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Sabato, 22 Giugno 2024
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La mitologia "mostruosa" nella Divina Commedia, «Significato della bruttezza massima del male»

Ultima conferenza del trittico letterario tenuto dal padre scalabriniano professor Stelio Fongaro all’Istituto Scalabriniano di via Torta

La conferenza “La mitologia nella Divina Commedia” ha concluso il trittico letterario tenuto dal padre scalabriniano professor Stelio Fongaro nell’Aula Magna dell’Istituto Scalabriniano di via Torta. Come per le due precedenti conversazioni Padre Fongaro, già preside dell’ex Liceo San Vincenzo e docente di materie letterarie, profondo conoscitore delle opere dantesche, ha trovato parole giuste per aiutare a comprendere di ogni cantica e di ogni canto il raffinato insieme di elementi descrittivi carichi di significati simbolici, sempre in empatia con il poeta. Partner esemplare nelle letture dei canti è stato il dottor Roberto Laurenzano.

Nella letteratura figure mitologiche e “mostri” sono numerosi, ma vengono presentati per lo più con tinte differenti dalla rappresentazione “classica”, legati piuttosto alla cultura medievale. La mitologia nell’antichità greca e latina aveva stretti legami con la religione, fornendo convinzioni popolari incidenti sulla stessa costumanza sociale, e spesso chiavi di spiegazione di fenomeni naturali. Dante viene a dare una raffigurazione differente da quella tradizionale, non esente però dalla cultura del proprio tempo. Così avviene per Caronte, il quale, già nell’antichità traghettatore di ombre attraverso il fiume Acheronte, e già presentato nell’Eneide da Virgilio in un dettagliato “quadro” solo descrittivo, dal Sommo Poeta è invece rinforzato da un’intensità molto di là dal mero aspetto descrittivo virgiliano, e che penetra nella “bruttura” eterna dell’Inferno e delle pene che attendono le anime dannate. Parimenti dicasi di quel Minosse, mitologico re di Creta, saggio legislatore, espressione della civiltà cretese che da lui prese il nome di “minoica”. Se pur anche Virgilio ne mette in luce la severità e il ruolo di giudice, Dante tuttavia accentua molto tale severità, presentando un Minosse demoniaco, il quale decide la destinazione infernale dei dannati e il “numero” di bolgia in cui ciascuna anima deve essere “gettata”, sulla base del numero dei giri di coda.   Gli attributi demoniaci di Minosse (così come poi di Pluto con quel suo “Papé Satàn, Papé Satàn, alèppe” tanto misterioso quanto espressione rabbiosissima dinanzi ai “due figuri” che pensa siano dannati) stanno nella sua orribilità, nella spropositata coda e in quel suo “ringhiare”, caratteri che esprimono non semplicemente severità, ma crudeltà del giudice.

Fongaro ha poi commentato l’apparizione delle “tre furie” - tinte di sangue e dai capelli a mo’ di serpenti aggrovigliati: Megèra, Alètto, Tersìfone urlano, si graffiano il petto e impauriscono tanto Dante, da farlo aggrappare a Virgilio il quale ammonisce il poeta di non guardarle per non essere pietrificato - e poi Gerione, un repellente mostro, dal volto rassicurante ma dal corpo orripilante, e che nasconde una coda “velenosa” e assassina. È una sorta quasi di orrendo “serpente-scorpione” pronto a uccidere a tradimento. Nella “classicità” Gerione è un gigante tricorporeo ma con lineamenti vaghi; Dante invece ne fa un orrendo mostro, col volto umano, il corpo di drago e la coda di scorpione: siamo nel simbolismo medievale, la cui fantasia aveva popolato di sculture strane molte facciate di chiese, raffigurazioni animalesche e di mostri grotteschi. Il Sommo Poeta non è estraneo a questa forma di simbolismi attraverso rappresentazioni mitologiche fatte di orribilità, che la sua fantasia partorisce. Gli aspetti di mitologia mostruosa raffigurata da Dante non intendono esprimere un gusto di mera fantasiosità, ma il significato della bruttezza massima del Male.

Giovedì 25 novembre si “legge Dante” alla Famiglia Piasinteina - Prossimo appuntamento della Società Dante Alighieri” sarà giovedì 25 Novembre, alle ore 16,30, nel Salone della “Famiglia Piasinteina”, in Via X Giugno, 3 (nuova sede) per “Oggi si legge Dante”: letture di vari Canti della “Commedia” a cura di Edoardo Bavagnoli, Roberto Laurenzano, Gian Pietro Taìna, intervallati dai brani musicali eseguiti dalla violinista Elisa Dal Corso e con al pianoforte Maria Dal Corso. L’evento avrà la durata di circa due ore.

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