La portata del Po è più che dimezzata rispetto alla media degli anni passati

Anche molti altri bacini italiani soni in crisi idrica

Il Po ha sete come pure tutti i fiumi e laghi del Nord Italia. Per l'Osservatorio ANBI (Associazione Nazionale dei Consorzi per la gestione e la tutela del Territorio e delle acque irrigue) che controlla fiumi e laghi della Penisola, la portata del fiume Po si è più che dimezzata rispetto alla media degli anni passati. A Ferrara, dai soliti 1999 metri cubi di acqua al secondo, all'inizio del mese di luglio ne passavano appena 922. Non è la prima volta che il livello dell'acqua scende a livelli molto bassi, ma occorre prestare attenzione, poiché la salute del Po rappresenta anche quella dei bacini idrici italiani. In questo periodo, anche i laghi che sono la maggior riserva d'acqua della Pianura Padana soffrono a causa della siccità. Tra i fiumi in crisi, quelli del Piemonte e del Veneto. L'Adige, il corso d'acqua che attraversa Verona, in una settimana ha perso 70 centimetri. In Emilia Romagna sono dimezzate le acque di Savio, Taro, Trebbia e Secchia, la cui portata d'acqua mensile non è mai stata così bassa. La Regione a maggiore rischio resta la Sicilia, il 70% dell'isola corre il pericolo di non avere abbastanza acqua e di desertificazione. Importante per ridurre l’emergenza idrica anche migliorare la situazione degli acquedotti.

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La rete nazionale di 500mila chilometri degli acquedotti che porta l'acqua nelle abitazioni non è efficiente in tutti i punti e si calcola che ogni anno 3,45 miliardi di metri cubi di acqua potabile, ben il 40%, vengano persi lungo il tragitto. Nei fiumi e laghi italiani c'è poca acqua e secondo il Centro Nazionale delle Ricerche (CNR) è dovuto alla mitezza dell'inverno e con rare precipitazioni, e così il livello di acqua è rimasto basso in tutti i bacini idrici di Italia. Basta guardare il fiume Po, la sua acqua viene convogliata e usata per l'agricoltura, ma oggi i canali sono quasi a secco e talvolta non è possibile neppure irrigare i campi.             «Non è la prima volta che in Italia c'è siccità - dicono gli esperti - Si tratta di un periodo limitato nel tempo in cui manca l'acqua a causa di variazioni nel clima che portano alte temperature e poche piogge. A differenza della aridità, la condizione del deserto in cui caldo e precipitazioni sono sempre uguali, la siccità non è costante. Negli ultimi 30 anni gli eventi siccitosi sono aumentati e durano più a lungo, anche 3 o 4 mesi. Se le temperature continuano a salire e le piogge deboli e costanti diminuiscono, i periodi di siccità aumenteranno. Cresceranno anche i nubifragi che portano tantissima acqua che non riesce ad essere assorbita dal terreno, non ricarica le falde e va verso il mare». Nel mese di giugno le piogge sono state abbondanti, ma non sufficienti a risolvere il problema della siccità; secondo gli esperti, mancano ancora all'appello 17 miliardi di metri cubi di acqua, rispetto alla media.

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