Martedì, 21 Settembre 2021
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«La street art non è imbrattare muri, ma riqualificazione urbana». Obiettivo i palazzi della Farnesiana

Dopo il “Dante” di viale Risorgimento, gli artisti Fabio Guarino e Antonio Catalani puntano alla periferia di Piacenza. «Abbiamo visto un punto che sarebbe perfetto, perché affaccia su un campo da pallacanestro, sarebbe il cuore del quartiere»

Un'immagine del murale realizzato da Fabio Guarino e Antonio Catalani in viale Risorgimento con l'iniziativa "Dante sui muri"

«Noi ce l’avremmo l’obiettivo, dopo questo vorremmo fare una cosa al Peep». Il “questo” è riferito al noto profilo del più celebre dei poeti in stile duochrome, ultimato nei giorni scorsi in viale Risorgimento come opera finale del murale collettivo realizzato nell’iniziativa “Dante sui muri”. Ora il duo artistico formato dal piacentino Fabio Guarino e dal romano Antonio Catalani ha in mente un altro progetto per Piacenza, “alto” come una delle facciate dei condomini del quartiere cittadino della Farnesiana. L’esperienza a più mani con le associazioni La matita parlante e Assofa - in cui hanno vestito i panni di insegnanti - è stata «colta al volo dai ragazzi, che si sono divertiti ed espressi liberamente» e «inteso bene anche il concetto di riqualificazione artistica, dando la loro interpretazione di Dante nel XXI secolo».

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«Credo che la cosa più importante in queste occasioni, sia far capire che la street art non è imbrattare i muri, ma un mezzo che si può utilizzare per la riqualificazione urbana» spiega Fabio. «In questi mesi abbiamo lavorato tanto anche in altre regioni, in Abruzzo, nel Lazio, in Umbria e io ci tenevo particolarmente a poter fare un lavoro come questo nella mia città, a cui sono particolarmente legato; spero venga capito e sia solo l’inizio di un percorso da fare qui». «Ci sono tanti paesini che non si filava più nessuno e che hanno sfruttato la street art per mettersi in luce – aggiunge Antonio – parliamo di posti di cinquemila anime che sono riusciti ad attrarre un turismo di 20-25mila persone tra luglio e agosto, diventando musei a cielo aperto. Gli interventi vanno dalla pittura sui muri, alle installazioni, alla lettura di libri e opere teatrali in strada, per un’arte a trecentosessanta gradi».

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«Una macchia di colore che può portare ad altro» sottolineano. «Quando si parla di città si fa riferimento a quartieri di un certo tipo, ad esempio le periferie o le zone industriali, come è successo a Lodi, dove gli artisti hanno trasformato il parco logistico o a Milano, dove hanno lavorato su intere facciate di sette o otto piani». Una soluzione che vorrebbero esportare a Piacenza. «Vicino al centro commerciale della Farnesiana ci sono dei palazzi enormi, pieni di facciate cieche. Abbiamo visto un punto che sarebbe perfetto, perché affaccia su un campo da pallacanestro, sarebbe il cuore diciamo del quartiere». L’idea è quella di «colorare il palazzo e di riflesso il campo da pallacanestro». «Le idee non mancano - concludono - analizzi la zona, parli con le persone e poi sviluppi un progetto, stiamo creando anche un’associazione per poter portare avanti queste proposte».

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