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La “grande secca” del Po del ’62 era poca roba rispetto a quella attuale

Sessant’anni fa i piacentini si allarmarono per una “storica secca”. Oggi si farebbero carte false per mantenerla su quei livelli

Sembrano passati secoli, invece che decenni, da quando i quotidiani locali, in quel fine luglio del 1962, parlarono della “grande secca storica del Po”. Piacenza e la vicina Cremona erano all’erta. Gli agricoltori in allarme per quell’idrometro (anche detto padimetro) posto sulla riva del fiume tra i due ponti davanti alla città: la secca storica segnava 0,35 e pochi giorni dopo uno 0,23 al di sotto dello zero idrometrico.

Si tenevano monitorati, per mezzo della Prefettura, i ponti mobili di barche posti lungo l’alveo, perché calando le acque si sarebbero potuti adagiare sul fondale sabbioso in modo inclinato e quindi assai pericoloso per il transito dei veicoli. Anche le magane da carico e le battelline dei pescatori poste nel Po vennero momentaneamente fermate per evitare spiacevoli insabbiamenti: addirittura si segnalava questa secca storica come superiore a quelle piacentine degli anni 1938 e 1949.

Ma un decennio dopo questa micidiale secca d’acque, verso fine luglio del 1973, si titolava circa una insolita piena del Po fuoristagione. A causa di temporali estivi nel Piemonte e in Lombardia, gli affluenti scaricarono nel Po torrenziali piene che portarono il livello qui a Piacenza a toccare i 4,40 metri. Al 20 di luglio questa fu la soglia massima raggiunta su di un limite che poneva ai 6 metri il livello d’allarme.

Nella sua storia recente, il Po qui a Piacenza ci lascia questi ricordi estivi anche così diversi, dove a luglio le acque in modo naturale andavano calando oppure a formare improvvise piene, che sono veramente episodi da segnare tra gli eventi più unici che rari.

Oggi il livello della secca, e siamo ancora in pieno giugno, ha raggiunto una soglia tre volte maggiore di quella del 1962, ed ancora restano da passare due mesi fatidici per scarsità di piogge.

Chissà che impressione farà, vedere il letto del Po ridotto a enormi deserti sabbiosi, su quei piacentini che solo sessant’anni fa si erano allarmati per una “storica secca” per la quale oggi si farebbero carte false per mantenerla su quei livelli.

Umberto Battini

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