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L'interno della chiesa

L'interno della chiesa

La forza e il senso di comunità riportano la chiesa di Grazzano Visconti all'antico splendore

In corso di ultimazione il primo lotto di lavori strutturali e si pensa al restauro conservativo all’interno del tempio. La parte più difficile e importante è stata la ricerca di finanziamenti: la Diocesi ha considerato la chiesa di Grazzano Visconti tra le priorità da sostenere con un primo contributo di 80mila euro

«In un posto di fiaba sarebbe d’obbligo il lieto fine. Siamo certi che il salvataggio andrà a buon fine; così don Piero non dovrà più vestirsi a strati ed asciugare ogni volta il messale».  

Il luogo è Grazzano Visconti, il salvataggio è in corso e riguarda la Chiesa parrocchiale dedicata ai santi Cosma e Damiano, complesso di valore storico culturale che, in simbiosi con il borgo neo medievale, affascina i tanti turisti italiani e stranieri che ogni anno vi affluiscono.  

In effetti, la strada del salvataggio è diventata operativa. La parte più difficile e importante è stata la ricerca di finanziamenti che mettendo in campo azioni e iniziative ben mirate è stata fruttuosa: la Diocesi ha considerato la chiesa di Grazzano Visconti tra le priorità da sostenere con un primo contributo di 80mila euro (Cei-8xmille), al quale si sono aggiunti 8mila euro della banca di Piacenza e donazioni varie da sponsor e privati. Raggiunta la quota di 120mila euro, sono stati appaltati i lavori di rifacimento strutturale.

Nel marzo 2017 è sceso in campo anche il noto pittore lucchese maestro Riccardo Benvenuti, che, amico di Giacomo Zecoli promotore e animatore del team che sostiene l’operazione, ha dipinto e donato alla parrocchia il quadro “Chiesa di Grazzano dopo la pioggia” facendo poi seguire – sempre nell’ottica di sostenere i lavori di ristrutturazione – l’esposizione a Bobbio nel Museo Collezione Mazzolini (dal 16 giugno al  21 settembre 2018) il grandioso ciclo di dipinti “Le cattedrali della pace”.

Le opere eseguite o in corso di esecuzione, riguardano prevalentemente i lavori strutturali. Il programma degli interventi è ora mirato anche alle successive fasi di restauro conservativo delle decorazioni progettato in vari lotti autonomi, per i quali è in corso una nuova sottoscrizione: obiettivo quota 60mila euro.

«Personalmente e come parroco della comunità di Grazzano Visconti - afferma don Piero Maggi – sento vivo il dovere di ringraziare tutte le persone e le istituzioni che in modi e tempi diversi, stanno contribuendo alla realizzazione di questo progetto importante. In questa situazione penso si possa volgere lo sguardo in avanti cogliendo tutti i motivi che spingono a credere in questa opera che ne sono certo potremo vederla completa e coglierne il suo valore artistico, storico e spirituale assieme».

In parallelo ai  lavori principali sono stati avviati accertamenti di controllo sulla sicurezza delle strutture di servizio e in particolare la fune che nella terza campata della navata sorregge il grande lampadario. Calato a terra ha permesso di rilevarne l’altezza di 2,20 metri e diametro 1,60 metri le cui fattezze e caratteristiche sono tipiche dell’artigianato grazzanese e riconducibili - secondo alcuni artigiani del luogo - alla “mano” del maestro intagliatore Ettore Sartori, che negli anni trenta e quaranta del secolo scorso, ha prima frequentato poi diretto la rinomata scuola di disegno e intaglio dell’Istituzione G. Visconti di Modrone.  L’attribuzione ai maestri dell’arte grazzanese del mobilio che per oltre mezzo secolo ha fatto scuola, è compatibile anche con la scheda di catalogazione CEI, gentilmente fornitaci dalla dott. Susanna Pighi «Lampadario in legno tornito, intagliato e dorato. Il manufatto presenta fusto a balaustro scanalato con doppio nodo sferico e dieci bracci a voluta fitomorfa contrapposta, disposti su due ordini. I piattelli reggilume dell’ordine inferiore sono costituiti da elementi quadrangolari ad ampio motivo fogliaceo, quelli del livello superiore sono circolari e sottesi da ulteriori motivi a carattere vegetale. Il manufatto è stato datato alla prima metà del XX secolo e riferito ad ambito piacentino in sede di catalogazione CEI nel 2009».  

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