«La tutela dei minore non termina con la maggior età»

Sinergia e rete tra enti pubblici, privati e famiglie per risultati migliori: un convegno in Cattolica

Un momento del convegno

Nel Piacentino sono circa cento i minori accolti nelle otto strutture residenziali presenti sul nostro territorio. A cui si aggiungono i minori dagli 0 ai 6 anni, che vengono ospitati dalle famiglie affidatarie. Si tratta dunque di una realtà variegata e complessa che è caratterizzata da situazioni di disagio, emarginazione, patologie, psico-patologiche e psichiatriche che necessitano di una intensa sinergia tra professionalità che se ne occupano, tra enti pubblici e privati, associazioni, cooperative, partendo dal presupposto che percorsi specifici ed individualizzati di inserimento non terminano con la maggiore età.

Per trattare di questa complessa realtà sociale si è svolto alla Cattolica di Piacenza, organizzata dalla facoltà di Scienze della formazione, un convegno «perché noi - ha chiarito il direttore di sede Stefano Balordi - siamo di sostegno al territorio per affrontare queste complesse problematiche». «Chi ha iniziato un percorso - ha sostenuto il sindaco e presidente della Provincia Patrizia Barbieri - deve proseguirlo e dobbiamo accompagnarlo anche dopo i 18 anni, un grazie a tutti gli operatori per la loro professionalità che si esplicita non solo con i minori disagiati, ma anche verso le loro famiglie dove sovente ci sono contrasti. Per tutto questo è fondamentale fare rete, non lasciare soli gli operatori, con una progettualità territoriale condivisa». «Le comunità educative per minori sono strutture residenziali in cui si accolgono minori in un ambiente educativo adeguato, per integrare o sostituire le funzioni familiari temporaneamente compromesse, - ricorda Daniele Bruzzone, - coordinatore del convegno. Una riflessione di questo tipo non poteva che tenersi in università, luogo in cui si formano le professionalità chiamate ad operare in questi contesti, ma anche luogo di sintesi e di incontro per organizzare risposte adeguate e tempestive a sfide nuove e sempre più complesse».

Barbara Vaciago vicepresidente C.A.Mino ed Alessandra Tibollo la presidente, hanno illustrato la storia della struttura nata nel 2000 tra associazioni e cooperative del territorio, «in modo da fare rete e conoscerci». Hanno spiegato che l’associazione è composta a sua volta da altre associazioni, e nasce con l’obiettivo di dare una risposta alle esigenze di minori in difficoltà. «Cerchiamo di abbracciare l’ampio raggio di condizioni di grave disagio determinate dal manifestarsi di violenze subite o assistite, abusi, maltrattamenti fisici e psicologici, stati di abbandono, spesso derivanti dall’improvvisa degenerazione della situazione familiare, in cui il minore è inevitabilmente coinvolto». Attivo 24 ore su 24, C.A.Mino risolve i problemi di collocamento dei minori (da soli o con genitore), offrendo al servizio richiedente le disponibilità in tempo reale di un circuito formato da comunità, case famiglia o affido familiare. A questo proposito è stato siglato uno specifico protocollo di emergenza per far fronte all’accoglienza di minori allontanati dalla propria famiglia. Si tratta di linee operative in gran parte già adottate e standardizzate nella quotidianità dai vari soggetti della rete, cui si stanno aggiungendo ulteriori accordi di collaborazione con le forze dell’ordine per i casi più specifici (allontanamenti dalle comunità, uso di stupefacenti, comportamenti aggressivi o violenti, emergenze sanitarie, …).

minoriunicatt2-2E’ stato quindi illustrato il progetto Mentor, un percorso per formare persone al ruolo di mentori per tutti i minori che si avvicinano a compiere il diciottesimo anno di età e che vivono in comunità educative. I mentor sono figure di riferimento in grado di motivare, sostenere e incoraggiare i ragazzi e costruire insieme a loro indipendenza sia lavorativa sia  abitativa. Previste anche borse lavoro per percorsi formativi con Confcooperative (presente il Presidente Manuel Negri ed il direttore Nicoletta Corvi) per aiutare questa integrazione. Patrizia Calza presidente della Conferenza socio sanitaria ha detto che «questa è una felice esperienza maturata sul territorio per dare risposte ai nostri problemi, giovani che vanno accompagnati per non creare casi sociali». Paola Gemmi, Coordinatrice comunità Khora ha tracciato un primo bilancio di un’esperienza pilota per il territorio piacentino: «una sfida in termini di educazione continua incentrata su problematiche, uscite e competenze». Si tratta di una struttura, la prima e per ora unica in provincia di Piacenza (una delle poche a livello interprovinciale), che all’accoglienza tradizionale, aggiunge una comunità integrata per la presa in carico, con la presenza quotidiana garantita di uno psico-terapista, di minori in situazione di forte disagi psicopatologici (che non necessitano di assistenza neuro psichiatrica in strutture terapeutiche intensive o post-acuzie), con rilevanti difficoltà psicologiche e relazionali e seri problemi del comportamento in seguito a traumi fisici o psicologici dovuti a violenze subite o assistite. Ci sono anche due residenze di continuità, rivolte ai neo maggiorenni in uscita da tutte le comunità per minori della provincia di Piacenza, per proseguire il percorso educativo con una transizione protetta alla vita autonoma, grazie all’accompagnamento di figure educative professionali dedicate.

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Giuliano Limonta, direttore del Dipartimento di Salute Mentale e Dipendenze patologiche, ha trattato del collegamento con la Neuropsichiatria e la progettazione individualizzata: «più che prevenzione e salute, riguarda casi difficili, emergenze clinico- assistenziali e di patologia clinica». Ha poi tracciato una mappa dei disturbi neuropsichiatrici dell’età evolutiva ed in particolare dell’emergenza delle psicosi, disregolazione della condotta. «Ma bisogna comprendere  - ha detto - la gravità, puntare sulla prevenzione, intercettare le problematiche prima che si aggravino, con le comunità che possano coadiuvare anche per i casi gravi. Ciascuno con il suo compito, ma tutti in cordata per sostenere i percorsi». Sono seguiti gli interventi di Costanza Ceda, Direttore socio-sanitario Ausl Piacenza sulla comunità educativo-integrata, di Nicoletta Corvi, direttore Confcooperative Piacenza e Giuseppe Cella, vicedirettore Confindustria Piacenza (l’uscita dalla comunità: casa e lavoro per pianificare il futuro), di Pierpaolo Triani ed Elisabetta Musi dell’Università Cattolica del Sacro Cuore (Educatori in comunità: competenze alla prova).

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