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«La ricerca è libera e la diversità è il motore del mondo»

Fabiola Gianotti direttore generale del Cern di Ginevra ha tenuto una lectio magistralis sul tema Il mestiere del ricercatore nell’avventura dell’universo e della vita

La piena rivendicazione per una ricerca non legata a vincoli, la caccia alle nuove particelle per arrivare a vedere il big bang e poi capire sempre meglio l'universo che si sta espandendo e raffreddando e di cui oggi conosciamo solo il 5%, ma anche il richiamo alla tolleranza ed alla coesistenza di tante culture diverse emblematizzate nel Cern di Ginevra, e ancora il richiamo alla tutela delle diversità, motore del mondo, nonchè capire dove possa andare la ricerca. Questi alcuni dei temi pregnanti emersi e analizzati nell’incontro organizzato dalla Federazione delle Associazioni Scientifiche e tecniche, dall’Unione giornalisti italiani scientifici, Fondazione di Piacenza e Vigevano in collaborazione con il Comune di Piacenza al teatro Municipale, convegno nel quale Fabiola Gianotti direttore generale del Cern di Ginevra ha svolto una lectio magistralis sul tema Il mestiere del ricercatore nell’avventura dell’universo e della vita.

Dopo i saluti del sindaco di Piacenza Patrizia Barbieri: «Questo è un appuntamento che offre un'opportunità di crescita per la nostra città, Gianotti è un esempio di ricerca scientifica nel rispetto dell’uomo», del presidente della Fondazione Piacenza e Vigevano Massimo Toscani e di Giovanni Rossi presidente dell’ Ordine dei Giornalisti Emilia Romagna (il manifesto di Piacenza per il codice deontologico dei giornalisti scientifici), con il coordinamento di Giovanni Caprara, presidente Ugis, ed editorialista scientifico Corriere della Sera, ha preso la parola Gianotti che ha sostenuto anzitutto la necessità di un supporto della politica alle scienze e alla tecnologia. «L’antidoto contro le fake news scientifiche  - ha spiegato  - è la ricerca, dialogando con gli scienziati. Il Cern è sì un centro di ricerca, ma soprattutto di formazione ed educazione, un esempio di collaborazione pacifica. La scienza è universale, si basa su concetti oggettivi. Abbiamo a disposizione un miliardo di franchi svizzeri all'anno per far crescere la scienza anche nei paesi più poveri. Tutto è fatto di elettroni (anche Trump, ha detto celiando), 14 miliardi di anni fa avvenne il Big Bang e poi l’espansione ed il raffreddamento e condensazione dell’universo che studiamo con gli acceleratori o con i telescopi, consapevoli che ne conosciamo solo il 5% . Materia ed antimateria di cui sappiamo ben poco».

Ha poi spiegato che «il Cern è il più grande laboratorio al mondo di fisica della particelle e dalla sua fondazione, avvenuta nel 1954, è stato protagonista di importanti scoperte premiate anche con i Nobel per la Fisica, nel 1984 a Carlo Rubbia e da ultimo nel 2013 per la scoperta del bosone di Higgs. Oggi il Cern conta 22 stati membri, più altri paesi extraeuropei associati e al suo interno lavorano circa 17mila scienziati di 110 nazionalità. Di questi 2.600 sono italiani. Fabiola Gianotti, da due anni ne è il direttore generale ed è la prima donna a ricoprire questo incarico». Al Cern c’è un acceleratore di particelle, costituito da un tunnel circolare lungo 27 km che corre a 100 metri sotto terra, attraversando i confini tra Francia e Svizzera, all’interno del quale sono sistemati dei magneti. A loro volta questi magneti contengono dei fasci di particelle che vengono sparati, in direzione opposta, e accelerati fino a raggiungere la velocità della luce e che in un certo momento entrano in collisione tra loro. E’ stato questo il momento in cui è stato osservato il bosone di Higgs, una particella piccolissima, ma con grandissima importanza per la scienza.

Ora l’acceleratore di particelle sta per diventare ancora più potente attraverso HiLumi, ovvero un Lhc ad alta luminosità che estenderà le capacità dell'acceleratore offrendo nuove opportunità per fare scoperte e per misurare con grande precisione le proprietà di particelle come il bosone di Higgs. Grazie a nuovi magneti, nell' acceleratore scorreranno fasci in cui le particelle saranno più numerose e ravvicinate tra loro in modo da permettere un maggior numero di collisioni e, con esse, di potenziali scoperte. Il progetto, il cui completamento è previsto nel 2026, è diretto dal piacentino (di Podenzano) Lucio Rossi.

«Trovare il bosone di Higgs con questi acceleratori che lavorano a -271 C°- ha detto Gianotti- ha già cambiato la nostra vita, le nostre indagini hanno prodotto applicazioni come il Web, i pannelli solari, la risonanza magnetica o la hadroterapia, una terapia tumorale complementare alla terapia con i raggi. Certo l’impatto con la vita di tutti i giorni avviene dopo decenni, ma le idee sono la linfa del progresso; ne occorrono di rivoluzionarie; la ricerca è la meno legata a vincoli; lo scopo non è inventare, ma capire come funziona l’universo, anche se poi si producono applicazioni: dalla meccanica quantistica i transistor, dalla relatività il GPS. La conoscenza, come l’arte è una delle espressioni più elevate dell’uomo».

Ma qual è il futuro? «E’ - ha commentato - solo nelle mani della natura, ci sono molte questioni aperte, nuove particelle di cui siamo a caccia, ma è difficilissimo riuscire a capire cosa ha generato il Big Bang. Noi occidentali- ha soggiunto- siamo fortunati; la tolleranza, in un mondo che crea divisioni e barriere, è una prerogativa del Cern». E alla domanda sul ruolo delle donne ha risposto: «L’avventura umana con le donne protagoniste avanza, al Cern dal 4% siamo passate al 14%, ma sempre rispettando il criterio della qualità ed ora ci sono donne che ricoprono ruoli strategici». Telmo Pievani dell’Università di Padova, trattando della storia dell’evoluzione: «Darwin ha fondato un programma di ricerca, un’avventura che continua, in un campo interdisciplinare che mette insieme linguaggi diversi. L’evoluzione è dunque una ricerca di base, poi studiando fai scoperte; specie nuove ogni anno, ma la scienza è un’impresa conoscitiva che ti fa comprendere che non sai». E ancora: «Il combustibile della vita è la diversità, è la grande ricchezza dell’evoluzione, ma l’uomo sta modificando l’ambiente ad una velocità come nessuna ha mai fatto; certo la natura e la vita sono resilienti, ma in 5 secoli abbiamo estinto il 40% delle specie, impoverendo gli eco-sistemi».

C’è poi la questione del genome editing grazie all’avvento di nuove tecniche, dalla conoscenza del Dna alle sue modifiche. E’ di questi giorni la notizia della nascita di due bimbe con il Dna corretto. «Occorre - ha detto - fermarsi un momento e riflettere bene. Il genoma dell’uomo si è evoluto in centinaia di migliaia di anni, selezionando quei geni che offrivano un maggior vantaggio per la sopravvivenza della specie umana nei diversi ambienti in cui l’uomo si è insediato sulla terra. Oggi, i più entusiasti delle possibilità offerte dall’editing genomico sostengono che, attraverso la modifica dei geni dell’embrione, si potranno selezionare in pochi anni le varianti geniche utili a fornire protezione da numerose malattie, consentendo così di migliorare, e forse allungare, la vita della nostra specie. I più critici delle tecniche di editing genomico, invece, sospettano che tale tecnica possa rappresentare l’arma finale per la realizzazione dei famigerati programmi di eugenetica auspicati e mai veramente posti in essere da molti regimi dittatoriali. Insomma è necessario uno stand by, una seria riflessione ed un cammino il più possibile comune della comunità scientifica».

La giornata è proseguita con la testimonianza di Paolo Soffientini dell’Istituto Firc di Oncologia Molecolare di Milano e musicista, che ha descritto come la ricerca in laboratorio si possa fondere con la passione per la musica e con la divulgazione. Ma il 2018 celebra anche i 110 anni dalla nascita di Edoardo Amaldi, personalità internazionale decisiva per lo sviluppo della scienza in Europa e “figlio illustre” di Piacenza; il convegno si è dunque concluso con la proiezione del film “La scelta: la scienza senza confini di Edoardo Amaldi” dedicato al grande scienziato.

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