Domenica, 26 Settembre 2021
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«La presunta efficienza emiliana nella sanità si scontra con un’altra realtà»

Il coordinamento comitati per la difesa della sanità pubblica commenta l’indagine dell’Istituto Demoskopika che vede l’Emilia-Romagna prima in Italia per efficienza: «Tanti problemi, dalla gestione nella prima fase Covid alla riorganizzazione degli ospedali degli ultimi anni»

Il Coordinamento comitati per la difesa della sanità pubblica piacentina replica «con i dati di fatto» all’indagine dell’Istituto Demoskopika che evidenzia come l’Emilia-Romagna sia in testa tra le Regioni italiane per efficienza del sistema sanitario sulla base di 8 indicatori tra cui servizi sanitari e mobilità attiva/passiva. La lettura del coordinamento è molto diversa. «Se di servizi sanitari dobbiamo parlare – interviene in una nota - allora noi non possiamo fare altro  che ricordare alcuni aspetti».

«Nel 2014 l’abbattimento dell’ospedale di Fiorenzuola annullando completi reparti dalla chirurgia al punto nascita, dall’ortopedia all’otorino».

«La trasformazione nel 2015 dell’ospedale di Bobbio in Osco (Ospedale di Comunità) che prevede un’organizzazione a gestione solo infermieristica».

«A breve verrà decretata la chiusura dell’ospedale di Villanova, uno dei centri di recupero e rieducazione funzionale tra i migliori d’Italia con un valore storico ineguagliabile in quanto voluto e fondato dal maestro Giuseppe Verdi, quindi la chiusura si porterà via anche la storia e i ricordi di un luogo le cui istituzioni avrebbero dovuto andarne fiere».

«Dopo  investimenti di oltre 12 milioni di euro negli ultimi anni nell’ospedale di Castelsangiovanni, è stata chiusa la traumatologia e la chirurgia in acuto. Tutto ciò è seguito al clamoroso abbattimento della chiesa centenaria dell’ospedale annullando di fatto un patrimonio storico culturale e artistico senza precedenti».

Ma non è finita qui. «Le case della salute tanto enfatizzate non vedono rispettati i servizi che dovrebbero andare ad integrare le prestazioni ospedaliere ma di fatto assistiamo ad un costante depauperamento di poliambulatori degli ospedali (ad esempio osserviamo che l’ambulatorio oculistico, ante Covid, era presente in ospedale a Castello, oggi osserviamo che il servizio non ha ripreso in ospedale ma ha mantenuto solo a Borgonovo nella casa della salute inoltre, il servizio non è più presente neppure nella casa  della salute a Carpaneto e non ha più ripreso neppure a Lugagnano, questo è solo uno degli esempi)».

Il presidente Bonaccini e l’assessore Donini hanno dichiarato: “Al di là delle classifiche, pur importanti, quel che conta per noi è la salute dei nostri cittadini, per questo continuiamo a potenziare la rete dei servizi sanitari ospedalieri e di prossimità territoriale, obiettivi verso cui mettiamo ogni nostra energia, così come investiamo, lo abbiamo fatto con oltre 23 mila assunzioni nell’ultimo quinquiennio, nel potenziamento del personale sanitario…”. «Tutto questo – commenta il coordinamento - senza specificare che molti di questi sono assunti con contratti a tempo determinato e quindi precario».

«Vogliamo quindi chiedere a loro se dalla narrazione che raccontano hanno scorporato Piacenza perché la realtà racconta un’altra storia. Come è possibile, ad esempio, chiudere una traumatologia in struttura pubblica per poi chiedere aiuto ad evadere le richieste che l’ospedale di Piacenza non riesce a soddisfare appoggiandosi alla Casa di Cura Piacenza, quando la stessa prestazione in struttura privata convenzionata può costare a noi contribuenti fino al 20% in più.  In periodo di ristrettezze, questo ormai sempre maggior ricorso alla sanità privata, non crediamo sia proprio una scelta oculata».

«Forse nel conteggio efficienza Emilia-Romagna - aggiunge il coordinamento dei comitati - si è tralasciata la conta dei decessi che Piacenza ha vissuto nella prima fase Covid, vantando il tristissimo primato del rapporto contagi/decessi che vede Piacenza maglia nera in Italia. In tema di efficienza sanitaria si interpellino i parenti dei pazienti deceduti tra cui coloro che hanno visto perdere il proprio caro nel 2019 per setticemia dopo un intervento al femore e ricoverato in un ambiente promiscuo donne e uomini tutti insieme dove, naturalmente in un ospedale oberato le infezioni dilagano facilmente». «La narrazione di una realtà ben diversa – è la sintesi finale della nota - e il continuo autoincensarsi, riteniamo che non sia il modo migliore per affrontare le criticità che, nonostante il primato di efficienza sbandierato dalla Regione, evidenzia tante problematiche  la cui risoluzione non può avvenire con un tale atteggiamento. I cittadini chiedono alle istituzioni quell’onestà intellettuale che purtroppo oggi non osservano. Tutto ciò preoccupa non poco».

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