco Horak, ci consente di offrire in lettura una estesa sintesi delle relazioni presentate dai numerosi  studiosi chiamati a dare il proprio contributo scientifico.

Oggi presentiamo il contributo scientifico di Elena Montanari “La famiglia Farnese e la devozione alla Madonna di Campagna”.

Ripercorrendo la storia di Santa Maria di Campagna e le figure che nelle varie epoche si sono contraddistinte per il loro operato, ho reperito delle notizie pressoché inedite che riguardano alcuni esponenti della famiglia Farnese. Dei rappresentanti delle famiglie aristocratiche, grazie alle cronache e alle corrispondenze private, si conoscono nel dettaglio le loro vite, anche negli aspetti più intimi, quello che oggi è conosciuto col termine “gossip”. La mia ricerca si è orientata non sulle tematiche di vita mondana ma sugli atti di devozione dei membri della famiglia Farnese verso la Madonna di Campagna. La statua lignea infatti è sempre stata venerata in quanto ritenuta miracolosa.

Dal Duca Ottavio - successore di Pier Luigi - in poi, i membri della famiglia partecipavano alle processioni che si svolgevano in città. Dalle memorie e dai documenti presenti nell’archivio di Santa Maria di Campagna risulta che:

- il 10 agosto 1599 si fece una processione generale dal Duomo a Santa Maria di Campagna e a San Rocco, fu accompagnata dal Duca Ranuccio, dalla sua corte e da una gran quantità di popolo per scongiurare i presenti pericoli di peste.

Per quanto riguarda

Margherita Aldobrandini moglie di Ranuccio (IV Duca) le memorie riportano che nel:

- 1635. Donò un ducale, ovvero un gioiello di grande valore, alla Beata Vergine di Campagna

e nel - 1642, regalò una lampada d’argento massiccio mentre sua nuora

Margherita de’ Medici moglie di Odoardo che aveva scelto Piacenza come residenza abituale

- nel 1635 frequentava ogni giorno la chiesa facendo cantare ogni sera le litanie per chiedere alla Madonna di Campagna il ritorno del marito che era impegnato sui fronti di Voghera, Pontecurone e Valenza e il - 6 aprile 1636 promosse una processione descritta dal Padre Guardiano di Santa Maria di Campagna Bernardino Contino e stampata da Giovanni Antonio Ardizzone lo stesso anno.

Questa processione fu un evento eclatante per l’epoca in quanto fino a quel momento era sempre stata portata in processione la statua della Madonna del Popolo (custodita in Duomo), mentre la miracolosa statua della Madonna di Campagna non era mai stata rimossa dal suo tabernacolo per tale uso.

La Duchessa Margherita fece realizzare le vesti per la Madonna e per il bambino e lei stessa effettuò la loro vestizione. Sotto al prezioso baldacchino, che apparteneva alla Duchessa, oltre alla statua della Madonna erano collocate le reliquie dei principali Santi protettori della città. A questa processione parteciparono migliaia di persone. Percorsero a piedi il tragitto dalla chiesa della Madonna di Campagna al Duomo e il ritorno. Risulta che lo stesso vescovo portò a spalla la statua. Il corteo in ordine era composto da monsignor Scappi pontificalmente apparato con tutto il clero secolare e regolare, la Duchessa con in braccio il figlio Ranuccio e il suo seguito delle dame e cavalieri di corte, la nobiltà, gli ufficiali Francesi e di Savoia, i magistrati ducali, gli Anziani del Comune, i rappresentanti dei collegi della città e infine il popolo. L’interno della chiesa di Santa Maria di Campagna era stato adornato con sfarzo e anche le vie lungo le quali si snodava la processione erano riccamente addobbate; padre Contino in merito riporta: Qui si vedevano eretti Altari ricchi d'argenteria, e vasi d’oro: Qui artificiose fontane; archi trionfali, nuove porte, ispianamento d’istrada, e coperta la terra d'odoriferi fiori.

Il 1636 fu caratterizzato dalla guerra franco-spagnola e lo scontro tra le due fazioni continuo? negli anni successivi coinvolgendo il piccolo ducato di Parma e Piacenza. La situazione si risolse solo il 4 febbraio 1637 quando Odoardo firmò un accordo di pace.

Tornando al 1636 si comprende l’importanza della processione voluta dalla Duchessa in pieno conflitto bellico; ad essa parteciparono anche numerosi soldati, gli stessi che dovevano vigilare sul possibile attacco dei nemici. Si narra che la Duchessa non ricevesse da giorni notizie del marito che era in guerra e che organizzò la processione col fine di chiedere alla Madonna di Campagna la grazia che suo marito tornasse sano e salvo. La sera stessa un corriere consegnò una lettera recante la notizia che il Duca era salvo. La mattina seguente venne recapitata alla Duchessa una lettera scritta di proprio pugno dal marito che l’assicurava sulla sua salute.

- Il 14 agosto 1643 la Duchessa donò un bello e ricco tabernacolo d’ebano legato in argento alla miracolosa Beata Vergine Maria di Campagna per voto fatto, e grazia ricevuta da Dio e intercessione della Beata Vergine, alla quale era, come già visto, molto devota.

- Nel 1645 Margherita donò un tabernacolo d'argento e le banchette.

- Una memoria riporta che domenica 24 marzo 1647 avvenne un attentato all’interno della chiesa. Era la Terza domenica di Quaresima e nella chiesa di Campagna mentre si cantava solennemente il primo vespro, il chierico Sandrino sparò contro uno staffiere del Duca e per grazia e quasi miracolo della Beata Vergine, non si fece male alcuno quando lo spolverino pigliò fuoco, essendo detta chiesa per il grande concorso piena. Che se il colpo avesse avuto il suo effetto, sarebbe morto più d’uno. 

- Il 14/10/1650 la Duchessa fece dipingere il coro per devozione e di questi affreschi non rimane purtroppo nessuna traccia.

- Nel 1655 ordinò la sbarada d’asse, o tavole, da mettere in mezzo alla chiesa di Campagna, in tempo di Quaresima, acciò li uomini stessero separati dalle donne in detto tempio, per schivare molti inconvenienti.

Il 1-1-1691 Lepoli Giacomo, novizio francescano col nome di frate Carlo rubò il gioiello con 24 diamanti che Margherita Farnese aveva donato alla Madonna di Campagna e 12 anelli. Il ladro fu preso a Lodi e condannato al carcere perpetuo.

- La Principessa Farnese Dorotea Sofia di Neoburgo (moglie di Odoardo e in seconde nozze del cognato Francesco Farnese divenuto Duca, per mezzo del suo segretario Gian Francesco Bonomi, impiegò, nell'anno 1715 sopra il Monte della Macina, due capitali per un totale di £. 27.800, il quale fu ceduto alla Congregazione della Fabbrica della Chiesa di Santa Maria di Campagna. Stabilì il numero delle Messe e la limosina per la Sagrestia e che col suo residuo si provvedesse alla cera per l'esposizione del Venerabile in ogni sabato. Stabilì inoltre che a tutto presiedesse un Rettore eletto d'anno in anno dalla predetta Congregazione. Onde appianare i contrasti interni fissò anche che l'avanzo della cera somministrata per le funzioni del sabato, spettava alla Sagrestia e non già alla Congregazione, come da alcuni si pretendeva. In ultimo comandò che si tenesse un registro nel quale annotare le spese.

Padre Andrea Corna nel libro Storia e arte in santa Maria di Campagna edito nel 1908, riporta l’inventario di quanto possedeva la sagrestia alla fine del 1700.

Dei gioielli, degli abiti, degli accessori preziosi per la liturgia e i paramenti donati dai Farnese e dagli altri nobili piacentini non son rimaste che le descrizioni, in quanto questi beni furono in parte venduti per finanziare la demolizione della cappella della Madonna e il relativo rimaneggiamento del coro avvenuto nel 1791 su progetto di Lotario Tomba. Una parte cospicua dei beni andò persa col saccheggio del Monte di Pietà, perpetrato dalle truppe napoleoniche, dove erano stati depositati in pegno. A seguire vennero sostenuti altri importanti e costosi lavori di manutenzione e per reperire il denaro si fecero fondere le torciere e altri manufatti preziosi che avevano anche grande valore artistico.

Le poche cose preziose che adornavano la Madonna e il Bambino furono probabilmente rubate tra il 1811 e il 1816, periodo nel quale i religiosi furono espulsi dal convento.  

Di tali gioielli, una volta trafugati, si è persa ogni traccia.

I Frati Minori in ambito locale erano noti e ben voluti dalla popolazione, i loro predicatori a Piacenza si erano prodigati per la fondazione dell’Ospedale Grande (Michele da Carcano nel 1471) e del Monte di Pietà (Bernardino da Feltre nel 1490). Altro predicatore francescano fu il beato Marco Fantuzzi che a Bologna promosse la fondazione del Monastero del Corpus Domini e la nascita del Monte di Pietà. Morì a Piacenza il 10 aprile 1479, dove aveva svolto la predicazione quaresimale ed è sepolto in Santa Maria di Campagna.

Da Papa Paolo III Farnese nel corso del tempo gli esponenti della casata hanno appoggiato e difeso i Frati Francescani dalle innumerevoli controversie che si erano create contro di loro dai Canonici Regolari Lateranensi, dal Clero e dalla stessa Fabbriceria di Santa Maria di Campagna. Nel 1664 il Duca Ranuccio vista la fedeltà e l’affetto che i Francescani dimostravano verso il casato stabilì che la chiesa di Santa Maria di Campagna diventasse chiesa palatina.   

In conclusione per rendere l’idea di quanto i Farnese fossero legati alla chiesa ho reperito un documento risalente al 16 marzo 1727, dove si legge che Il Duca Odoardo fece scrivere dal giudice Politi una lettera di comando al Sagrestano della Chiesa, ordinandogli di non prestare utensili sacri, lampade, candelieri, vasi d’argento, tappezzerie e ogni altra simile cosa della predetta Chiesa senza la sua espressa permissione, al fine d'impedire il danno e il detrimento che ne può accadere all'anzidetta Chiesa tenuta sotto la sua Sovrana Protezione.

L’AUTRICE. Elena Montanari: dopo la laurea in architettura ha dedicato studi e approfondimenti storici ed architettonici sulla Piacenza del passato ed ha pubblicato i risultati di tali ricerche. Da alcuni anni è collaboratore della rivista culturale "L'Urtiga - Quaderni di cultura piacentina". Ha in corso di pubblicazione alcuni studi di approfondimento sulla storia di Santa Maria di Campagna, che saranno dati alle stampe il prossimo anno, in occasione del 500esimo anniversario dell'inizio della costruzione della basilica piacentina.

3 -continua

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