«La teoria gender non esiste e l'omosessualità non si insegna»

Le psicologhe e psicoterapeute Valentina Tirelli e Maria Giovanna Cammi hanno voluto replicare all’interrogazione del consigliere comunale di Fd'I, Gloria Zanardi, in cui si citano “teoria gender, attacchi alla normalità, educazione sessuale e rischio di insegnamento dell’omosessualità”

Le psicologhe Cammi e Tirelli

«La nostra risposta nasce dalla lettura dell’interrogazione da parte del consigliere Gloria Zanardi, nella quale vengono esposte informazioni particolarmente scorrette dal punto di vista scientifico: per questo abbiamo ritenuto opportuno diffondere una cultura corretta e prendere una posizione in merito, che è semplicemente professionale, senza alcun legame dal punto di vista politico. Inoltre, vuole essere un invito alla giunta a non prendere in considerazione questa interrogazione, ma anzi, a diffondere informazioni corrette in merito».

Queste le parole delle psicologhe e psicoterapeute Valentina Tirelli e Maria Giovanna Cammi che, insieme al neuropsicologo Davide Manstretta, come rappresentanti di una comunità scientifica - in collaborazione con il centro Tice - hanno voluto replicare all’interrogazione della consigliera comunale di Fratelli d’Italia - Gloria Zanardi - in cui si citano “teoria gender, attacchi alla normalità, educazione sessuale e rischio di insegnamento dell’omosessualità”.

«Nell’interrogazione si parla di ideologia gender, di scelta o insegnamento dell’orientamento sessuale e di un tentativo di instillare nelle coscienze dei bambini concetti che vogliono alterare la serena visione dell’esistenza secondo natura» cita Tirelli. «Dal punto di vista scientifico sono affermazioni infondate che non vanno a promuovere il benessere degli adolescenti ma anzi, diffondono una cultura scorretta e aumentano il rischio di malessere nei giovani del territorio. Abbiamo quotidianamente a che fare con preadolescenti, ragazzi e adulti, uomini e donne, alla prese con pregiudizi, atti di bullismo e omofobia interiorizzata, conseguenza di discriminazioni che alla lunga portano una persona a pensare di essere sbagliata e di valere meno. La nostra comunità di riferimento sfata da anni l’esistenza di una ideologia cosiddetta gender, che non esiste».

«La teoria gender non è altro che un caso esemplare della costruzione di un nemico che non esiste, un po’ come creare una minaccia sociale per creare paura e insicurezza, in particolar modo per istigare l’idea che la minoranza omosessuale sia nemica del popolo cosiddetto “normale” o “sano”» continua Cammi. «Non si può fare un’informazione di questo tipo: siamo schierati per cercare di spiegare quali sono gli aspetti che bisogna diffondere, ad esempio con l’ampliamento e l’adattamento delle informazioni a livello educativo. Ci sono vari concetti, come quello di sesso biologico, di identità di ruolo, di genere e di orientamento sessuale che vengono completamente confusi. Non esiste l’apprendimento o l’insegnamento di un orientamento sessuale».

«L’OMS - organizzazione mondiale della sanità - e Unicef, solo due citazioni del mondo scientifico, hanno l’intenzione di diffondere una cultura della diversità grazie agli studi di genere: si vuole insegnare effettivamente che esistono delle differenze rispetto all’orientamento sessuale e rispetto all’identità di genere. Il tutto con l’obiettivo di promuovere il benessere e prevenire il disagio nell’adolescenza, perché si è visto che una cultura scorretta in merito e la non conoscenza di questi principi porta più facilmente a psicopatologie e a rischi di malessere dal punto di vista psicologico», continua Tirelli. «Nascondere questa cultura promuove il malessere, non diffonderla o insegnarla. Bisogna informare che è nella norma che ci siano minoranze con un orientamento sessuale diverso, bisogna insegnare una cultura della differenza: la natura è fatta così, in modo tale da renderci diversi in tante sfaccettature e peculiarità. Non si può vestire una minoranza di un’armatura di cattiveria o promiscuità che non esiste, perché questo atteggiamento è di per sé discriminatorio».

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